Qualità e un’attenta politica dei prezzi per avvicinare nuovo pubblico all’opera lirica. Intervista con il direttore artistico Paolo Arcà

Scritto da Edi Ferrari |    Ottobre 2008    |    Pag.

Giornalista. Dal 1988 nel magico mondo della comunicazione (uffici stampa, pubbliche relazioni, editoria, eccetera), e con una quasi (senza rimpianti) laurea in Lettere, collabora con Unicoop Firenze anche per l'aggiornamento dei contenuti del sito internet, per le pagine del tempo libero. Ha lavorato anche nella redazione di Aida (attuale Sicrea), dove si è occupata principalmente della realizzazione di trasmissioni televisive, fra le quali anche InformaCoop. Per l'Informatore si occupa delle pagine degli "Eventi".

«Non possiamo lasciare che i giovani muoiano guardando la televisione». Non è una una vera e propria dichiarazione di guerra alla dittatura del telecomando quella di Paolo Arcà, direttore artistico del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, ma un invito, ai giovani e non solo, a chiudersi alle spalle la porta di casa e varcare la soglia del Teatro Comunale, ricordandosi che «quella meravigliosa forma d’arte che è l’opera lirica è nata proprio a Firenze 408 anni fa».
L’invito da solo probabilmente non è sufficiente a convincere, perché quello che si propone deve essere interessante nel contenuto da un lato e abbordabile economicamente dall’altro, soprattutto visti i tempi. Proprio quello che il Teatro del Maggio sta facendo già da qualche anno, abbinando alla qualità del programma sconti e promozioni per venire incontro al pubblico.

Fare cultura costa, e in Italia non si fa altro che parlare di tagli a questo settore.
«È una situazione difficile – spiega Arcà – e per il teatro d’opera ancora di più perché è una forma d’arte complessa e costosa. Lo Stato dovrebbe avere il dovere di promuovere la cultura e le eccellenze, come il Teatro del Maggio ma non solo, che fanno grande il nostro paese nel mondo. E dovrebbe promuovere la cultura per il semplice fatto che noi paghiamo le tasse e abbiamo diritto a ricevere servizi ma anche tutte quelle cose che costituiscono un arricchimento spirituale. Non c’è sera in cui la lingua e l’opera italiane non risuonino nel mondo: questo è per me motivo di grande orgoglio, ma dovrebbe esserlo anche per chi decide tagli e finanziamenti».

Difficoltà che il Teatro del Maggio non intende far ricadere sul proprio pubblico, anzi. «La politica dei prezzi è una questione fondamentale e alla quale tengo molto – dice Arcà –, fin dai tempi in cui ero alla Scala di Milano. Noi dobbiamo portare in teatro nuovo pubblico, i giovani, e lo possiamo fare solo con un’attenta gestione dei costi dei biglietti. Non possiamo lasciare che i giovani muoiano guardando la televisione, abbandonati ad una povertà visuale che è davvero deprimente, quando invece il teatro d’opera può avvicinare alla spiritualità, può farci toccare il bello».

Punti vendita abilitati alla vendita dei biglietti del Maggio: Arezzo, Campi Bisenzio, Cascina, Certaldo, Figline Valdarno, Firenze - Ponte a Greve e via Carlo del Prete, Lastra a Signa, Lucca - viale Puccini, Montecatini, Montevarchi, Pisa – Cisanello, Pistoia, Prato – via Viareggio; San Casciano; Siena - Strada Paradiso.

Torna Zeffirelli
E di “bello da toccare” anche quest’anno ce n’è molto. La stagione si apre a novembre con Siegfried, prosecuzione del percorso wagneriano che si concluderà poi ad aprile 2009 nel corso del 72° Maggio con Götterdammerung.
«Ma i riflettori sono certamente puntati sull’opera italiana – spiega il direttore artistico del Teatro del Maggio – con Donizetti e le opere Lucia di Lammermoor e L’Elisir d’amore, che manca a Firenze da molti anni».
Un grande, atteso ritorno è quello di Franco Zeffirelli, che firma in febbraio uno spettacolo per il Maggio a distanza di 21 anni dalla lontana Bohème: e sarà Pagliacci di Leoncavallo, di cui ha ideato regia e scene, con Amarilli Nizza e Fabio Armiliato (“uno spettacolo straordinario”, dice Arcà).
Ma prima dell’inaugurazione della stagione al Comunale arriva “Recondita Armonia”, una nuova iniziativa che vuole conciliare il sistema del teatro di repertorio in uso nelle case d’opera tedesche e del centro Europa (e cioè la messa in scena di opere popolari e l’alternanza di titoli diversi) con la tradizione italiana: in due settimane dall’11 al 26 ottobre si alterneranno ogni sera tre titoli popolarissimi come Tosca, La Bohème e Cavalleria rusticana, insieme a due balletti.
«Un’operazione come questa in Italia è certamente una sfida – spiega Arcà –. Lo scopo è quello di allargare la platea degli spettatori, facendo avvicinare all’opera persone che magari non hanno mai messo piede al Comunale. Certo, anche dal punto vista tecnico è un po’ complesso, e per questo ci sono solo un regista, Mario Pontiggia, e uno scenografo e costumista, Francesco Zito, per tutte e tre le opere. Solo così è stato possibile coordinare le prove. E Zito ha realizzato delle scenografie in parte dipinte che possono essere alternate rapidamente. Un’iniziativa insomma all’insegna del teatro d’opera per tutti – conclude Arcà –, ma senza rinunciare all’eccellenza e alla qualità degli spettacoli italiani».
Allora, che fate ancora lì con il giornale in una mano e il telecomando nell’altra? Le opere, ma anche i balletti e i concerti del Comunale vi aspettano.

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Info e biglietti: tel. 0552779350, www.maggiofiorentino.com