Un giovane che rinnova l’antica arte della liuteria

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Marzo 2011    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Al termine "liuto" il nostro più prestigioso dizionario d'italiano si esprime così: "strumento a corde pizzicate originario del Medio Oriente e introdotto in Spagna dagli arabi. Ha corpo convesso diminuente di lunghezza fino a un lungo manico, solitamente d'ebano, e nel mezzo della cassa si apre, traforato come un rosone di cattedrale, il foro di risonanza". Alla lettura di queste parole non si può che immaginare il liutaio come una persona fuori del mondo e fuori del tempo: anziano, occhiali a stanghetta e barba folta, un ampio grembiule allacciato in vita e circondato da legni pregiatissimi, da sgorbie, lime, carta vetrata e colla di pesce. Sì, ma questa è l'immagine del signor Stradivari, del signor Guarnieri o di qualsiasi altro liutaio che, fra Sei e Settecento, hanno creato viole e violini, violoncelli e contrabbassi famosi in tutto il mondo.

 

Nella foto: Emiliano Nencioni

Il liutaio che ho davanti a me è un giovanotto sulla trentina, blue-jeans e camicia da cow-boy, che probabilmente nella sua carriera non ha mai usato una sgorbia o una pialla. Perché i suoi "liuti" ormai hanno poco o niente in comune con quelli classici. Prendiamo, per esempio, un contrabbasso del signor Stradivari (è vero, Stradivari non ha mai creato un contrabbasso, ma quel cognome è troppo evocativo per non usarlo): ha un'altezza paragonabile a quella di un uomo alto, ha una cassa armonica di grandi dimensioni e un lunghissimo braccio a sostenere le tre, quattro o cinque corde. Ecco invece il contrabbasso di Emiliano: ha più l'aspetto di un esile bastone al quale si aggrappano, per tutta la sua lunghezza, le corde. Un'altra sostanziale differenza è quella di avere una sorta di cordone ombelicale che lo collega a una fonte di energia elettrica. «Sì, i miei strumenti sono tutti elettrici», spiega Emiliano Nencioni, liutaio della provincia pisana, a sei esami dalla laurea in ingegneria informatica e metà della sua esistenza passata ad armeggiare su strumenti musicali. «E il mio cavallo di battaglia è proprio il contrabbasso. È su questo strumento che mi sono maggiormente applicato negli ultimi anni e devo dire che sono riuscito, senza falsa modestia, a creare uno strumento che si distingue, fra l'altro, per la sua praticità d'uso».

Quali sono le sue principali caratteristiche?
«A differenza di contrabbassi simili, per il mio ho escogitato un sistema di supporti metallici che permettono a chi lo usa di mantenerlo fermo. Inoltre, la sua minore altezza rispetto ad altri strumenti della concorrenza, consente di poterlo trasportare con più facilità».

Come è nata questa passione?
«Fin da piccolo ho provato attrazione per la musica e dai quattordici anni ho cominciato a mettere le mani sugli strumenti miei e dei miei amici. Infatti, sono anche un musicista. Certo, ho delle priorità: la mia professione di liutaio e l'università; però mi diverto a suonare con un gruppo d'amici. Per quanto possa apparire bizzarro, non suono uno strumento a corda ma la tromba».

Puoi spiegare perché un musicista dovrebbe acquistare un tuo strumento?
«Prendiamo il caso di una chitarra-basso. Com'è noto, sono strumenti che pesano anche sette-otto chili, perché in genere hanno la cassa in legno massello. Ecco, i miei bassi pesano la metà, perché la cassa viene svuotata. Inoltre le mie bobine del pick-up sono avvolte manualmente con fili di rame finissimi. Questo piccolo accorgimento consente allo strumento di esprimere sonorità più rotonde, meno meccaniche. Infine c'è il prezzo. Lavoro in maniera professionale da solo due anni e dunque l'obiettivo primario è quello di farmi conoscere; e sono convinto che il modo migliore sia quello di mantenere i prezzi bassi».

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
«Sono consapevole che il prestigio della liuteria italiana è ancora vivo nel mondo e so che le nostre qualità artigianali sono maggiormente apprezzate fuori d'Italia. Il mio obiettivo attuale è quello di far conoscere la mia attività all'estero, in quei Paesi come l'Inghilterra o la Germania, dove possiamo far emergere il nostro gusto estetico e, perché no?, anche una tecnologia raffinata».

Per saperne di più: www.biarnel.com

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