Etnologo, alpinista, fotografo, scrittore: Fosco Maraini raccontato dalla moglie giapponese

Scritto da Silvia Amodio |    Maggio 2015    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Fosco Maraini in abiti tradizionali giapponesi - Foto g.c. Museo Storia Naturale , Firenze

Mieko Namiki è una signora giapponese, simpaticissima e di grande temperamento che vive a Firenze da tanti anni. Fin da bambina coltiva e approfondisce l’arte della composizione floreale, l’ikebana, una pratica che richiede anche molti anni di studio, classificandosi tra le più giovani diplomate del paese.

Dopo aver completato la sua formazione in arte e design, trova un impiego presso una grande casa editrice. «Lavoravo tantissimo – ci racconta – non c’erano mica i computer! Avevo anche una grande passione per lo sci; così ogni tanto, dopo aver faticato tutta la notte, con i miei colleghi andavamo direttamente in montagna, senza aver dormito».

Ed è stata una di queste gite a cambiarle la vita… Sì, perché proprio su un treno che la porta a destinazione incontra un signore, ma non uno qualsiasi, Fosco Maraini. Il noto antropologo, scrittore, alpinista, fotografo che per molti anni ha vissuto in Giappone, dove è stato anche internato con la famiglia in un campo di concentramento, a Nagoya, perché si era rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò. In segno di protesta davanti ai comandanti, Fosco si tagliò un dito, un gesto simbolico che non gli diede la libertà, ma una capretta e un orticello con cui sfamare la moglie e le tre figlie. Ma torniamo al treno…

Fosco Maraini con la moglie Mieko 03-08-2003, casa di Pasquìgliora - Foto di Alessandro Gogna

«Avevo perso il mio treno – racconta Mieko – così ho preso quello successivo, dove davanti a me era seduto Fosco. Doveva raggiungere degli amici, ma non aveva prenotato un alloggio così mi sono offerta di aiutarlo, anche se io proseguivo per un’altra località. Quando sono arrivata a destinazione mi sono premurata di chiamare il suo albergo per assicurarmi che fosse tutto a posto. Fosco era già sulle piste da sci, così non ho neanche potuto salutarlo e non ci ho più pensato, del resto non mi aveva particolarmente colpito.

Ma il caso ha voluto che nell’immensa Tokio ci incontrassimo casualmente per altre due volte. Così, alla terza, quando mi ha rivista, mi ha invitato a prendere un caffè. All’epoca era già separato da sua moglie e da allora è iniziata la nostra bellissima e lunghissima storia d’amore. Nel 1968 l’ho seguito in Italia, a Firenze. Non ero proprio convinta. Infatti, prima di partire mi ero organizzata per avere un piano di riserva e poter lavorare autonomamente come designer, ma poi abbiamo passato 40 anni insieme».

Fosco Maraini ha un profondo legame con Firenze e con il Museo di antropologia in particolare, al quale ha donato molte testimonianze importanti della cultura Ainu di Hokkaido, che studiava quando era in Giappone. L’antropologo raccolse sul campo vestiti, utensili e oggetti vari di questo popolo e durante la seconda guerra mondiale, prima di rientrare a Firenze, si premurò di metterli al sicuro negli scantinati dell’Istituto francese di Kyoto.

Dopo la guerra tornò a cercarli e nonostante la città fosse devastata, il prezioso materiale era intatto, e ora è in bella mostra nella sala del Museo dedicata agli Ainu, una delle collezioni più importanti e complete di questo popolo.

Mieko Maraini - Foto di S. Amodio

Una determinazione e una passione per le scoperte che Mieko conosce bene. «Era una persona curiosissima, voleva sempre viaggiare ed esplorare, non si fermava davanti a niente. Una volta, quando aveva più di 70 anni, abbiamo partecipato a una spedizione in Buthan: superati i 3000 metri si sono sentiti tutti male tranne lui! Un’altra volta aveva deciso di visitare in lungo e in largo l’isola di Hokkaido con una piccola macchina che ci avevano prestato; siamo stati in giro più di un mese esplorandola anche a piedi e con gli sci.

Un giorno, nella direzione del mare, ci siamo imbattuti in un vento gelido che trasportava neve, ma questo non l’ha scoraggiato, voleva raggiungere ad ogni costo un piccolo villaggio di pescatori che conosceva. Un poliziotto ci aveva proibito di passare perché lungo la strada potevano esserci delle valanghe, ma appena ha girato l’angolo Fosco ha spostato le transenne e siamo andati comunque. Al ritorno la macchina si è bloccata per la neve, ero disperata!

Faceva freddo e non c’era modo di muoverla. Pensavo già di dormire al gelo dentro la macchina quando, per fortuna, un pescatore è venuto a salvarci. Che avventura! Una delle tante. Fosco studiava sempre, quando doveva lavorare a un progetto la sua stanza era piena di libri, ovunque, anche per terra, e mi era proibito entrare.

Eravamo complici e molto affiatati; quando non volevamo farci capire da qualcuno giocavamo con le parole in un misto di italiano-inglese-giapponese. Un linguaggio nostro, solo nostro».

Corso Ikebana

Fiori viventi

L’ikebana, l’arte di disporre i fiori, ha radici antichissime: nasce in India e in Cina nel VI secolo d.C. e trova terreno fertile su cui svilupparsi in Giappone.

Originariamente era praticata solo dai nobili e dai monaci buddhisti, poi si è estesa a tutti i ceti, diventando una pratica molto più diffusa. La traduzione letterale significa “fiori viventi” ma può intendersi anche come kado, “la via dei fiori” a sottintendere il cammino spirituale dello zen. Sono usati solo materiali organici, foglie, rami, fiori, secondo precise regole.

La maestra Mieko Namiki Maraini tiene un corso di ikebana presso il Museo di storia naturale (Palazzo Nonfinito, via del Proconsolo 12, Firenze), dal 29 maggio al 19 giugno.

Info: 0552757716/717