Ugo Riccarelli

Scritto da Silvia Gigli |    Gennaio 2001    |    Pag.

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

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Il mestiere di leggere
Scordiamoci il mito dello scrittore maledetto, io sono un signore serio, di quarantasei anni, e vi assicuro che scrivere è un'impresa terribilmente difficile». Scherza Ugo Riccarelli, ma l'idea che lo scrittore sia considerato un personaggio un po' improbabile e scioperato non gli va giù. Non solo scrivere non è per niente facile, ma non è nemmeno tanto remunerativo. Non a caso Riccarelli, che comunque dal '95 ad oggi non ha fatto altro che sfornare bestseller, continua a lavorare all'ufficio stampa del Comune di Pisa. «In questo paese è difficile vivere solo di scrittura - confessa ridendo - e poi il lavoro mi permette di avere un contatto costante con la realtà, che è una fonte inesauribile di ispirazione».
Pisano, tre libri alle spalle, Riccarelli ha un chiodo fisso: la lettura. «Altro che scuole di scrittura, qui ci vogliono scuole che insegnino a leggere! Io ho deciso di iniziare a scrivere dopo aver letto tantissimo e ancora oggi mi considero più un lettore che uno scrittore». Certo è che Riccarelli è animato da una grande ansia di narrare, di raccontare storie che si facciano ascoltare. Forse anche per questo tutti i suoi libri - il primo si intitolava "Le scarpe appese al cuore" (Feltrinelli), l'ultimo "Stramonio" (Piemme) - hanno avuto un'ottima accoglienza di pubblico e critica. Con l'ultimo ha anche vinto un premio negli Stati Uniti, insieme a Giorgio Van Straten. E il prossimo? «C'è tempo. I libri sono come i bambini. Dopo tutta la fatica fatta per "partorire" Stramonio ora me lo voglio godere».