Viaggio nell’editoria indipendente toscana: Della Porta, Pisa.

Scritto da Pippo Russo |    Aprile 2015    |    Pag.

Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Silvia Della Porta

Una piccola bottega della divulgazione storica. Questo è la Della Porta Editore, una casa editrice pisana nata dalla passione di una famiglia: la giovane Silvia, la madre Lucia, e Ignazio che è rispettivamente zio e fratello delle due donne.

Nucleo ristretto, metodo artigianale, produzione editoriale di alta qualità che poco a poco si estende fino a puntare all’obiettivo dei sei titoli all’anno. Che a partire dallo sfondo storiografico si distribuiscono su quattro collane. Quella dei saggi dove trovano spazio, fra gli altri, il volume Atene sovietica di Carlo Marcaccini, e quello recente di Franco Andreucci dal titolo Da Gramsci a Occhetto. Nobiltà e miseria del PCI 1921-1991.

C’è poi quella delle biografie, in cui spiccano il libro di Julian Budden su Giuseppe Verdi e quello di Ettore Cinnella dal titolo Carmine Crocco. Un brigante nella grande storia. C’è anche una collana dedicata ai libri-intervista, al cui interno si nota quello realizzato da Joseph Farrell con Franca Rame. E infine c’è quella denominata Extra Small, che fin qui annovera un solo titolo: Perché scoppiò la prima guerra mondiale di Élie Halévy.

Un curriculum molto buono, per una casa editrice la cui idea originaria risale al 2008 ma che ha cominciato a entrare a regime con la fine del 2011.

«Ci è piaciuta fin dall’inizio l’idea di fare un lavoro di divulgazione storica – racconta Silvia Della Porta –, siamo convinti che sia un’operazione necessaria da fare in questo momento. E proprio perché il nostro intento è divulgativo ci avvaliamo di autori che non sono soltanto di estrazione accademica. In catalogo abbiamo opere di due giornalisti.

Uno è Alberto Toscano, che vive e lavora in Francia e per noi ha scritto Benedetti italiani. L’altro è Fabio Galvano, che è stato per anni corrispondente da Mosca per “La Stampa” e ha visto da vicino il dissolversi dell’Unione Sovietica. Racconterà questa esperienza in un libro dal titolo Tre funerali al Cremlino, che verrà pubblicato a breve».

Dopo una lunga fase d’ideazione e preparazione, l’attività editoriale di Della Porta prende avvio col ritorno di Silvia da Londra, dove era stata a frequentare un master in Editoria. Un’esperienza preziosa per consentire a una casa editrice giovane e di nicchia la possibilità di reggere dentro un mercato affollatissimo e sempre più asfittico.

Una sopravvivenza garantita anche dalla capacità di scegliere autori e titoli, e persino di fare scouting, cioè selezione di scrittori e testi in cerca di editore: «a volte capita che ci arrivino delle proposte di libro, altre volte che ci mandino i manoscritti. Ma succede pure che siamo noi a cercare gli autori per proporre i titoli. È una parte molto stimolante di questo lavoro, e fin qui è andata bene».

Dovendo valutare la specifica situazione della Toscana, che ambiente è quello regionale dall’osservatorio di una piccola casa editrice? «Per fortuna la Toscana è una delle regioni in cui ancora ci sono degli elevati indici di lettura. Questo ci dà una mano. Ci sono delle librerie che sanno fare molto bene il lavoro di animazione culturale, e poi ci sono belle iniziative come il “Pisa Book Festival” che si tiene ogni anno a novembre.

Direi quindi che la situazione toscana sia tutto sommato buona. Piuttosto, se guardo al futuro immediato, spero non ci siano dei problemi sul piano della distribuzione. Noi siamo distribuiti da Pde, un distributore molto attento all’editoria indipendente, e con loro ci siamo trovati benissimo. Spero che dalla fusione con Feltrinelli e Messaggerie la Pde non ne esca penalizzata, perché sarebbe un danno per tutti quelli come noi». È sempre una strada dura quella degli indipendenti.