Sarà il più grande museo del tessuto italiano

Scritto da Giulia Mannini |    Novembre 2001    |    Pag.

Giornalista

Ormai è cosa fatta: ad ottobre sono stati ultimati i lavori di restauro e subito dopo è iniziato l'allestimento. Il Museo del tessuto di Prato dovrà aspettare ancora poco meno di un anno prima di trasferirsi all'ex fabbrica Campolmi, proprio nel centro di Prato: praticamente l'unica rimasta in piedi fra le mille ciminiere del distretto tessile toscano. Ma poi,
Il Museo va in fabbrica
quando i 6 mila pezzi che lì si conservano saranno trasferiti in questa splendida struttura di archeologia industriale dell'estensione di 8 mila mq, il museo tessile pratese diventerà il più grande d'Italia. Occuperà una porzione di 2400 mq, disposti su due piani con spazi espositivi, aule di restauro e laboratori di didattica. Ciò significa, secondo le stime più caute, che gli attuali 10 mila visitatori, metà dei quali costituiti da scuole e studiosi di ogni parte del mondo, saranno destinati a triplicare. Fin qui al Comune di Prato l'operazione è costata circa 9 miliardi, ma a ruota sta partendo il secondo lotto di lavori che prevede la sistemazione di un'area adibita a biblioteca, la creazione di uno spazio espositivo polivalente e una caffetteria. Sarà un polo culturale nel cuore della città: «Un elemento di congiunzione fra passato, presente e futuro, intorno a cui si aggregheranno iniziative culturali, di promozione e conoscenza», sostiene Emanuele Lepri, il segretario generale dell'associazione Museo del tessuto. Ma anche interessi economici, prosegue, visto che diventerà una vera e propria vetrina del distretto tessile, in particolare rapporto con Prato expo. Sono passati ormai più di 25 anni da quando intorno alla donazione di un imprenditore si decise di costruire un Museo del tessuto. Il generoso collezionista si chiamava Loriano Bertini, mentre l'idea di creare un luogo di esposizione permanente fu degli ex allievi del Buzzi, l'istituto del tessile da cui sono passati praticamente tutti gli imprenditori pratesi. La forza di innovazione del sistema pratese, questa attitudine da "bricoleur" come l'ha definita qualcuno, comincia negli anni '50 quando un certo Papini, imprenditore, veste la prima nazionale italiana di sci inventando lo stretch. Continua con le pelliccette e con la finta pelle degli anni '60. Poi viene il "pile", il tessuto "microsoft" che assomiglia alla pelle di daino, e quello traforato a laser della fine degli anni '90. Fino al piviale del Papa per l'apertura del Giubileo: troppo sfarzoso e abbagliante, hanno affermato i suoi detrattori. Sarà, ma davanti al mondo è stata la prova concreta della straordinaria capacità d'invenzione della città toscana. «Quello pratese è l'unico museo al mondo che procede alla conservazione del tessuto contemporaneo», prosegue Lepri. A questo si aggiunge una collezione di tessuti del Rinascimento fiorentino fra le più importanti in Italia. Fra i più interessanti ci sono i tessuti copti, i più antichi del mondo: provengono da tombe che risalgono al terzo secolo dopo Cristo. Ci sono mille esemplari di ricami, dal '500 ad oggi. E poi l'abito confezionato più antico: le mutande della cortigiana veneziana del '500, ricamate con la scritta "Voglio il core". Oppure la "scarsella" del mercante fiorentino dei primi del '400. Tutti questi straordinari esemplari sono oggetto di mostre periodiche.

Museo del tessuto di Prato
Piazza del Comune, 9
Orari: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì 10.30/18.30
Sabato: 10.30/14.30
Domenica: 16/19 (entrata gratuita in collaborazione con gli Amici dei musei)
Giorno di chiusura: martedì
Prezzo del biglietto: lire 5000 interi, 3000 ridotti
indirizzo internet: www.po-net.prato.it/tessuto