Il museo Guarnacci di Volterra

Scritto da Stefano Giraldi |    Novembre 2010    |    Pag.

Giornalista e fotografo Specializzato in arte ed architettura. Ha realizzato un gran numero di cataloghi per artisti contemporanei italiani e stranieri. È stato a capo di campagne fotografiche per la realizzazione di numerosi volumi sui palazzi e chiese di Firenze per importanti case editrici con le quali collabora tuttora.

Ci voleva il "secolo dei lumi" per restituire a Volterra la voglia di ricordare il proprio passato, il più antico, quello di Velathri, una delle principali lucumonie d'Etruria, e forse ancora più indietro. E ci voleva un degno rappresentante di questo secolo, come l'abate volterrano Mario Guarnacci, storico e collezionista, che aveva investito cospicue sostanze per accaparrarsi quanto di meglio esisteva sul mercato dei reperti archeologici, incrementandolo con materiale reperito personalmente nel corso di importanti scavi nelle necropoli volterrane, per dar vita al primo museo etrusco della città.

Era l'anno 1761 quando Mario Guarnacci costituì il nucleo originario del museo nella Piazza dei Priori a Volterra. Nel 1876 il museo si ampliò nel piano successivo e nel 1985 nei piani superiori. Seguendo un percorso cronologico, diventò il museo etrusco più dinamico e importante d'Europa, capace di guardare al futuro senza rinnegare il proprio passato.

Curiosando per il museo siamo attratti, e direi quasi commossi, da quel legame tra un passato così lontano e l'arte moderna, in particolare ammirando quell'emblematica statuetta di bronzo alta poco più di 50 centimetri conosciuta in tutto il mondo come "l'ombra della sera", ormai simbolo del museo e della città; quante leggende e quanta poesia si è fatta intorno a questa esile e longilinea figura che pare in attesa di qualcuno che rompa il millenario incantesimo per restituirla alla vita.

Come il principe Calaf di pucciniana memoria, sembra ancora oggi dire "...il mio mistero è chiuso in me...".

 


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