I festeggiamenti per Ferdinando Panciatichi Ximenes. Fece costruire il Castello di Sammezzano in Valdarno

Scritto da Gabriele Parenti |    Maggio 2013    |    Pag. 10

Giornalista professionista e regista radiotelevisivo, Gabriele Parenti ha realizzato vari programmi per le reti nazionali della Rai (Intercity-cultura, Learning, Speranze d'Italia) e per Rai International. Autore di documentari e di docu-fiction, attualmente coordina i programmi culturali della Sede Rai di Firenze. Ha svolto attività di ricerca presso l'Istituto di Filosofia del Diritto e di Studi storico-politici dell'Università di Pisa; tiene workshop e seminari nelle Università di Firenze, Pisa e Siena. Tra i suoi libri: Il pensiero dell'esilio (1986); La Sfida. Il pensiero e il coraggio di Robert Kennedy (1999); Il sogno e la memoria (2000); Il lato oscuro (2002); Sui crinali della storia (2005); Oltre l'immagine (2006).

Membro onorario dell’Ordine degli architetti e degli ingegneri, il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona (Firenze 1813-Reggello 1897) fu anche appassionato bibliofilo, botanico, imprenditore, uomo politico e patriota.

Aveva poco più di trent’anni, quando prese parte con passione ai moti risorgimentali del 1848, condividendo le speranze e le disillusioni di quanti combatterono nella prima guerra d’indipendenza. Quando si realizzò l’unità d’Italia, divenne consigliere comunale a Reggello e a Rignano; poi a Firenze fu membro del Consiglio compartimentale (più o meno l’attuale provincia) dal 1860 al 1864.

Infine, dal 1865, fu deputato del Regno. Ma, deluso dalla politica, si ritirò a vita privata dedicandosi all’arte e alla cultura. Aiutò con donazioni le più importanti istituzioni culturali fiorentine, come l’Accademia di belle arti, il Museo del Bargello, gli Uffizi, l’Accademia dei georgofili, la Società toscana di orticultura. Inoltre, contribuì alla nascita della Biblioteca nazionale di Firenze attraverso il conferimento di una parte del suo celebre archivio. Intellettuale raffinato e profondo conoscitore di Dante, nel 1865 fu presidente del Comitato per le celebrazioni del sesto centenario del poeta.

Il Castello di Sammezzano

Erano gli anni di Firenze capitale, e Ferdinando Panciatichi, che possedeva due splendide dimore nel centro della città (Palazzo Panciatichi, in via Cavour, e Palazzo Ximenes in Borgo Pinti), era uno dei principali animatori della vita culturale.

Ma l’impresa che lo ha reso più famoso è anche quella che più fece discutere, il Castello di Sammezzano nel Valdarno superiore che progettò e finanziò e al quale lavorò personalmente per oltre quarant’anni (dal 1853 all’anno della morte). Lo concepì come un compendio di tutti gli stili orientali, dalla Persia all’India, dalla Siria allo stile moresco.

La sua idea di fondo era che l’arte occidentale derivasse da quella orientale e con il suo carattere impavido (il suo motto era Todos contra nos. Nos contra todos) la sostenne contro i molti contraddittori. Ma l’aspetto più significativo, al di là delle primogeniture è che, in piena epoca colonialista, gettò un ponte fra oriente e occidente, e lo fece sebbene non fosse mai stato fuori dall’Europa, e quell’architettura orientale l’avesse studiata solo sui libri.

Per la sua opera assunse artigiani locali e altri li fece arrivare addirittura dal nord Africa, costruì una fornace per produrre la ceramica, realizzò un palazzo di 365 stanze (una per ogni giorno dell’anno) in stile moresco, circondato da uno dei più vasti  parchi della Toscana dove piantò specie esotiche come le sequoie giganti (alte più di 57 metri, una di esse ha un tronco di 10 metri di diametro). Notevoli anche gli esemplari di cipresso di Lawson, riconoscibile per il colore argenteo della chioma.

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Per celebrare il bicentenario della nascita il Comitato FPXA 1813, che prende nome dalle iniziali del marchese Panciatichi, ha programmato una serie di manifestazioni. Il presidenteMassimo Sottani ha illustrato le iniziative, a cominciare dal convegno che si terrà venerdì 31 maggio e sabato 1° giugno: «Un convegno per riscoprire  Ferdinando Panciatichi Ximenes, assai meno conosciuto del Castello che però può essere compreso solo attraverso la figura del suo ideatore e realizzatore.

Per rendere omaggio al marchese – continua Sottani – stiamo collaborando con il Comune di Reggello per il recupero del suo sepolcreto nel cimitero di Sociana; il 10 marzo, nel corso di un evento commemorativo, abbiamo ufficialmente consegnato il progetto di restauro». Circa il Castello di Sammezzano che da molti anni è chiuso al pubblico, Sottani ha annunciato che, nell’ambito delle celebrazioni per ricordare Ferdinando Panciatichi, sarà  organizzata una visita guidata dal Comitato FPXA su prenotazione (info: www.sammezzano.org).

Fra le altre iniziative del Comitato, la raccolta di documenti riguardanti il marchese e il castello di Sammezzano, e la messa a disposizione di tutti e con facilità, attraverso internet, della documentazione raccolta.

«Nella Firenze Capitale d’Italia, ma chiusa e provinciale, lui aveva guardato più lontano, - conclude Sottani - con un messaggio di grande modernità e attualità: funzione della bellezza e dell’architettura, rapporti fra Oriente e Occidente, rivendicazione della libertà e della dignità dell’uomo».

 

L’antenato astronomo

Fra gli antenati di Ferdinando Panciatichi, la famiglia Ximenes annovera il gesuita Leonardo Ximenes (1716-1786), una fra le maggiori personalità scientifiche della Toscana lorenese: si distinse per i suoi scritti di astronomia, idraulica, geometria, fisica e meccanica.

Nel 1756 fondò nel convento di San Giovannino a Firenze un osservatorio astronomico che ancora oggi si chiama Osservatorio Ximeniano. Nominato geografo e matematico del granduca nel 1761, fu ingegnere idraulico nella bonifica della Maremma toscana e del padule di Bientina.

Diresse inoltre i lavori della Strada regia pistoiese, (il versante toscano della strada fra Pistoia e Modena), come ricordano le piramidi dell’Abetone.

Foto di F.Giannoni


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