Dà il meglio di sé cinque anni dopo la vendemmia. E per chi non sa aspettare c'è il Rosso, l'altro Sangiovese di Montalcino

Scritto da Carlo Macchi |    Febbraio 2003    |    Pag.

Esperto di enogastronomia Uno dei pochi italiani in corsa per il prestigioso titolo di Master of Wine, rilasciato a Londra dall'omonima associazione. Scrive per alcune riviste italiane ed estere specializzate nel vino e nell'enogastronomia (Terre del Vino, Enotime, Merum). Ha condotto una trasmissione su Telemontecarlo sul cibo e sul vino, chiamata "Gnam". Curatore di Vini Buoni d'Italia, la prima guida italiana ai vini da vitigni autoctoni, alla seconda edizione.

Il grande vecchio 2
Forse sarà stata anche colpa mia, ma non mi sarei mai immaginato, consegnando una bottiglia di Brunello di Montalcino (di ottima annata e grande marca, ahimè!) come "presente" per un invito ad una cena estiva, di ritrovarmela in tavola, dopo mezz'ora, praticamente congelata (grazie al freezer per giunta!). La mia reazione fu piuttosto scomposta, ma avrei voluto vedere voi in una situazione del genere.

Prendere un vino rosso da grande invecchiamento, come il Brunello di Montalcino, e metterlo in frigo, è come essere invitati ad una cenetta intima da Sabrina Ferilli e portare con sé la fidanzata: in tutti e due i casi si butta via un'ottima occasione.

Il paragone tra la Ferilli e il Brunello di Montalcino è quanto mai calzante. Entrambi sono opulenti, caldi, armonici, ben strutturati e, soprattutto, invecchiando migliorano (quest'ultima caratteristica, per quanto riguarda la Ferilli, è un mio giudizio personale). Qui finiscono le note in comune con la bellissima attrice ed iniziano quelle, più serie, su questo grande vino rosso toscano.


Solo Sangiovese

Come credo molti sappiano, nasce completamente da uve Sangiovese, prodotte nel solo comune di Montalcino.

L'immissione in commercio deve avvenire dopo un minimo di quattro anni di invecchiamento. Non vi consiglio comunque di bere un Brunello di Montalcino prima di 5-6 anni dalla vendemmia. Questo perché il vino è talmente importante che ha bisogno anche di un lungo periodo in bottiglia per affinarsi e rendere al meglio.

Chi avesse voglia di gustare il Sangiovese di Montalcino prima di questo canonico periodo può stappare una bottiglia di Rosso di Montalcino. Questo vino nasce dagli stessi vigneti del Brunello (quindi 100% Sangiovese) ma viene vinificato in maniera tale che è pronto da bere dopo circa un anno dalla vendemmia.

E' un vino più morbido e rotondo, piacevolissimo a tutto pasto, anche se si porta dietro "l'importanza" del fratello maggiore.


Il grande vecchio
Figlio degli anni '60

A Montalcino si producono così grandi vini rossi da invecchiamento, ma anche vini più semplici, da bersi praticamente subito. E tutto questo da quanti secoli?

Mi dispiace deludere la stragrande maggioranza di voi ma se il Brunello di Montalcino è nato verso la metà dell'Ottocento, ha avuto il grande boom soltanto da 30-35 anni.

In effetti per tutto il Novecento, sino agli anni '60-'70, a Montalcino si produceva pochissimo vino e soprattutto pochissimo Brunello. Solo negli anni Sessanta venne stilato il primo disciplinare di produzione ed è stato nei primi anni Ottanta, grazie anche alla Docg, che il Brunello di Montalcino è diventato quello che è ora.

Questo enorme sviluppo ha diversi padri, alcuni italiani ma molti esteri, che hanno creduto in questa piccola zona ed hanno investito fior di miliardi per produrre vini di alta qualità. Storicamente infatti a Montalcino, risalendo sino al Medioevo, si hanno scarsissime tracce di vini prodotti in loco.

Gli Ilcinesi (così si chiamano gli abitanti di Montalcino) erano dei famosi mercanti e degli attenti contabili. Del resto nella pianura davanti al borgo passava la via Francigena, con tutto il suo viavai di merci, mercanti e pellegrini molto attenti alla loro sicurezza personale, specie in zone frequentate da personaggi poco raccomandabili come Ghino di Tacco.

Gli Ilcinesi ospitavano i viandanti, offrendo loro vitto e alloggio comprensivo di un buon bicchiere di vino, che però non era rosso ma bianco.

Il vitigno storico di Montalcino è infatti il Moscadello, che nasceva e nasce tutt'ora da uve moscato e ha i classici profumi di quell'uva ma un corpo ed una consistenza maggiore. Questo Moscadello nei secoli scorsi piaceva molto a tutti, ma era di particolare gradimento delle signore, tanto che uno scrittore inglese lo descriveva come un vino da... cortigiane.

Oggi il Moscadello è diventato più "serio", ma se ne produce talmente poco che è molto difficile trovarlo in commercio.


Il prezzo è giusto

Di Brunello ne troviamo invece molto di più, anche se il suo prezzo non è certamente alla portata di tutti.

Voglio però, una volta per tutte, sgombrare il campo da tanti malintesi intorno al prezzo del vino.

Fate finta di essere un produttore. Avete comprato la terra a caro prezzo (a Montalcino ora si parla di un miliardo di vecchie lire ad ettaro), ci avete piantato le viti, avete aspettato 3-4 anni per avere la prima vendemmia, nel frattempo avete costruito una cantina, dove il vostro vino andrà ad invecchiare per altri 4 anni.

Nella migliore delle ipotesi cominciate quindi a vendere la prima bottiglia dopo 8/9 anni e inoltre, per legge, non potete produrre più di 50-60 quintali di vino per ettaro (che fanno circa 8000 bottiglie). E dopo tutta questa trafila (per tacere degli investimenti) non volete che un vino del genere costi almeno 23-25 € sullo scaffale del supermercato o in enoteca? Questo è il prezzo minimo per poter parlare di qualità sul Brunello.

Sul Rosso il discorso è differente e si possono trovare buoni vini alla metà del prezzo suddetto.


Gli altri vitigni

A Montalcino non si coltiva solo Sangiovese e Moscadello: da diversi anni molte aziende hanno piantato vitigni cosiddetti "internazionali", come Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Chardonnay, Pinot Bianco.

Per creare uno spazio anche ai vini fatti con questi vitigni è nata una nuova Doc, che si chiama Sant'Antimo e che raccoglie vini da uve diverse dal Sangiovese prodotti nel comune di Montalcino.

Personalmente non sono molto felice di questa nuova Doc perché credo che ogni territorio, toscano e non, debba farsi conoscere e riconoscere per le caratteristiche, spesso uniche, dei propri vini.

Il Sangiovese, sia che si parli di Brunello che di Rosso, come nasce a Montalcino non nasce in altre parti del mondo e allora perché andare a provare uve e vini che si possono fare ugualmente bene (e forse meglio) dal Cile all'Australia, dalla Francia agli Stati Uniti? Per spiegarmi meglio torno al paragone iniziale: Sabrina Ferilli è bella così, ma se le mettiamo una parrucca bionda e la vestiamo da Barbie non credete che il suo fascino, tipicamente italiano, ne risentirà?