La storia dell’unico pratese Giusto fra le Nazioni. Il museo della deportazione e della Resistenza

Scritto da Valentina Vespi |    Gennaio 2017    |    Pag. 9

museo della deportazione

Esterno del Museo della deportazione

Prato

«Mi si raggela ancora il sangue nel ricordare quelle poverine, ancora bambine, ridotte in larve umane, si reggevano tenendosi strette le une con le altre a gruppetti di cinque, stringendo nelle mani una piccozza e una paletta. Le ricordo sempre con le teste rasate a zero, vestite di ruvida tela e, a modo di scarpe, calzavano dei pezzi di legno denominati zoccoli olandesi. Mi sembravano uccellini nella bufera e mi infondevano tanta tenerezza da paragonarle alle piccole bambole con cui giocano le fanciulle».

Scriveva cosi Gino Signori, pittore pratese prigioniero di guerra ad Amburgo dopo l’8 settembre 1943, che salvò dalla furia nazista una bambina polacca e la tenne nascosta nel campo dei prigionieri italiani fino alla liberazione. È una storia toccante, una delle tante piccole storie di umanità avvenute durante la seconda guerra mondiale, quella di Signori, unico pratese riconosciuto Giusto fra le Nazioni dal Museo dello Yad Vashem di Gerusalemme.

La storia di Gino Signori è rimasta nascosta perché troppo dolorosa, come lui stesso ha riconosciuto, fino al 1984, quando il pittore si decise a raccontarla nei suoi Ricordi di prigionia. Fino ad allora, come si evince dalle sue parole, aveva cercato di «mettere una pietra sopra a un passato pieno di orrori, perché volevo considerare tale periodo semplicemente come un brutto sogno».

Un incubo che ricorre ed emerge anche dalle sue opere: solo chi ha conosciuto la sua storia può capire i suoi quadri e l’uso che ha fatto dei colori impressi sulle sue tele. Strappando il fucile dalle mani di quel soldato tedesco, salvò una bambina da morte certa; nel 1984, la piccola Hana Tomesowa, così si chiamava, ormai diventata adulta, venne a Prato a cercarlo, dando così inizio alla procedura per il riconoscimento di Giusto fra le Nazioni. La medaglia conferita a Gino Signori è conservata al Museo della Deportazione e della Resistenza di Prato in una teca a lui dedicata.


Le memorie raccolte

Il Museo nasce nel 2002 a Prato, nella frazione di Figline, e raccoglie la memoria di quanto accadde nei campi di concentramento e di sterminio nazisti, grazie alla collaborazione fra l’Associazione nazionale ex deportati (Aned) e il Comune di Prato.

Qui il 6 settembre del 1944, il giorno stesso della liberazione della città dal nazi-fascismo, 29 giovani partigiani della Brigata Buricchi, scesi a valle dalla montagna, furono catturati dai tedeschi in ritirata e impiccati.

Il Museo si concentra sulla vicenda dei lavoratori toscani arrestati dai nazifascisti in seguito allo sciopero generale del marzo 1944, deportati nel lager di Mauthausen in Austria e nei suoi sottocampi di Ebensee, Gusen e Melk. Il percorso espositivo è stato concepito come un viaggio simbolico in un lager nazista.

Alcuni oggetti esposti sono originali, provenienti dai campi e dalle fabbriche scavate in gallerie nelle montagne di Ebensee dagli stessi prigionieri. Altri sono stati ricostruiti per iniziativa dei pochi superstiti, dopo il loro ritorno a Prato, per la necessità di testimoniare le atrocità subite nel lager e le terribili condizioni del lavoro da schiavo.

Nel settembre 2010 è stato inaugurato un nuovo e moderno percorso museale audiovisivo dal titolo “Con i miei occhi - voci e volti di superstiti dei campi di concentramento e sterminio nazisti”. Il percorso è composto da sette postazioni video, con trasmissione diretta dell’audio nelle cuffie distribuite ai visitatori, nelle quali appaiono testimoni, ebrei sopravvissuti al genocidio, deportati politici prevalentemente toscani, sinti e rom, omosessuali e testimoni di Geova, che raccontano le loro esperienze secondo un percorso suddiviso in tappe tematiche in cui vengono narrati vari aspetti della deportazione, come l’arrivo, la vita e la morte nel campo, le selezioni e lo sterminio.

Presso il Museo vengono organizzate visite guidate, proiezioni di film/documentari, laboratori di indagine sulle fonti storiche, percorsi didattici. Sono ospitati convegni, conferenze, presentazioni di libri e film, spettacoli teatrali e musicali, mostre temporanee. Il Museo organizza per la Regione Toscana il Treno della Memoria che ogni due anni parte per Auschwitz con oltre 600 studenti e insegnanti, così come il grande incontro al Mandela Forum di Firenze per il “Giorno della memoria”.

Info: www.museodelladeportazione.it



Auschwitz

Dove ti porta il treno

Il “Treno della memoria”, promosso dalla Regione Toscana in collaborazione con la Fondazione Museo della deportazione di Prato, è un’iniziativa formativa rivolta alla scuola toscana: un viaggio nei luoghi dello sterminio per far conoscere ai giovani ciò che è avvenuto nel cuore dell’Europa durante la seconda guerra mondiale, affinché la memoria “attiva” di questa pagina di storia possa continuare a far vivere - come auspicava Primo Levi - la sua lezione di sostegno e ammonimento nel presente e diventare utile per la costruzione del domani.

Il 23 gennaio 2017 un treno speciale partirà da Firenze alla volta di Auschwitz, nell’odierna Polonia, con centinaia di studenti degli istituti secondari superiori e delle università toscane, insieme ai loro insegnanti, ai testimoni, ai rappresentanti delle comunità ebraichedelle associazioni degli ex deportati (politici, militari, omosessuali, rom e sinti). Si tratta della decima edizione dell'iniziativa che, oltre alla visita al campo di sterminio e al Museo di Auschwitz, prevede durante i giorni del soggiorno a Cracovia attività formative e culturali. (V.V.)

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