La crisi economica mondiale ha colpito anche le aziende della Toscana. Occupazione a rischio

Scritto da Laura D'Ettole |    Maggio 2009    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

È successo in un lampo. La crescita dell'occupazione ha cominciato a segnare il passo nella seconda metà del 2008, poi, nei primi mesi di quest'anno, la vera e propria tempesta. La crisi che ha travolto l'economia finanziaria Usa, ha raggiunto anche la nostra economia reale.

Per la prima volta dopo dieci anni la Toscana sta subendo una forte emorragia di posti di lavoro. Come in ogni altra parte del mondo, purtroppo le notizie negative si susseguono senza sosta. Le ore di cassa integrazione a febbraio di quest'anno sono aumentate del 209% rispetto a un anno fa. Molto più che in Italia (+169%), con un differenziale che ci avvicina alle regioni come Veneto ed Emilia Romagna (rispettivamente +198% e +186%) che hanno una componente importante di imprese piccole e medie.

Per avere un'idea dell'ordine di grandezza, e per un puro gioco statistico, è come se circa 13.000 lavoratori fossero messi fuori dal circuito produttivo a zero ore. Non è così, naturalmente, perché la cassa integrazione non rappresenta necessariamente l'anticamera della disoccupazione, ma il dato preoccupa. Il rebus è quanti lavoratori saranno trasferiti in mobilità.

 

Chi soffre di più?

Le aree del made in Tuscany in primo luogo, quelle precedentemente già in crisi, come il settore tessile di Prato e quello orafo di Arezzo. Seguono a ruota i distretti industriali e dei componenti per i veicoli (la provincia di Livorno in particolare); il settore camper (nell'asse Firenze-Siena). Poi situazioni di strutturale debolezza occupazionale come Massa e Carrara.

«Il manifatturiero è il settore più colpito dalla crisi per il taglio della produzione dovuto in gran parte al crollo dell'export - spiega Sergio Pacini dell'Irpet -. Ma la contrazione dei consumi sta incidendo in modo molto negativo anche sul commercio». Nel quarto trimestre 2008 il settore ha assistito ad una flessione di 20.000 occupati, pari ad una perdita di addetti del -7,8% a livello regionale.

 

Dove andremo a finire?

Secondo le stime dell'Unione europea nel 2009 l'Italia vedrà crescere il tasso di disoccupazione fino all'8,2% (era il 6,8%). In Toscana, secondo queste proiezioni, potremo arrivare a valori compresi fra il 6,5% e il 6,7%: un punto e mezzo in più rispetto al 2008 (5,1%). Questi numeri però non rendono sufficientemente l'idea di ciò che sta succedendo nel nostro tessuto occupazionale.

Mentre scriviamo sappiamo ancora poco o niente di quanto la crisi abbia inciso su chi non può contare sul "paracadute" dei cosiddetti ammortizzatori sociali. Nella nostra regione, popolata prevalentemente da piccole imprese sotto i 15 dipendenti, solo il 45% dei lavoratori manifatturieri ha diritto alla cassa integrazione. Non sappiamo cosa sta succedendo alle microimprese; ai lavoratori dei servizi, che rappresentano circa il 70% degli occupati in Toscana. Che cosa sta accadendo ai lavoratori precari (lavoratori a termine, collaboratori come co co pro o co co co), che a fine 2008 erano circa 165.000 in Toscana.

Quando finirà questa tempesta distruttiva? «Dipenderà molto dai tempi di risposta alla crisi globale - aggiunge Pacini - se nella seconda metà dell'anno cominceremo a vedere un'inversione di tendenza sul piano macro (esportazioni, ripresa produttiva) il picco massimo della disoccupazione con tutta probabilità si vedrà nel 2010, con effetto ritardato, per poi cominciare di nuovo a ridursi. Già nel prossimo autunno la tendenza si farà più chiara».

 


Foto di Andrea Fantauzzo