Alla villa di Castello uno dei giardini rinascimentali più belli al mondo, da cui trasse ispirazione Botticelli per il suo celebre dipinto

Scritto da Càrola Ciotti |    Ottobre 2009    |    Pag.

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Nel 2005 è stato decretato uno fra i dieci più belli d'Europa, da una giuria di esperti inglesi: il giardino della villa medicea di Castello, nei pressi di Firenze, ha quasi 500 anni di vita e conserva ancora oggi un grande prestigio, riconosciutogli in tutto il mondo. Quando fu creato, nella prima metà del ‘500, si impose, sin da subito, come prototipo del giardino rinascimentale, imitato poi in Italia e in tutta Europa.

Il valore di questo spazio è inestimabile, sia sul piano storico sia su quello botanico. Sono presenti ottocento piante da collezione, mille in vaso e cinquecento esemplari di agrumi, tra i più rari ed antichi del mondo: tra questi, alcuni, hanno addirittura tre secoli di vita! L'intera tenuta si estende su circa dodici ettari, ma il giardino vero e proprio copre una superficie di circa un ettaro ed è visitabile in un paio d'ore, volendo anche con la guida di esperti accompagnatori. La caratteristica principale è che non esistono zone chiuse al pubblico, come per esempio accade in quello di Boboli, sempre a Firenze: a Castello, i visitatori hanno libero accesso ovunque.

 

Il "curatore" dei giardini
Ogni anno, circa trenta-quarantamila persone si recano a vedere il giardino; si tratta in prevalenza di un pubblico molto attento e preparato, proveniente in gran parte dall'estero. Per guidarci alla scoperta di Castello, e delle sue meraviglie, parliamo con il "papà" del giardino, Paolo Galeotti, colui che da oltre trenta anni se ne prende cura, in qualità di responsabile del patrimonio verde qui custodito. Galeotti considera questo giardino una sua creatura: tra tutti quelli di cui è il curatore - oltre venti giardini storici, da nord a sud della penisola - questo è il suo preferito.

«Ho iniziato la mia carriera di giardiniere lavorando a Boboli - esordisce Paolo - pochi anni dopo mi fu affidato il giardino di Castello. Fu per me una scoperta vera e propria: nonostante le mie origini fiorentine, e gli studi di agraria, non avevo mai avuto l'occasione di visitare questo posto. La cosa di cui mi resi conto immediatamente, fu che tutti gli agrumi antichi della collezione di Castello non avevano più un nome». Per tentare di riclassificare queste specie, Galeotti, si documenta presso l'Archivio di stato, la Biblioteca nazionale e il Dipartimento di botanica e intraprende una vera avventura scientifica, cui dedica lunghi anni di studio e lavoro. Il successo ottenuto a Castello lo porta a occuparsi di altre importanti collezioni, come quella dell'Orto botanico di Firenze, o quella di Villa Pisani, in Veneto: a lui, va anche il merito di aver reintrodotto, nel giardino di Villa d'Este a Tivoli, gli agrumi che lì mancavano dal 1700. Oggi, è considerato uno dei massimi esperti del settore, con numerosi riconoscimenti e premi - anche internazionali - al suo attivo.

 

Giardini segreti

«Come responsabile del giardino - spiega Galeotti - ho sempre cercato di operare per restituire l'identità originaria: seguendo questo principio, ad esempio, abbiamo ricreato gli antichi prati fioriti, tipici del primo periodo mediceo. Grazie all'attento esame del famosissimo dipinto di Botticelli La Primavera - che, si dice, proprio dal giardino di Castello fu ispirato - e a un ingrandimento di alcuni particolari, siamo riusciti ad identificare quali specie di fiori popolassero i prati della villa». Così, recandosi in visita nel periodo compreso fra metà febbraio e metà aprile, si può assistere ad un vero spettacolo della natura: narcisi, anemoni, fritillarie, muscari, iris nani, tulipani, crochi esplodono in mille colori e forme diverse, donando delicate emozioni.

Un altro angolo restituito a nuova vita, dal lavoro di Galeotti e dei suoi validi collaboratori, è uno dei due giardini segreti, precisamente quello seicentesco, voluto da Cosimo III, grande appassionato di botanica. All'epoca del granduca, questo luogo era riservato a pochi intimi; chiunque altro tentasse di entrare nel giardino segreto, o ancor peggio, asportasse fiori o foglie, subiva pene severissime. Oggi, tutti possono visitarlo semplicemente chiedendo ai custodi di aprire il grande portone di accesso: al suo interno si possono ammirare le numerose specie di piante che Paolo ha amorevolmente reintrodotto nel corso del tempo. «Vent'anni fa, qui, non esisteva più niente - racconta - solo prato e orti, nella parte bassa. Abbiamo ritrovato documentazioni dell'epoca con disegni precisi e abbiamo potuto così ricreare, in gran parte, l'aspetto originario».

 

Aromatiche ed erbacee

Scopriamo una bellissima collezione di gelsomini: sono di specie asiatica e in inverno devono esser protetti dal freddo. «L'edificio qui presente, noto come la stufa dei mugherini, era del tutto degradato - ci spiega Paolo - è stato restaurato mantenendo le ferrature settecentesche, i vetri soffiati e quelli piombati, e di nuovo ospita i gelsomini durante l'inverno».

Oltre a queste preziose piante, nelle aiuole, ricostruite sugli schemi dell'epoca, si coltivano una varietà infinita di aromatiche ed erbacee perenni: collezioni di timo, lavanda, salvia, menta, artemisia, aglio, oltre a molte piante tipiche delle tradizioni antiche, come la saponaria - utilizzata per il bucato - e l'erba della Madonna, curativa per ferite e scottature. Nella piccola fontana, all'ingresso, spiccano le ninfee; tra le piante da fiore, molte rose classiche ed inglesi, oltre a varietà antiche, come la rosa alba e la damascena. Il giardino di Castello è un museo a cielo aperto, dove rigenerare mente e corpo nella pace e nel silenzio di un luogo quasi magico: tante le realtà artistiche da scoprire, oltre a quelle botaniche, qui sommariamente descritte.

 

L'intervistato è Paolo Galeotti, curatore e restauratore di giardini e parchi storici e responsabile del giardino di Castello

Villa Medicea di Castello
Via Castello, 47 - Firenze
Tel. 055454791
ingresso gratuito

Orari: ottobre e marzo 8.15 -17.30; da novembre a febbraio 8.15 -16.30; estivo 8.15 - 19.30; chiuso il 2° e 3° lunedì del mese


Fotografie di Federico Magonio


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