Nobile ed elegante, costeggia i viali di accesso a molte ville toscane. Il patriarca è a Vicchio

Scritto da Francesco Giannoni |    Gennaio 2006    |    Pag.

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Altrove è solo l'albero dei cimiteri, da noi è l'albero dell'eleganza. Alto e snello, aveva fra l'altro la funzione di delimitare le proprietà: "da quel cipresso a quell'altro la terra è mia". E ogni discussione finiva sul nascere.
Gli alberi monumentali toscani sono tutelati da un'apposita legge regionale del 1998. Citiamo alcuni cipressi storici della Toscana: a villa Mimbelli a Livorno; in località Manzana vicino a San Miniato; a Santa Lucia di Sopra a Greve in Chianti; alla Fattoria Le Corti di San Casciano Val di Pesa; a Villa di Cegliolo nei pressi di Cortona; alla Fattoria Frignano di Torrita di Siena; i cipressi di Bolgheri.

Uno dei patriarchi fra le piante di questa specie è il cipresso di San Romolo in località Campestri, vicino a Vicchio. Ha una circonferenza alla base di 6 metri, un'altezza di 16 e un'età di 600 anni: sarebbe, quindi, il più vecchio albero del Mugello.
Si dice che sia stato piantato da sant'Antonino, vescovo di Firenze nel XV secolo. Il sant'uomo, in occasione di una sua visita alla chiesa di San Romolo a Campestri, lo avrebbe messo a dimora davanti al tempio. Il venerando cipresso fu gravemente danneggiato nella seconda guerra mondiale.
Durante il passaggio del fronte, l'esercito tedesco pose una batteria nella fattoria sottostante la chiesa di San Romolo. Il comando, preoccupato che la gigantesca pianta potesse fungere da punto di riferimento per l'artiglieria o per i bombardieri angloamericani, decise di abbatterla: fu collocata una potente carica di esplosivo alla sommità del tronco. Il priore chiese e supplicò invano che la pianta fosse risparmiata. La carica fu fatta esplodere e... sant'Antonino fece il miracolo: il tronco e la prima corona di rami furono risparmiati. Con il tempo il cipresso è parzialmente ricresciuto, riuscendo a nascondere il buco provocato dall'esplosione al centro della pianta.

Volendo fare una gita fuori porta, un altro colosso appartenente a questa specie è visibile nei pressi del bellissimo paese di Verucchio, in Romagna: nel chiostro del convento di San Francesco si trova un gigantesco cipresso che la tradizione vuole piantato personalmente dal santo. L'età è quindi ancor più rispettabile del cipresso di Campestri: per gli acciacchi degli anni, alla pianta, che pende vistosamente da una parte, sono stati appoggiati robusti sostegni in metallo.



LA SCHEDA
Alto e sottile

Il cipresso (Cupressus sempervirens) è un albero che può raggiungere l'altezza di 20-30 metri e i 2000 anni di vita; le foglie sono molto sottili, squamiformi e appiattite; i frutti, detti galbuli, sono ovoidali e squamati. Fiorisce da febbraio a marzo.

È originario dei paesi del Mediterraneo orientale, si è diffuso poi in tutto il bacino del Mediterraneo. In Italia vive dal livello del mare fino ai 700 metri di altitudine.
Il legno è duro, immarcescibile e di grandissima durata, e perciò è molto apprezzato per la costruzione di mobili. La malattia che può attaccare quest'albero è il Coryneum cardinale, il cosiddetto cancro del cipresso, che ha provocato non pochi danni al patrimonio arboreo toscano.


Bibliografia:
Giorgio Batini, Gli alberi della fede in Toscana, Le Lettere, 1998
Valido Capodarca, Gli Alberi monumentali della Toscana, Edifir, 2003
Luigi Fenaroli, Alberi, Giunti Editore, 1998.