Da una proteina prodotta da un rettile si produce un antidiabetico naturale

Scritto da Alma Valente |    Ottobre 2004    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Il mostro che aiuta
Ali di pipistrello, zampe di rospo,
baffi di gatto, denti di serpente e code di lucertola...sono questi i classici ingredienti delle pozioni magiche che si leggono nelle favole, preparate dalle streghe per fare sortilegi.
Ma la realtà è spesso più stupefacente della fantasia. Infatti è proprio un grosso lucertolone, lungo un metro e mezzo, che vive nel deserto dell'Arizona, a dare una mano ai ricercatori nel campo del diabete mellito per trovare un nuovo farmaco utile nella terapia di questa diffusissima malattia.
Il nostro eroe si chiama Gila Monster ed a vederlo è proprio orribile, insomma un vero mostro di nome e di fatto. Per saperne di più abbiamo intervistato il prof. Carlo Maria Rotella, docente di endocrinologia dell'Università di Firenze, che è un esperto in questo settore in quanto il suo gruppo di ricerca sta conducendo studi sulla proteina prodotta dal "mostro".

Professore, ci può spiegare che relazione c'è tra il Gila Monster e la terapia del diabete?
Questo lucertolone vive nel deserto e si nutre di piccoli roditori, ma la sua caratteristica è che mangia solo due o tre volte all'anno.
Quando deve assimilare il pasto attiva il suo metabolismo, che normalmente è allo stato di riposo, e per far questo produce una piccola proteina che si chiama Extendin-4.
La struttura molecolare di questa proteina è quasi identica (differisce per un solo aminoacido) ad un ormone prodotto normalmente dall'uomo in risposta al pasto, che si chiama GLP-1 e che ha una potente azione antidiabetica naturale. Il GLP-1 viene rapidamente inattivato, quando è in circolo, per cui la sua azione dura una decina di minuti.
Al contrario l'Extendin-4 è molto più resistente all'inattivazione, resta in circolo per circa sei ore, ed ha un'azione del tutto uguale al GLP-1 umano; ecco perché l'Extendin-4 può essere proposta come farmaco antidiabetico.

In quali tipi di pazienti diabetici può trovare la sua applicazione questo nuovo farmaco?
Nei pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2 che non riusciamo a tenere in buon controllo con gli antidiabetici orali.
Adesso questi pazienti devono passare alla terapia insulinica, in un prossimo futuro, quando il farmaco avrà finito la sperimentazione clinica, potremo trattarli con la nuova molecola, ritardando o evitando l'utilizzazione dell'insulina.

Questo farmaco può essere somministrato per bocca?
Come tutte le sostanze di natura proteica (peraltro come l'insulina) va iniettato sottocute, ma rispetto all'insulina ha il vantaggio di richiedere solo due somministrazioni al giorno e di non avere bisogno di continue misurazioni della glicemia capillare per aggiustare la dose, come dobbiamo fare in corso di terapia insulinica.
La qualità della vita del paziente viene così migliorata significativamente.

A che punto è la sperimentazione e quando è prevedibile l'entrata in commercio?
Siamo già in fase terza (l'ultima prima della richiesta di approvazione), infatti in tutto il mondo sono in corso diversi studi controllati, randomizzati, in doppio cieco contro placebo.
Studi cioè molto seri, che sono disegnati per essere conformi alle regole della medicina basata sulle evidenze. Se non ci sono problemi inattesi si può prevedere l'introduzione in commercio tra circa due anni.

Cosa ci può dire degli effetti collaterali del nuovo farmaco?
Poco frequenti, di scarso rilievo, non pericolosi e reversibili. Principalmente nausea, ma i nostri pazienti attualmente trattati con antidiabetici orali sanno che la nausea può essere, anche se raramente, prodotta anche da questi farmaci. Niente di nuovo, quindi.

Buone prospettive dunque per i nostri amici affetti da diabete mellito di tipo 2, ma ricordiamoci che la migliore cura per questa forma di diabete continua ad essere la dieta e l'esercizio fisico costante, e questo continuerà ad essere vero anche dopo l'introduzione del nuovo farmaco.