Dalla storia di una straordinaria donna africana, all'impegno contro l'Aids. Una mostra fotografica e un progetto d'aiuto

Scritto da Silvia Amodio |    Novembre 2007    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Il demone di Sindiwe
Platone sostiene che prima della nascita
la nostra anima sceglie il percorso che poi faremo sulla terra. Riceve un compagno che ci guida, che è il portatore del nostro destino, un daimon, un demone, che è unico e solo nostro, e non ci abbandona mai, fino alla morte. I latini lo chiamano genius, ed è quello che noi chiameremmo vocazione o carattere. A queste riflessioni, ben descritte ne Il Codice dell'Anima di James Hillman, ho pensato quando due anni fa ho incontrato Sindiwe Magona ad una mia mostra, a Fiesole.
Sindiwe è colei che qualcuno definirebbe una forza della natura, per me è un'ambasciatrice, nata con un compito preciso: dare voce al suo popolo, il popolo sudafricano.

Dall'apartheid all'Onu
Sindiwe - che appartiene all'etnia Xhosa, la stessa di Nelson Mandela - è cresciuta nei sobborghi di Città del Capo durante il periodo dell'apartheid. Da giovanissima è stata abbandonata dal marito con tre bambini di cui si è presa cura da sola facendo molti lavori umili e impensabili, come vendere teste di capra ai bordi delle strade. Eppure il suo demone, anche nei momenti più duri, non l'ha mai abbandonata, riservandole un destino ben preciso. Senza fissa dimora, passando da una baracca all'altra, senza acqua né luce e molto spesso senza mangiare, ha studiato per corrispondenza fino alla laurea, all'Università del Sudafrica, conseguendo successivamente un master presso la Columbia University. Ha vinto un concorso all'Onu di New York, dove è stata impiegata per 26 anni, fino alla pensione.
È proprio negli Stati Uniti che Sindiwe ha iniziato a scrivere, raccogliendo ben presto grandi consensi da parte del pubblico e dalla critica, e ora i suoi libri sono tradotti in numerose lingue. Il suo impegno politico è stato riconosciuto nel 1976, quando è stata chiamata a Bruxelles a far parte del tribunale internazionale per i crimini contro le donne. È proprio al culmine del suo impegno politico che si è resa conto che la penna può fare più della spada.
Ho avuto modo di conoscere approfonditamente Sindiwe all'Università di Washington, a Seattle, dove entrambe siamo state invitate per parlare del Sudafrica, lei attraverso la scrittura, io attraverso le fotografie. Siamo due mondi distanti per età, provenienza, esperienze, eppure il desiderio di combattere onestamente, unito alla cocciutaggine e alla presunzione di poter fare qualcosa per opporsi a quello che non ci piace, ha creato una coppia inossidabile.

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Emergenza Aids
Proprio negli Stati Uniti Sindiwe mi ha spinto ad occuparmi di uno deiproblemi più gravi che affliggono il Sudafrica, l'Aids. È nato così il nostro progetto "Volti positivi": la collaborazione della Regione Toscana e dell'Azienda sanitaria di Firenze hanno reso possibile la realizzazione di una mostra fotografica e di un documentario.
Il lavoro sarà presentato il 1° dicembre - giornata mondiale dedicata all'Aids - all'Istituto degli Innocenti, a Firenze. Lo scopo dell'evento è quello di attirare l'attenzione su questo problema anche in Italia, dove l'epidemia, soprattutto a causa della scarsa informazione, è in aumento. Sono stata un mese e mezzo in Sudafrica, nelle zone più povere di Città del Capo, per raccogliere testimonianze e fotografie su questo tema. La realtà che ne è emersa è drammatica: il ministro della sanità suggerisce aglio e cipolla per curare l'infezione, una credenza popolare sostiene che avere rapporti sessuali con una vergine renda immuni dal virus, così gli stupri ai danni di bambine anche piccolissime non si contano. Un politico, accusato di stupro nei confronti di una sieropositiva ha dichiarato in televisione che dopo un rapporto non protetto basta farsi una doccia...
Eppure i volti dell'Aids che ho visto sono volti positivi e pieni di speranza, anche grazie alla forza straordinaria di donne come Sindiwe Magona. Proprio per ribadire il suo impegno sociale, Sindiwe ha dedicato il suo ultimo romanzo - che uscirà in Italia in questi giorni - al tema dell'Aids. Si intitola Questo è il mio corpo (17 euro, ed. Gorée, tel. 0577758150, www.edizionigoree.it) e ancora una volta pone particolare attenzione ai problemi che affliggono le donne del suo paese.

