Scritto da Matilde Jonas |    Luglio 2003    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in pedagogia con indirizzo psicologico, vive a Vejano (Viterbo), in piena Tuscia. Collaboratrice di numerose riviste letterarie, di quotidiani e mensili, a cui alterna l'attività di ufficio stampa per manifestazioni artistiche, ha anche pubblicato libri di poesie e narrativa (La lunga notte dei nove sentieri, Ed. Quaderni di Hellas; Tra silenzio e parole, Nardini Editore; Venerdì, MCS). Per la collana 900 di Mondadori/De Agostini ha curato le prefazioni di autori del Novecento. Direttore responsabile fino al giugno 1995 del mensile della Newton Periodici Firenze ieri, oggi, domani, ha progettato e realizzato il mensile Firenze Toscana, per il gruppo editoriale Olimpia, di cui ha assunto anche la direzione.

Il mare sotterraneo
Alle spalle la distesa del Tavoliere
di Puglia, negli occhi ancora gli ultimi trulli che da Alberobello si diradano nelle campagne. Davanti il Salento, lingua di terra stretta tra Jonio e Adriatico, appena mossa dalle Serre sassose (le Murge salentine). A separarla dall'Oriente solo un braccio di mare, Brindisi a segnarne il confine. Poco più giù i vecchi parlano ancora il greco antico.
Lungo il percorso a scendere fino a S. Maria di Leuca - punta estrema del Tacco - un fitto susseguirsi di distese di sassi al rosso cupo dei campi, al bianco delle case, abbaglianti di calce nel sole. Sul litorale, l'alternarsi continuo di arenili morbidi e bassi a una costa rocciosa, alta e ripida sul mare limpidissimo. A dispetto della povertà d'acqua, ampie pinete e macchia mediterranea, ulivi giganti e carrubi vetusti. A rompere la geometria di vigne e uliveti, torri normanne, castelli, masserie fortificate, dolmen, specchie, menhir, che ancora raccontano la storia antica di una terra senza frontiere, da sempre facile approdo di popoli in cerca di patria.

Mosaico di culture
Ponte proteso verso l'Oriente, il Salento è stato da sempre terra di colonizzazione, ma anche manico del continente europeo: facile avamposto per future guerre di espansione. Se lo sono contesi in ordine di tempo Greci, Romani, Longobardi, Arabi, Bizantini, Normanni, Svevi, Aragonesi, Angioini, Borboni, ognuno imprimendovi il proprio segno. E' nato così quel mosaico complesso in cui culture eterogenee hanno saputo coniugarsi in uno stile del tutto originale e autonomo. Emblematico il Romanico pugliese (Cattedrale di Otranto) e il Barocco leccese (Cattedrale di Lecce): ambedue perfetta sintesi di elementi provenienti da differenti contesti.
Sicuramente la necessità di una patria è la molla che ha spinto i Messapi - approdati dall'area di Micene circa nel 1000 a.C. - a creare i primi nuclei urbani e a difenderli con poderose mura megalitiche. Lo stesso vale per i Greci che - a partire dall'VIII secolo a.C. - nel Salento individuarono la continuità naturale della propria terra. Nel IV sec. a.C., quando i Romani arrivarono in Apulia, la Grecia Salentina era una realtà ormai consolidata: città come Lecce, Maglie, Soleto, Nardò, Ceglie Messapica erano già fiorenti, mentre i porti di Otranto, Gallipoli, Brindisi erano attivi centri di scambio con l'Oriente.

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Terra di conquista

A far gola ai Romani era soprattutto la possibilità di raggiungere facilmente le opposte rive del mare partendo da Brindisi, che collegarono a Roma con la via Appia. Stesso percorso avrebbero seguito nel Medioevo i Crociati diretti in Terrasanta.
Bizantini e Arabi considerarono la Terra d'Otranto - nome derivato dalla città egemone - punto di partenza, gli uni per estendere l'Impero di Costantinopoli, gli altri per islamizzare l'Occidente. Se i primi, presenti fino all'XI secolo, hanno prodotto il radicarsi della Chiesa greco-ortodossa - documentato dalle numerose chiese a croce greca affrescate con stilemi orientali (emblematica la basilica bizantina di San Pietro a Otranto del IX sec.) - la minaccia islamica ha imposto fino al 1500 quella fitta rete di strutture fortificate che punteggiano il territorio: dalle torri costiere di avvistamento ai castelli di Normanni e Svevi, dalle fortezze alle masserie fortificate di Angioini e Aragonesi.
Di forte impatto sulla fisionomia salentina anche la determinazione del papato di prevalere sulla Chiesa greco-ortodossa: volontà che si concretizzava nella fitta presenza di monasteri e conventi e che trovava il suo linguaggio espressivo nel Barocco della cattedrale di Lecce, città diventata dal XVI secolo capoluogo del Salento, in baffo all'esautorata Otranto e alla rivale Nardò.

