Dopo 18 anni è diventato la meta perfetta per chi ama natura e sport

Scritto da Francesco Giannoni |    Giugno 2017    |    Pag. 8

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

lago di bilancino

Foto F. Giannoni

Mugello

«Il fiore all’occhiello del Bilancino? L’aspetto naturalistico». Lo afferma Gian Piero Luchi, per 15 anni vicesindaco e per 10 sindaco di Barberino di Mugello, dal 1999 al 2009. «Abbiamo evitato una speculazione: c’era chi voleva che un battello solcasse le acque del lago, chi voleva il villaggio turistico, il campeggio, edifici vari. Abbiamo detto no e il lago oggi è luogo ideale per il tempo libero: 20 km di piste pedonali e ciclabili, 120 ettari di zone pubbliche sempre ben mantenute e la possibilità di pescare, praticare canoa, surf e vela». Aggiungiamo il Gabbianello, oasi di sosta per uccelli migratori anche rari, come gru, cicogna, fenicottero e tarabuso.

Unici insediamenti, il Circolo nautico Mugello e il Bahia cafè, stabilimento balneare molto frequentato d’estate. Ce n’era un altro, il Bagnomaria; quei locali sono affidati ora alla Federazione italiana pesca sportiva che ne farà la sede per i suoi soci.

«Notiamo anche - continua Luchi - che il valore dei terreni agricoli intorno a Barberino è aumentato del 30-40%. Inoltre, quando ho iniziato a fare il sindaco, c’erano nel comune 5-6 strutture ricettive; dopo 10 anni sono divenute oltre 40. Il lago porta turisti: Firenze è vicina, e poi ci sono le bellezze del Mugello, l’autodromo e un outlet».

Ora sono tutti favorevoli al lago, «ma - sostiene Luchi - all’inizio i contrari erano molti. Solo i barberinesi lo volevano, come opportunità di lavoro per bloccare lo spopolamento di Barberino e delle sue campagne. Chi era contrario pensava che l’acqua non avrebbe riempito l’invaso come progettato (e realizzato), che la massa d’acqua avrebbe creato problemi sismici, che avrebbe portato zanzare e nebbia a iosa. Niente di questo è successo». C’era anche chi diceva che sarebbe variato il clima locale, mentre, secondo Luchi, «la temperatura è cambiata di un grado, ma in senso favorevole, uno in più d’inverno e uno in meno d’estate: vicino al lago sono nati oliveti e vigneti pregiati».

Infine gli obiettivi primari raggiunti: dissetare Firenze, Prato e Pistoia; aiutare l’Arno nelle piene invernali e nelle secche estive, sviluppare l’agricoltura e l’industria, risparmiare elettricità con l’impianto (realizzato nel 2006 in prossimità della diga) che fornisce corrente a 10.000 abitanti.


Un po’ di storia

Si ipotizzò come necessario un lago a monte di Firenze già quando la città divenne Capitale d’Italia e crebbe a dismisura (1865-1871). Se n’è riparlato nel 1958: un’ipotesi del Comune di Firenze prevedeva uno sbarramento a Bilancino per creare un serbatoio d’acqua, che un tubo avrebbe collegato a Careggi. Se la tragedia del Vajont rallentò l’iter, l’alluvione lo accelerò, pensando che l’invaso ne avrebbe evitata un’altra.

Non più un serbatoio, però, ma un vero lago. Il costo passò dai 280 miliardi di lire del primo progetto ai 650 di fine lavori. Spiega Luchi che «da una parte era cambiata la filosofia del progetto: per fare un lago, bisogna creare le sponde, sistemare gli affluenti. Poi i lavori si sono allungati (1984-1999): per un nuovo progetto c’è voluto del tempo. Si trovarono i resti di un ponte medievale e di un insediamento preistorico e la Sovrintendenza bloccò i lavori per molto tempo. Quindi, ci sono stati due anni di stop per Tangentopoli, con arresti di politici e tecnici (tutti assolti). Finalmente Vannino Chiti, governatore della Toscana, nominò un commissario per aggirare la burocrazia. Nel 1996 la diga fu inaugurata e nel 1999 i lavori si conclusero». Dopo tanta fatica, il lieto fine.


L’intervistato: 

Gian Piero Luchi, sindaco di Barberino di Mugello dal 1999 al 2009


Il libro del lago

«Ho scritto questo libro sul Bilancino, perché ne ho visto gli antefatti, la nascita e la conclusione». Parla Gian Piero Luchi, già sindaco di Barberino di Mugello. Per scriverlo si è rifatto alla sua esperienza di amministratore e agli scritti dei sindaci precedenti. «Ho voluto il libro per lasciare memoria agli amministratori futuri di quel che è stato fatto. Ma anche per rivalutare la politica. Con le memorie dei sindaci, con scritti di amministratori della Regione e della Provincia e del Comune, ho voluto dimostrare che per questa opera importante e necessaria, in tanti si sono impegnati, perdendo parecchie ore di sonno e facendosi togliere il saluto da amici e parenti».



Gian Piero Luchi, Il lago del Bilancino – Dal concepimento alla realizzazione, Mauro Pagliai Editore, € 14; € 11,90 per i soci.


www.prolocobarberino.net

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