Pete Souza racconta per immagini Barack Obama, da senatore a capo degli Stati Uniti

Scritto da Silvia Amodio |    Ottobre 2017    |    Pag. 8

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Obama e le figlie

Obama e le figlie - Foto P.Souza

Personaggi

Per otto anni è stato a fianco di una delle persone più importanti al mondo: Pete Souza ha seguito come fotografo ufficiale, passo dopo passo, giorno dopo giorno, Barack Obama per due volte presidente degli Stati Uniti. Ho avuto modo di apprezzare dal vivo una selezione delle immagini scattate da Souza al “Cortona on the Move”, il festival internazionale di fotografia che da sette anni si svolge nella cittadina toscana, dove ero presente alla mostra “L’Arte del Ritratto", curata da Roberto Mutti, che include una serie di scatti da me realizzati per Coop in diversi Paesi.

Nel suo incontro con il pubblico Pete ha raccontato il dietro le quinte degli scatti più famosi, dipingendo un presidente attento, scrupoloso e umile, ma anche un uomo capace di ritagliarsi del tempo per stare insieme alla famiglia, fare sport con regolarità e sorridere con i colleghi: «Ho iniziato la relazione professionale con Obama il 5 gennaio 2005. Quando l’ho conosciuto era stato eletto senatore dell’Illinois e abbiamo documentato il suo primo anno in Senato, così è iniziata la collaborazione. Sono stato in contatto con lui per tutta la campagna elettorale presidenziale. Dopo le elezioni, il suo direttore della comunicazione mi inviò una mail con scritto semplicemente “sono interessato ai suoi lavori”. Così, quattro anni dopo averlo conosciuto, un sabato sera nel 2009 mi chiese se potevo diventare il suo fotografo ufficiale. Gli risposi di sì, ma a una condizione: che potessi fotografare ogni incontro e tutto quello che avrebbe riguardato la presidenza, anche la sua famiglia».


Biografia con foto

Quelle presentate a Cortona sono una piccolissima parte dei milioni di foto scattate negli otto anni in cui Souza ha seguito Obama negli incontri ufficiali e in quelli più informali. Gli scatti poi passati alla storia non riguardano necessariamente questioni politiche o situazioni ufficiali. L’abilità dell’autore è stata quella di cogliere al volo un aneddoto, un gesto, per rendere umano e raccontare, a noi comuni mortali, uno degli uomini più influenti sul pianeta, attraverso una sorta di biografia fotografica. Fa sorridere la foto che ritrae il presidente con le mani alzate in segno di resa di fronte a un bambino travestito da Spiderman, così come quella scattata all’Università del Texas, quando appoggia il piede sulla bilancia alle spalle di un collaboratore che si stava pesando, per fargli uno scherzo. Mentre lo scatto dove saluta in modo informale l’addetto alle pulizie nell’Eisenhower executive office building lo descrive come un uomo umile, attento alle classi meno abbienti. A questo proposito Pete ci dice che «non sempre la composizione è perfetta, ho lasciato spazio alla spontaneità e così alcune immagini sono diventate delle icone. Ci sono stati momenti difficili, durante la crisi economica, ma per la maggior parte del tempo il presidente ha cercato di creare un clima disteso tra i suoi collaboratori».


Presidente e babbo

Il fotografo si sofferma su una foto che ritrae un foglio con scritto il discorso del presidente, pieno di cancellature. Altri forse non avrebbero voluto mostrare quell’immagine che invece racconta molto bene il lato umano di un presidente, con i suoi dubbi e le sue incertezze. Pete racconta anche che, quando è arrivato, le bambine Sasha e Malia avevano 3 e 6 anni, le ha viste crescere e ora sono delle adolescenti più alte di lui. Nei suoi ricordi il fotografo sottolinea l’importanza che Barack Obama ha dato alla sua famiglia e all’impegno per preservarla: «Andava a prendere le figlie a scuola come ogni padre. Questi piccoli momenti davano un senso al mio lavoro. Una volta, una delle due figlie aveva un saggio di danza, ma il presidente non poteva andare a vederla per un impegno troppo importante per essere cancellato. Così andò alle prove generali, e quando fu il turno della figlia si concentrò solo su di lei. Il tempo è molto limitato per un presidente, ma quando Obama stava con le figlie, anche solo 5 minuti, erano di attenzione vera», precisa Souza.


A tempo pieno

«Fotografare il presidente per la storia è un lavoro continuo, sette giorni su sette, sempre in viaggio, senza nessuna vacanza e nessun giorno di malattia, con il cellulare che vibra in continuazione. Obama e io abbiamo condiviso un sacco di tempo in presenza l’uno dell’altro. Probabilmente più di chiunque altro, anche di sua moglie. Dalle 10 alle 12 ore al giorno. Fotografavo ogni riunione, ogni giorno. Nello Studio ovale, nella Situation room, nella Roosevelt room. E poi in viaggio. Quasi 1,5 milioni di miglia con l’Air Force One. Tutti e 50 gli Stati americani, più di 60 Paesi. Due milioni di fotografie in otto anni. Lungo il percorso, sono diventato suo amico. E lui è diventato amico mio. Come diavolo puoi evitarlo quando trascorri tutto quel tempo insieme?».


Video

Pete Souza In mostra a Cortona