Si parlerà di architettura nell’ultimo appuntamento di “Incontri con la città”

Scritto da Bruno Santini |    Gennaio 2017    |    Pag. 10

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

museo opera duomo

Museo dell’Opera del Duomo - Foto F. Giannoni

La conferenza

Domenica 15 gennaio, ultimo atto per “Incontri con la città”, iniziativa realizzata dall’Università di Firenze e ospitata nell’Aula magna del Rettorato (piazza San Marco 4).

A chiudere questo ricco ciclo di appuntamenti aperti al pubblico, in cui docenti e ricercatori discutono su temi d’attualità legati alle loro competenze disciplinari, la lezione di Adolfo Natalini dedicata a “Il Museo dell’Opera del Duomo e altre architetture”. Il ciclo riprenderà nella primavera 2017.

«Cercherò di parlare di architetture e città attraverso cinquant’anni di esperienza - spiega Natalini -. Di mestiere faccio il docente universitario, la mia professione è quella dell’architetto, ma la mia vocazione è quella dell’artista. Nel 1966 a Firenze, nei giorni dell’alluvione, ho fondato un gruppo d’avanguardia, il Superstudio, che ha iniziato un movimento detto Architettura radicale; con questo ho portato avanti in anni duri e difficili, dal ‘66 al ‘78, un lavoro di rifondazione antropologica dell’architettura. Dopo il ’78 ho intrapreso un faticoso cammino di avvicinamento all’architettura e mi sono concentrato sul progetto per i centri storici in Italia e in Europa, ricercando le tracce che il tempo lascia sugli oggetti e sui luoghi e proponendo una riconciliazione fra memoria collettiva e memoria privata. Fra le opere: i progetti per il Römerberg a Francoforte e per il Muro del Pianto a Gerusalemme, e il Teatro della Compagnia a Firenze. Nel 1991 ho iniziato l’attività dei Natalini Architetti con Fabrizio Natalini (omonimo ma non parente), con progetti e concorsi per città storiche in Italia, Germania e Olanda. In Olanda sono stato l’iniziatore di un movimento definito “Contemporary Traditionalism”, indicando una possibile alternativa al Supermodernismo della globalizzazione. Tra le opere a noi più vicine: il Museo dell’Opificio delle Pietre Dure a Firenze, il Centro commerciale di Campi Bisenzio, il Polo universitario a Novoli (Firenze), il Polo universitario a Porta Tufi a Siena, la scala di ponente dei Nuovi Uffizi a Firenze (in collaborazione con S.in.ter. srl ) e il Museo dell’Opera del Duomo (con Guicciardini&Magni Architetti)».


Che tipo di intervento è stato fatto per il Museo dell’Opera del Duomo?

«Il nostro progetto si poneva tre compiti: rinnovare parzialmente il museo, allestire l’ex Teatro degli Intrepidi e inventare altri spazi interstiziali. Progettare il museo dell’Opera del Duomo vuol dire partecipare a un’impresa durata più di settecento anni. Vuol dire aggiungere segni su un palinsesto su cui tanti, prima di noi, ma anche insieme a noi, hanno impresso i loro segni. Il museo narra una storia lunghissima, ma insieme è un’opera che riunisce sculture, pitture e arredi pensati per tempi e luoghi diversi. I “luoghi” per cui erano stati pensati sono vicini gli uni agli altri (il battistero, la cattedrale, il campanile), mentre i “tempi” sono lontani fra loro: il museo raduna i luoghi e i tempi attraverso la continuità. Grazie ai lavori di ampliamento, il Museo dell’Opera è stato più che raddoppiato: la superficie utile netta è passata dai 2400 metri quadrati del vecchio museo ai 6000 dell’attuale».


Quanta autonomia è concessa solitamente a un architetto?

«La figura dell’architetto si situava fra quella del demiurgo e quella del servo sciocco. Oggi la sua autonomia è estremamente limitata da leggi, regolamenti, richieste della committenza e fattori economici. E naturalmente dovrebbe rispondere alle richieste dell’arte e del corretto costruire».


Quanto l’architetto deve assoggettarsi al contesto e quanto deve seguire la sua creatività?

«L’architettura deve essere appropriata al contesto, ricordando che quando si costruisce in una città, si costruisce per la città e non contro la città. L’architettura è fatta per gli esseri umani e non per gli angeli».


Si sente di dare un sincero suggerimento ai futuri architetti?

«Malgrado i cinquant’anni di insegnamento ad architettura, non saprei dare suggerimenti in un mondo diametralmente opposto al mio. Potrei solo ricordare che l’architettura deve essere solida e protettiva per dare ai suoi abitanti un senso di sicurezza e permettere la ricerca di una qualche felicità».


L’intervistato

Adolfo Natalini, architetto e docente all’Università di Firenze


Al rettorato

Domenica 15 gennaio, alle 10.30, a Firenze in piazza San Marco, l’incontro con Adolfo Natalini; introduce e coordina Gianni Pietraperzia

Info: http://www.unifi.it/incontri

Video


Notizie correlate

Arnolfo da Colle

Il famoso architetto toscano tra certezze e supposizioni


Innovazione e ambiente

Scelte architettoniche all'avanguardia e soluzioni a basso impatto ambientale per l'iper di Sesto Fiorentino e il centro commerciale di Ponte a Greve


Collezionista di case e figli

Vita e passioni del grande pittore e architetto cinquecentesco