I ragazzi delle scuole di Prato nei luoghi emblematici della Guerra fredda

Scritto da Rossana De Caro |    Maggio 2009    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Il progetto

Imparare la storia contemporanea non solo sui libri ma dal "vivo", recandosi nei luoghi della memoria. È questa l'idea base di "Rete di storia", un progetto didattico per le scuole superiori, sostenuto dal Museo della deportazione e della resistenza di Prato, sensibile a queste tematiche, con l'apporto fondamentale, per l'organizzazione, della sua direttrice Camilla Brunelli, e il contributo di Unicoop (sezione soci Prato).

Il percorso di studio prevede una preparazione in classe con approfondimenti su un dato periodo storico del ‘900 e, come tappa successiva integrante, un viaggio che porta i giovani sui posti teatro dei fatti studiati. Un modo intelligente per avvicinare i ragazzi alla storia dei nostri tempi, spesso trascurata nelle aule.

Al progetto hanno partecipato diversi istituti superiori di Prato (Marconi, Gramsci Keynes, Datini, Isa di Montemurlo, Cicognini Rodari, Copernico). L'anno scorso l'argomento era la guerra civile in Spagna e la meta Guernica. Quest'anno la "Guerra fredda" e la città da visitare Berlino, la capitale tedesca che ha vissuto drammaticamente quegli anni.

Un'allegra compagnia

Mi sono unita a due classi del Liceo scientifico Copernico, 5A e 5B, e alle loro insegnanti Matilde Griffo (coordinatrice del progetto), Nila Poli e Saura Lascialfari, alla volta di Berlino.

L'atmosfera è delle più allegre. I ragazzi sono vivaci, sorridenti, simpatici, assai lontani dai vari insulsi prototipi televisivi. Scherzano, flirtano, qualcuno di loro si è portato dietro anche letture impegnative (Il Piacere di D'Annunzio), qualcun'altro ha già progetti per il futuro.

C'è chi sogna di diventare architetto, come Nila, e chi, dopo la laurea, vorrebbe tornare nel paese di origine per conoscerlo meglio, come Amanda, nata in Albania e arrivata da piccola in Italia. C'è anche chi ha la febbre ma non ha rinunciato a partire. Il viaggio per loro è un momento di ritrovo, di scambio di idee, di conoscenza. Tutti sono partecipi dell'esperienza che stanno vivendo, curiosi di vedere da vicino ciò che hanno studiato sui banchi di scuola.

Il programma è fitto, con alcune tappe principali: il memoriale del muro, il Reichstag (il parlamento), il nuovo Museo ebraico, il Museo storico tedesco, il Museo storico russo tedesco, i sotterranei della città e la sera... una puntata nei pub.

La città degli angeli

Il cielo sopra Berlino è grigio, plumbeo, cupo proprio come il clima degli anni della Guerra fredda. Inoltre ci accolgono la pioggia e il freddo, anche il nevischio: il dolce tepore della primavera italiana è ormai lontano.

Eccola Berlino, bellissima e tristissima: una città divisa tra passato e presente, dove le ferite di un tempo non lontano sono ancora aperte e il desiderio di riparare e ricostruire è nell'aria. C'è voglia di futuro ovunque, così come in ogni angolo ci sono segni indelebili di una tragedia indimenticabile.

La porta di Brandeburgo, punto di passaggio fra est e ovest, di nuovo fulcro cittadino dopo la caduta del muro nel 1989; la Gedachtniskirche, la chiesa che ricorda la distruzione della guerra, residuo di una Berlino completamente distrutta e bruciata dalle fiamme alla fine della seconda guerra mondiale; la Siegessaule, la colonna che svetta altissima con la statua della vittoria che domina tutta la città; l'avveniristica Postdamerplatz, con la sua copertura a cupola, capolavoro di ingegneria; il Reichstag, simbolo del potere, già devastato dal fuoco e dal nazionalsocialismo, con la sua nuova cupola trasparente, percorribile a piedi, da cui si ammira tutta la capitale tedesca rinnovata; e lo struggente viale dei tigli Unter den Linden, voluto da Federico Guglielmo, il Grande Elettore, che unisce la celebre Alexanderplatz alla porta di Brandeburgo: oggi pieno di negozi e ristoranti turistici.

