Scritto da Francesco Giannoni |    Maggio 2006    |    Pag.

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Il pino fa parte dei ricordi più intimi della nostra infanzia. Chi da bambino non ha raccolto pinoli, lordandosi di nero mani, faccia e maglietta, e pensando "Oddio, ora la mamma mi sgrida"? Chi non ricorda la sensazione di leggero schifo sentendosi le dita appiccicose di resina?

Passeggiando fra i pini, verdi protagonisti della costa e della campagna toscana, alcuni spiccano per età e dimensioni. Per la circonferenza del tronco il primato spetta ad un esemplare di Castiglione della Pescaia: 5 metri e 40.
Il più alto, però, è quello di 25 metri a Villa Bibbiani, a Limite; inoltre ha una chioma che ombreggia una superficie (pensate un po'...) di 700 metri quadrati, equivalente a sette appartamenti di medie dimensioni. Le basse case di Cesa, frazione di Marciano della Chiana sembrano (senza offesa) ancora più basse, se paragonate al gigante di 20 metri che svetta in mezzo a loro, l'abitante più vecchio (300 anni) e più visibile del paesino.
A Ponte Ginori, vicino a Montecatini in Val di Cecina, ci sono due "gemellini"; il primo nato è alto 18 metri, il tronco alla base ha una circonferenza di quasi 5 metri; non ha una chioma molto folta: la veneranda età di 3 secoli ha costretto i vigili del fuoco a decise potature per evitare crolli dei rami più a rischio.

Abbiamo lasciato per ultimo quello che per noi è il più bello, nessuno ce ne voglia per piacere: il pino della Madonna di Monserrato, santuario vicino a Porto Azzurro. Colpisce davvero: isolato, vicino alla strada che porta al sacro edificio, spicca gigantesco con i suoi 22 metri di altezza e i 400 anni di età. Una sua particolarità è la chioma: in genere i pini diramano verso l'alto, e hanno il tronco per la maggior parte nudo; questa pianta, invece, ha una ramificazione che comincia presto: così la chioma, con un diametro di 30 metri, è più spettacolare del solito.
Ci racconta Valido Capodarca - autore del volume "Toscana, cento alberi da salvare" - che un tempo, l'8 settembre, si svolgeva la festa della Madonna di Monserrato, che comprendeva un pellegrinaggio a piedi fino al santuario. La sosta sotto il pino era d'obbligo: «nello spazio dei circa seicento metri quadrati ombreggiati dalla pianta venivano allestite le mense più disparate, e la pianta sopportava paziente la chiassosa compagnia di tanti commensali».

LA SCHEDA
Al mare e in cucina

Il pino domestico (Pinus pinea) è un albero che può raggiungere i 20-25 metri di altezza. Il tronco, eretto, nudo per gran parte della lunghezza, si ramifica in alto e forma una chioma dalla tipica sagoma ad ombrello.

Negli esemplari adulti la corteccia è screpolata, con placche grigie di forma irregolare, stretta e allungata. Le foglie aghiformi misurano 10-12 centimetri. Fiorisce da aprile a maggio.

Produce un falso frutto, lo strobilo, detto comunemente pigna, conico, coperto da squame legnose: contiene i veri frutti, i pinoli, usati per la preparazione di dolci e per l'estrazione dell'olio.

Il pino è la specie mediterranea per antonomasia. In Italia è frequentissimo lungo le coste ma forse non è indigeno: le pur magnifiche pinete sono frutto di impianti artificiali.

Il legno è usato nell'industria cartaria e, resistendo bene all'umidità, trova largo impiego nella fabbricazione di barche.