La Toscana e la moderna distribuzione

Il commercio da' i numeri
Il rapporto Nielsen 1997 (uno dei più autorevoli istituti di ricerca a livello internazionale nel settore distributivo, ndr) mette chiaramente in evidenza come tra le quattro regioni dell'Italia centrale la Toscana registri la presenza più bassa di supermercati ed ipermercati. Soltanto 90,1 metri quadrati di superficie per ogni 1.000 abitanti, là dove Marche, Lazio e Umbria ne hanno rispettivamente 139,5, 96,8 e 115,7. Una presenza di grande distribuzione che è più bassa della media nazionale (101,8) e della stessa Sardegna (99,4). Questo dato è confermato anche dal 7° Rapporto Cescom (Centro studi sul commercio dell'Università Bocconi) che pone la Toscana fra il 12° e il 13° posto tra le regioni italiane e sempre molto al di sotto della media nazionale.
Quanto allo sviluppo della grande distribuzione dal 1994 (anno delle direttive regionali sulla grande distribuzione) ad oggi, è da segnalare che il recente decreto Bersani sulla riforma del commercio ha fatto sì che quasi un terzo (il 31 per cento) della superficie ancora disponibile in Toscana per l'insediamento di moderne strutture risulti congelato e non più utilizzabile. Nei fatti poi tale decreto determina un blocco al rilascio di nuove autorizzazioni commerciali per almeno due anni. Sui giornali leggiamo che Paolo Bartolozzi, presidente della commissione di vigilanza e controllo del consiglio regionale, sostiene: 'appena due anni fa c'era solo una struttura superiore ai 5 mila metri quadrati e oggi invece sono una decina'. Due anni fa erano tre, oggi sono cinque, di cui uno, il centro commerciale "I Gigli", con 40 mila metri quadrati di superficie di vendita autorizzata è grande come tutti gli altri quattro messi assieme. Insomma, se proprio si vogliono dare delle cifre almeno si diano quelle giuste.

Chi chiude i piccoli
Lascia poi sconcertati l'insinuazione, continuamente alimentata da dichiarazioni sui giornali, che la chiusura dei negozi in Toscana sia da addebitare alla Coop. La nostra presenza nel panorama distributivo di supermercati ed ipermercati in Toscana rappresenta circa il 27 per cento quanto a numero di negozi e circa il 22 per cento in termini di superficie.
E' indubbio che lo sviluppo della moderna distribuzione provoca difficoltà e chiusure della rete tradizionale. Ma a chi giova sparare sull'unico bersaglio visibile (la grande distribuzione) quando sappiamo cosa ha significato e significhi per tutto il commercio la stagnazione dei consumi; quando assistiamo a chiusure di negozi anche là dove non si è aperto un solo metro quadro di grande distribuzione; quando le chiusure riguardano negozi di non alimentari con prodotti non trattati dalla grande distribuzione e quando la presenza e la vita dei grandi magazzini non alimentari è notoriamente in difficoltà e non incrementa di numero.
In una recente ricerca del Centro studi Nomisma su "Commercio e sistema economico" si puntualizza che 'il rapporto di sostituzione tra la minore domanda di lavoro nella piccola distribuzione e i nuovi posti di lavoro complessivamente creati determina un saldo negativo: infatti per ogni nuovo addetto attivato se ne perdono da 1,33 a 1,72. Il dato inferiore è quello che probabilmente descrive meglio la realtà'. Che dire però dei vantaggi per tutto il settore distributivo, ovvero minori prezzi, maggiore varietà di servizi, possibilità di fare ricerca e formazione, occupazione indotta in altri settori (pulizie, trasporti, sicurezza, ecc.)? Si dà, quindi, cattiva informazione quando si dice che il rapporto tra posti attivati e posti persi è di 1 a 3, 1 a 4 o addirittura 1 a 5.
E' anche poco risaputo che 'quasi il 60 per cento di supermercati, superette e discount sono gestiti da imprese di piccole dimensioni' (sempre dal rapporto Nomisma). Parte di queste sono imprese familiari che sono riuscite a rinnovarsi. Da parte di Coop si è sempre cercato di dialogare con le associazioni di categoria, ogni qualvolta si è presentata l'occasione di attivare strutture del tipo centro commerciale.

I vantaggi delle Coop
Quali siano poi le "agevolazioni sconcertanti" di cui godono le Coop, qualcuno ce lo dovrebbe spiegare. Se qualche agevolazione di natura fiscale c'era, questa è stata abolita. Resta la non tassabilità degli utili portati a riserva (prevista dalla legge 904/77) che servono per essere reinvestiti in un servizio che un milione di soci toscani e altri consumatori riconoscono valido. Nessuno è proprietario di ciò che possiede la cooperativa, in quanto la legge prevede che i soci non possano mai dividersi il suo patrimonio.
Nel bilancio sociale delle cooperative, non previsto per legge, che viene redatto annualmente dall'Associazione regionale cooperative di consumatori, emerge che parte delle risorse (circa un terzo) ritorna alla collettività sotto varie forme: contenimento dei prezzi e salvaguardia del potere di acquisto dei consumatori, ricerche sulla qualità e sicurezza per il consumatore e per l'ambiente, formazione e valorizzazione delle risorse umane, progetti di autosviluppo per il sud del mondo, solo per citarne alcune.
Se poi tutti questi vantaggi per le Coop ci sono a nessuno è vietato scegliere, tra le varie forme societarie, quella della cooperativa.

Gilberto Campi
(Responsabile settore programmazione e sviluppo Associazione regionale toscana cooperative di consumatori)