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Il sogno di James
Nel mio primo viaggio in Sudafrica ho conosciuto un'altra persona speciale, James Xolani Konza.
Mi ha colpito il sogno che aveva fin da bambino, diventare un cantante lirico. Rimane per me un mistero come in una baracca, allestita con meno dell'indispensabile, abbia potuto appassionarsi all'opera! Ma ormai lo sappiamo, il "demone" non si controlla, e James ha fatto di tutto per seguire la sua vocazione: canta nei cori delle chiese e insegna musica gratuitamente a scuola, impiegando due ore per andare e due per tornare a casa...
Dopo non poche difficoltà, grazie anche all'interessamento del professor Douglas Merrell dell'Università di Washington (distaccamento di Seattle), siamo riusciti a farlo accettare all'Università di Città del Capo, dove finalmente può studiare musica. Ma la retta ha un costo che James non può permettersi e per questa ragione è stato aperto un conto in suo favore per aiutarlo.
Questa la causale, obbligatoria, e l'indirizzo al quale inviare il proprio contributo: "Fund for benefit of Xolani Konza", numero conto 5545536, P.O. box WSECU, Olympia, Washington 98507, Usa. È consigliabile inviare dollari in contanti, altrimenti le procedure si allungano e c'è da pagare una quota per il versamento dell'assegno. Per maggiori informazioni è possibile contattare il professore Doug Merrell (che parla italiano) all'indirizzo dmerrell@u.washington.edu.
E chissà che un giorno anche James non possa finalmente cantare la libertà del suo popolo...



Le cifre

Aids nel mondo
40 milioni di persone infette, di cui il 70% in Africa
5 milioni di nuove infezioni, di cui il 75% in Africa
3 milioni di morti all'anno, di cui l'85% in Africa
9 bambini su 10, sieropositivi, vivono in Africa
dall'inizio dell'epidemia sono morte 25 milioni di persone, l'80% in Africa, lasciando 12 milioni di orfani, di cui il 79% in Africa.

Aids in Italia
130 mila persone sieropositive
dal 1982 al 2005 sono stati registrati 56076 casi di Aids, di cui il 62% letali. Aids in Toscana
7000 persone sieropositive, una ogni 500 persone
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LA MOSTRA
Volti positivi

Silvia Amodio è una straordinaria ritrattista. Riesce a concentrare in un'unica immagine, secca ed essenziale, quello che pensa del soggetto, costringendo il nostro sguardo a fermarsi e a riflettere. Le vicende della vita l'hanno portata a raccontare la tragedia del popolo sudafricano, uno dei più colpiti dal virus dell'HIV. Il risultato è un'emozionante serie di ritratti che verrà presentata il 1° dicembre, in occasione della Giornata mondiale dedicata all'Aids, all'Istituto degli Innocenti grazie alla collaborazione della Regione Toscana e dell'Azienda sanitaria di Firenze.

Non scatta a raffica - Silvia - né tenta ammiccamenti al reportage o alla costruzione dell'immagine. L'intensità dello sguardo del soggetto, rigorosamente in macchina, non viene mai sacrificata per ricercare un equilibrio formale o un accorgimento grafico. Con un colpo d'occhio l'artista riesce a tenere insieme molteplici aspetti e a incatenare il nostro sguardo ai suoi splendidi ritratti. Sorridenti, belli, quasi rilassati. È la serenità chi non si aspetta nulla dal futuro, di chi non conosce le cosiddette malattie delle società moderne - anoressia e ipocondria. I soggetti delle foto - donne, anziani, uomini, bambini colpiti dal virus HIV - appaiono straordinariamente "positivi" come sottolinea il titolo che, pur alludendo alla loro malattia, vuole di fatto riconfermare un modo diverso di essere e di affrontare l'Aids nelle popolazioni colpite dal sottosviluppo.

Valorizzata da un evocativo progetto di allestimento che prevede installazioni visive e sonore, la mostra di Silvia Amodio si prefigura sicuramente come uno dei principali eventi della prossima stagione artistica fiorentina.

(Daniela Tartaglia)

Dal 1° dicembre al 6 gennaio 2008, Istituto degli Innocenti - Firenze, orario 10/17, ingresso libero.