Il cuore della città labronica

Scritto da Pier Francesco Listri |    Giugno 2003    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

Il mare in Piazza Grande
Le piazze di Livorno
, un po' come quelle della ventosa Trieste, hanno qualcosa di speciale, per quell'imminenza del mare che le profuma di salsedine e ne rende l'aria più mossa, limpida e trasparente.

Fra le piazze livornesi scegliamo oggi Piazza Grande, non senza ricordare che ogni luogo, in qualche modo, rammenta le vocazioni dell'intera città. Livorno fu la prima in Toscana ad arricchirsi di una ferrovia (la Firenze-Livorno del 1844). La prima ad inaugurare le vacanze balneari a fine '700, tanto che Goldoni vi inscenò la sua celebre Trilogia della villeggiatura.
Per la sua origine curiosa e tarda (la città fu "inventata" nel '500 dai granduchi, che v'invitarono molte nazioni per farne, dopo la decadenza di Pisa, lo sbocco della Toscana al mare), Livorno ebbe anche la più fitta e dinamica colonia ebraica d'Italia ed espresse una singolare tolleranza civile e religiosa. Fu anche la città prima in Italia - ne era uscita un'edizione qualche anno prima, ma purgata - a pubblicare integra la famosa Encyclopédie di Diderot e D'Alambert. Arricchita, più tardi, dalle geniali costruzioni neoclassiche del Poccianti - il Cisternone ed il Cisternino -, Livorno fu nell'800 rilanciata grazie alla fondazione dei Cantieri Orlando, dell'Accademia Navale ed anche, se si vuole, dal glorioso quotidiano Il Telegrafo.

Il mare in Piazza Grande 2
Anche le carte artistiche di Livorno
appaiono in regola: l'800 espresse il maggior pittore italiano, Giovanni Fattori, caposcuola dei Macchiaioli; il verismo musicale coronò Pietro Mascagni, mentre l'inquieto Amedeo Modigliani, livornese, scelse in realtà Parigi come sua vera patria. Il visitatore curioso ammira in città i bastioni buontalentiani, le Fortezze Vecchia e Nuova, il Porto Mediceo, i suggestivi Bottini dell'olio (settecenteschi, ben 304 serbatoi in muratura costruiti su disegno del Foggini), nonché quel quartiere che per la sua suggestione marina è detto Venezia nuova.

Il mare in Piazza Grande 3
Se il monumento dei Quattro Mori
è per così dire lo stemma di Livorno, Piazza Grande, su cui oggi ci soffermiamo, è il suo cuore, anche se dopo l'ultima guerra è stata ricostruita con un assetto diverso dall'antico. Questa piazza non compare nella pianta della Livorno pentagonale disegnata dal Buontalenti, ma la si trova solo intorno al 1610 rappresentata da Bernardino Poccetti in un affresco che, curiosamente, è in una sala del fiorentino Palazzo Pitti. La si vuole, per disegno, attribuita ad uno scolaro del Buontalenti, Alessandro Pieroni, e qualcuno ha visto nella struttura di Piazza Grande quasi la pianta di una chiesa che avrebbe disegnato l'abside, la navata ed il transetto, vista la curiosa positura della Cattedrale e gli edifici porticati antistanti in forma di quadrato.

Il mare in Piazza Grande 4
La Cattedrale domina
qui lo spazio. Per costruirla corsero circa venticinque anni: sorse infatti sotto due granduchi, Francesco I e poi Ferdinando I, ed ebbe compimento nel 1606. Chi l'abbia fatta non è ben chiaro: ci si vede la mano del Buontalenti, ma altri parlano dello stesso architetto Pieroni, che avrebbe provveduto a quadrare la piazza e a porticarla. Sotto questi portici si sono susseguiti mille minuti commerci, nonché affari e contratti di capitani ed uomini di mare.
Nel '600 Piazza Grande fu ingrandita, sì da aprire una prospettiva sul lato opposto del Duomo tanto da includere vari palazzi, fra cui quello del Comune e il Palazzo Granducale, nonché un celebre fabbricato dei primi del '700, detto "dei tre palazzi", opera di Giovan Battista Foggini.

Il secondo conflitto mondiale, o meglio i massicci bombardamenti di allora su Livorno, ferirono a morte questa bella piazza, sicché cattedrale e portici furono, in pratica, completamente ricostruiti. Per curioso paradosso, solo dopo questa risistemazione la piazza ha ripristinato il suo assetto a quadrilatero. Non apparirà dunque al nostro visitatore come un miracolo di armonia o di bellezza, o come uno scrigno di capolavori, ma sostandovi vi si respira, per qualche verso, il cuore generoso ed appassionato di questa che è la più giovane ed inquieta fra le città toscane.