Stalattiti millenarie
Mare e acque sotterranee per millenni hanno scavato nel sottosuolo una Puglia nascosta: cunicoli, anfratti, gole, grotte, spesso già abitate dall'uomo del Paleolitico inferiore. Itinerario che passa dalle ormai ben note grotte di Castellana per concludersi con le numerosissime grotte salentine, vere e proprie banche dati dei primi insediamenti umani europei e delle mutazioni ambientali.
Le oltre 2000 figure in 60 composizioni che decorano le pareti della grotta dei Cervi costituiscono il più grandioso ciclo di pitture rupestri neolitiche d'Europa, mentre nei graffiti della grotta Romanelli - uno dei maggiori giacimenti preistorici d'Italia - compaiono alcune delle prime raffigurazioni in pittura dell'uomo. Ambedue si trovano nei pressi di Porto Badisco - secondo Virgilio mitico luogo di approdo di Enea - e sono interdette al pubblico, ma nel Museo Paleontologico di Maglie (9-12.30/17.30-20, chiuso il lunedì) si possono vedere gli oggetti che contenevano, compresi i resti di elefanti, rinoceronti, ippopotami e del grande pinguino boreale.
Visitabile, invece, la vicina grotta Zinzulusa, che deve il nome alle formazioni calcaree della volta d'ingresso simili a stracci, zinzuli in dialetto. E' un affascinante percorso di 150 metri tra stalattiti e stalagmiti che assumono singolari fisionomie in un susseguirsi di ambienti solcati da un paleofiume, habitat - assieme ai due laghi di acqua dolce, il Cocito e il Laghetto - di piccoli crostacei, reperti viventi di una fauna altrove estinta da millenni.

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Ad Otranto
Mosaico in Duomo

A pavimentare la Cattedrale di Otranto, uno dei mosaici più estesi del mondo, fonte d'ispirazione per Dante stesso. Realizzato in tessere policrome tra il 1163 e il 1166 da Prete Pantaleone, fu pensato come un immenso tappeto da preghiera: albero della vita sorretto da due elefanti, felice connubio tra tradizione culturale orientale e occidentale. Dai rami, segni zodiacali, scene bibliche e mitologiche: dall'Inferno e Paradiso alla leggenda di re Artù.

Artigianato
Ceramiche e cartapesta

Grande madre di tutta la ceramica e terracotta salentina, la Grecia classica: dal vasellame, fischietti e personaggi del presepe di Cutrofiano, Rufano, S. Pietro in Lama, alla ceramica artistica di Grottaglie. Altro caposaldo dell'artigianato salentino, la produzione leccese di oggetti in cartapesta e i ricami a tombolo di Nardò. Per la gola, una cucina che coniuga i sapori d'Oriente con gusti più caserecci, gli ottimi vini del Salento, olio e formaggi come la mitica giuncata, purtroppo non facile da trovare.

Curiosità
Trulli anti-tasse

Costruzioni a secco, senza malta a legare le pietre raccolte nei campi. Roccia nuda per pavimento; per copertura un cono autoportante, fatto di file di chiancarelle (sottili lastre di pietra) in cerchi sempre più stretti: poche ore per smontarlo. Al Guercio di Puglia - per l'anagrafe Giovanni Acquaviva d'Aragona, conte di Conversano -, deciso nel 1635 a realizzare un paese nel suo querceto Sylva Arboris Belli, queste strutture parvero fatte apposta per evadere le tasse, che il fisco imponeva sulle costruzioni in muratura. Da lontano i trulli senza copertura potevano venire scambiati dagli ispettori napoletani del viceré spagnolo con le tante montagnole di pietre - le specchie - che costellano la Puglia.

Per raggiungere il Salento: A14. Tappe d'obbligo sulla strada: Grotte di Castellana, trulli di Alberobello e, per la gioia dei bambini, zoosafari di Fasano

Apt di Lecce, tel. 0832248092, aptlecce@pugliaturismo.com