È uno dei mesi più freddi dell’anno. Temperature e piovosità determinano buoni o cattivi raccolti

Scritto da Giampiero Maracchi |    Gennaio 2017    |    Pag. 7

Presidente dell’Accademia dei Georgofili 

maracchi

Giampiero Maracchi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili

Gennaio

Gennaio prende il nome da Giano, il dio romano rappresentato con due facce: una guarda l’anno vecchio, l’altra l’anno nuovo. È dunque un ponte fra il solstizio di inverno e l’equinozio di primavera (“Gennaio fa il ponte, febbraio lo rompe”).

Insieme a febbraio è il mese più freddo dell’anno, caratterizzato dall’influenza dell’alta pressione che, stazionando d’inverno sulla Russia, fa affluire aria fredda anche sull’Italia. Le temperature medie variano tra 9°C per le massime e 2°C per le minime. Fino agli anni ‘90 il valore medio delle precipitazioni era intorno ai 90 mm e l’80% dei giorni di vento aveva una provenienza da Nord-Nord Est-Est. Negli ultimi dieci anni, precipitazioni e direzioni del vento sono cambiate. Gli inverni sono sempre più asciutti e si ha una maggiore alternanza di aria fredda e aria calda atlantica.

Tradizionalmente a un inverno piovoso corrisponde un’estate “dell’abbondanza”, con buone produzioni delle colture agricole per il ricaricarsi delle falde. Durante questo mese crescono rape e cavoli che, in passato, rappresentavano buona parte dell’alimentazione.

In campagna è anche il momento delle potature, se il terreno non è gelato. Nel passato si preparavano i sarmenti nella vigna, cioè i tralci della vite, da bruciare per difendersi dalle gelate.

Alla fine di gennaio le giornate sono allungate di un’ora (“per San Bastiano un’ora in più abbiamo”). Nella climatologia del passato la seconda metà di gennaio era decisiva per le settimane successive. L’alta pressione della zona artica, responsabile dell’inverno per l’Europa e il Mediterraneo, si è finalmente consolidata, dando luogo a un flusso meridiano di aria molto fredda che scendendo dal nord trova ancora aria umida e tiepida, che giunge dall’Atlantico, con conseguenti nevicate intense.

Da questa particolarità climatica ha origine la leggenda dei “giorni della merla”, il 29, 30 e 31 gennaio, che Dante ricorda nella Divina commedia. La merla, che aveva sofferto per il freddo intenso, arrivata al 28, ultimo giorno di gennaio nel calendario antico, esclamò “più non ti curo gennaio che dell’inverno siamo fuori”. Gennaio, offesissimo, chiese in prestito a febbraio tre giorni durante i quali scatenò una terribile tempesta di freddo.

Se, invece, nella seconda metà di gennaio, la circolazione è dall’Atlantico, cioè si instaura un’alta pressione atlantica all’altezza della Spagna, arriva aria tiepida e, quindi, siamo fuori dall’inverno.

Un tempo si benedivano le terre e gli animali. Il santo propiziatore era Sant’Antonio, che ricorre il 17, accompagnato dal suo fedele porcellino. Questo era un duplice simbolo: per le genti celtiche del nord Europa una divinità positiva, per i popoli del Mediterraneo una divinità negativa, il diavolo, domato dal santo insieme al fuoco dell’inferno, il fuoco appunto di Sant’Antonio.

In Toscana si diceva “per San Vincenzo (che ricorre il 22 gennaio) l’inverno mette i denti” o anche “a San Vincenzo o disgela o ghiaccia”, ma si diceva anche “quando la rapa fiorisce di gennaio, villan serba il pagliaio” cioè le fioriture anticipate, allora come oggi, sono presaghe di cattivi raccolti, perché se il freddo e il gelo arrivano tardi, questo può danneggiare le piante che già preparano la vegetazione.

Per difendersi dai rigori di questo mese, in alcune zone della Toscana si indossavano giacche e cappotti fatti di un tessuto dal meraviglioso colore arancio che prendeva il nome dalla zona di origine, il Casentino, dove ancora si produce.


Proverbi

Gennaio in rima

“Chi vuole un buon agliaio lo ponga di gennaio”: meglio anticipare la semina, specialmente nelle zone più a nord della regione.

“A mezzo gennaio, metti l’operaio”: il contadino previdente si fa aiutare da nuovi operai a metà gennaio, perché è meglio finire i lavori entro la primavera.

“Per San Bastiano, sali il monte e guarda il piano; se vedi molto, spera poco; se vedi poco, spera assai”: San Bastiano è il 20 gennaio. Il detto è riferito al grano, e si prevede una buona raccolta se il freddo in inverno ha impedito alle sue foglie di crescere. Dello stesso tenore sono i proverbi “gennaio secco, lo villan ricco” e “freddo a gennaio fa ricco il granaio”.


Maracchi racconta

Una volta, quando ancora non c’erano la televisione e i telefoni cellulari, la sera ci si riuniva nella cucina delle case coloniche e i vecchi raccontavano storie e leggende della nostra terra. Con questi racconti legati al passare dei mesi e ai lavori agricoli che li caratterizzavano, abbiamo voluto rendere omaggio a un’antica tradizione.



Gennaio secondo Guccini

Viene gennaio silenzioso e lieve,

un fiume addormentato

fra le cui rive giace come neve

il mio corpo malato, il mio corpo malato...

Sono distese lungo la pianura

bianche file di campi,

son come amanti dopo l’avventura

neri alberi stanchi, neri alberi stanchi... 


Notizie correlate


Il freddo amico dell'ozono

Nuova generazione di impianti di refrigerazione per i punti vendita Coop


Il freddo in casa

Consigli di conservazione, sicurezza e igiene domestica dei cibi