Il fantasma del muro

Il muro, altro capitolo doloroso della città, non c'è più (solo alcuni piccoli tratti) ma il suo fantasma è rimasto: c'è un museo per ricordarlo. Le guide raccontano di questo

famigerato simbolo della guerra fredda, costruito nel 1961: 41 chilometri per dividere una città, un popolo già provato dalla distruzione totale del '45, una Berlino fumante piena di macerie e rovine, distrutta fisicamente e nell'anima. Non esiste più niente, la Germania ha perso la guerra, francesi, inglesi, americani e russi se la spartiscono.

Nel Museo storico russo tedesco, c'è ancora la sala enorme, in cui avviene la divisione e la firma della capitolazione della Germania nel '45: gli stessi tavolini, i lampadari, l'arredo, e un brivido sale lungo la schiena. Berlino rimane nella parte orientale dominata dal governo sovietico che rivendica i 21 milioni di russi morti per mano dei tedeschi. Solo una parte è legata all'ovest, una piccola isola.

Per fermare l'emorragia di persone che abbandonano la parte est per quella occidentale si pensa ad una barriera fisica che impedisca l'attraversamento. La gente è sgomenta, prova di tutto per scappare, si ingegna, rischia e perde la vita. Alcuni riescono ma poi ci ripensano e tornano nello stato socialista. Berlino diventa due città.

Tutto ciò è rigorosamente documentato nel Museo storico tedesco situato nell'ex arsenale, un bellissimo palazzo barocco, l'unico sopravvissuto alla guerra e recentemente restaurato.

Qui si possono toccare con mano le differenze: l'ovest con il suo sviluppo industriale, il frigorifero Bosch, il maggiolone della Wolksvagen; dall'altra parte la propaganda statale, la macchina Trabant: da una parte sempre maggiore ricchezza e benessere, dall'altra l'immobilismo e l'oppressione di uno stato totalitario. Una situazione che si prolunga fino al 1989, anno in cui il muro cade, e così anche il governo e la Ddr, e Berlino si riunisce, torna ad essere un'unica città e di nuovo capitale della Germania.

I sotterranei e il Museo ebraico

La visita nei sotterranei della città è stupefacente: qua sotto si snodano corridoi e bunker (che costeggiano la metropolitana) dove si ammassavano circa 5.000 persone durante i bombardamenti: donne, bambini, anziani che portavano con sé delle valigette con i propri documenti e alcune cose preziose.

Ci sono le brandine per i più deboli e i malati, i gabinetti, i bocchettoni per l'aria con i filtri per impedire alla radioattività di entrare, le panche dove la gente si sedeva e aspettava per ore di uscire, una piccola centrale elettrica, azionabile anche a mano, per quando saltava la luce. La vernice fosforescente che ricopre le pareti in modo che anche al bu

io ci fosse un minimo chiarore, per non sentirsi perduti. La faccia triste e sconsolata della guerra è anche qui sotto.

Il Museo ebraico è una struttura spettacolare, realizzata nel 2001 dall'architetto Libeskind: (3000 m²), dalla forma irregolare di linee frammentate che si intersecano creando zone vuote. Un invito alla riflessione. L'esterno è rivestito di zinco. All'interno corridoi che salgono ad indicare la difficoltà degli ebrei che se ne vanno lontano in altri

paesi, in esilio. Foto, oggetti personali, una tavola imbandita piena di simboli, e poi in alto interminabili spazi vuoti a ricordare le vite spezzate di milioni di persone innocenti.

Una lezione di storia, una lezione di vita, per tutti noi, oggi nel 2009.

Per approfondire

Museo del Muro: www.berliner-mauer-dokumentationszentrum.de

Reichstag (sede del Parlamento): www.bundestag.de

Museo storico tedesco: www.dhm.de

Museo tedesco russo : www.museum-karlshorst.de

Museo ebraico: www.juedisches-museum-berlin.de

Sotterranei di Berlino: www.berliner-underwelten.de

Museo e Centro di documentazione della Deportazione e Resistenza di Figline di Prato
Il 5 maggio, ore 21-23, nell'ambito dell'iniziativa della Regione Toscana "Amico museo", visita guidata al Museo e proiezione del film "Alla fine arrivano turisti" (Germania 2007, versione originale con sottotitoli), del regista Thalheim, sulla trasmissione della memoria

Ingresso gratuito
via di Cantagallo, 250 59100 Figline di Prato
tel. 0574461655
info@museodelladeportazione.it