La "Festa della Toscana" in memoria di Pietro Leopoldo e Cesare Beccaria

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Novembre 2009    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

La figura del granduca Pietro Leopoldo d'Asburgo-Lorena si staglia netta nel panorama non esaltante dei quattro granduchi che si sono succeduti, fra il 1737 e il 1859, nel governo della Toscana dopo l'estinzione della famiglia Medici.

Pietro subentrò a suo padre Francesco Stefano nel 1765 e fino dai primi anni di governo dette prova di una volontà innovatrice, ispirata all'Illuminismo, a vantaggio dell'emergente ceto medio borghese. Fra i provvedimenti di rilievo si elencano una maggiore liberalità nel commercio dei prodotti agricoli, l'abolizione delle corporazioni cittadine e la trasformazione del sistema doganale.

Ma il decreto che lo ha reso famoso nel mondo e del quale tuttora si parla con ammirazione fu la cosiddetta "riforma criminale", promulgata nel 1786 e non a caso conosciuta come "Leopoldina". Guidato dalle idee di Cesare Beccaria, che nel 1764 aveva dato alle stampe il suo Dei delitti e delle pene, nel quale criticava aspramente le pratiche disumane che venivano riservate ai carcerati, Pietro Leopoldo soppresse, primo sovrano al mondo, l'uso della tortura e la pena di morte per qualsiasi tipo di reato.

Cosa significavano, in ultima analisi, quei provvedimenti? Mettevano fine a un sistema carcerario di tipo punitivo e vendicativo per introdurre concetti di riabilitazione e di perdono.

È pur vero che lo stesso granduca ebbe un ripensamento e, quando era già a Vienna, succeduto al fratello come imperatore del Sacro Romano Impero, nel 1790, preso da un "moto di rabbia" a causa di "alcuni perturbatori della quiete pubblica", lo riportò in vigore. Ma fu un pentimento di breve durata, perché di lì a poco quella riforma che avrebbe rivoluzionato il mondo del diritto, fu ripristinata e, anno dopo anno, il suo esempio è stato seguito da quasi tutti gli Stati della Terra.

Questo è il decimo anno che il Consiglio regionale toscano organizza alcune manifestazioni per ricordare quello storico avvenimento. Si tratta di una serie di iniziative, celebrazioni, incontri, riconoscimenti, rievocazioni che avranno il loro punto focale il 30 novembre, giorno in cui fu emesso il famoso decreto, ma che inizieranno a partire da giovedì 26 con la solenne inaugurazione e la partecipazione diretta e concreta delle dieci province che compongono la Regione. E sarà proprio lunedì 30, in occasione del solenne Consiglio Regionale, che avverrà la cerimonia della consegna del Gonfalone d'argento al regista Franco Zeffirelli.

 

Roccalbegna
Il tronco conteso

Sono almeno dieci le Caterine che, nel corso della storia della cristianità, hanno trovato un posto di rilievo nella categoria dei santi. C'è quella di Bologna e quella di Genova, quella di Pallanza e di Racconigi... tutte pie donne che con il loro irreprensibile comportamento si sono meritate un giorno nel calendario.

Ma le due più famose sono senz'altro la nostra Caterina da Siena e quella di Alessandria d'Egitto.

A proposito di quest' ultima si dice che fosse una bellissima fanciulla di famiglia regale presto convertita alla religione di Cristo. L'imperatore Massenzio, tenacemente legato all'adorazione degli dei, si innamorò della ragazza e tentò con ogni mezzo di riportarla alla religione dei suoi antenati. Ma la fanciulla rifiutò sdegnosamente le due proposte, di abiura e di matrimonio; cosicché l'imperatore si vide costretto a condannarla a morte tramite tortura.

In suo onore e in sua memoria è nato, fra gli altri, il piccolo paese che porta il suo nome nel comune di Roccalbegna. E ugualmente in suo onore il 24 novembre - ogni anno, da tempo immemorabile - si ripete la sfida della "Focarazza".

In aperta campagna si infilza nel terreno lo "stollo", un tronco di cerro liberato dai rami, un tempo usato come anima del pagliaio e oggi invece, almeno a Santa Caterina, oggetto del desiderio dei giovani del borgo.

Quando già sono cadute le prime ombre della sera, le fascine che circondano il tronco (alto anche 8 o 10 metri), vengono incendiate e, ben prima che le fiamme si siano esaurite, i giovani delle diverse contrade si uniscono nello sforzo di estrarre lo stollo dal terreno. Una volta compiuta questa difficile operazione, i giovani, divisi per rioni di appartenenza, si sfidano tra loro nel tentativo di portare il lungo e pesante tronco nella loro contrada.

Una sfida singolare, che non ha uguale nel mondo del folclore toscano, e che può impegnare i giovani - se le forze in campo sono omogenee - anche nelle ore notturne. Perché se i ragazzi, poniamo, di Pianone avranno momentaneamente il sopravvento, il tronco prenderà la direzione della loro contrada; poi però quelli del Cecio potrebbero risultare più forti e dunque lo stollo potrebbe cambiare direzione. Per la cronaca, le contrade sono cinque: oltre a Pianone e Cecio, ci sono Case Galli, Case Rossi e La Posta.

La sfida termina solo quando una contrada riuscirà a prevalere sulle altre appoggiando il tronco sulla parete di una delle sue abitazioni.

Durante la gara gli spettatori (da qualche anno arrivano anche con gli autobus), possono seguire, ovviamente da debita distanza, le varie evoluzioni aggirandosi come altrettanti spettri (ma non muti, perché il tifo è forte), nell'oscurità della notte.

 

Info: Comune tel. 0564989032
www.comune.roccalbegna.gr.it

 


 

Nella prima foto a partire dall'alto: seduta solenne del Consiglio regionale della Toscana, presso il cenacolo di Santa Croce, 30 novembre 2004.