Restaurata l’enorme statua del Giambologna

Scritto da Gabriele Parenti |    Aprile 2015    |    Pag.

Giornalista professionista e regista radiotelevisivo, Gabriele Parenti ha realizzato vari programmi per le reti nazionali della Rai (Intercity-cultura, Learning, Speranze d'Italia) e per Rai International. Autore di documentari e di docu-fiction, attualmente coordina i programmi culturali della Sede Rai di Firenze. Ha svolto attività di ricerca presso l'Istituto di Filosofia del Diritto e di Studi storico-politici dell'Università di Pisa; tiene workshop e seminari nelle Università di Firenze, Pisa e Siena. Tra i suoi libri: Il pensiero dell'esilio (1986); La Sfida. Il pensiero e il coraggio di Robert Kennedy (1999); Il sogno e la memoria (2000); Il lato oscuro (2002); Sui crinali della storia (2005); Oltre l'immagine (2006).

Cappella Buontalenti

Il Colosso dell’Appennino del Giambologna è certamente la maggiore attrazione del Parco di Pratolino per la sua unicità, e incarna la storia stessa del Parco mediceo e dell’antica residenza dei Medici (quella Villa che oggi non esiste più). Adesso, dopo un lungo restauro il capolavoro del Giambologna, tornerà a essere visibile al pubblico. Abbiamo chiesto a Gennaro Giliberti, direttore del Parco Mediceo di Pratolino - Città Metropolitana di Firenze, in cosa è consistito il lavoro di restauro.

«Va precisato, anzitutto, che il Colosso non è una statua in pietra, come potrebbe sembrare a prima vista, ma è un manufatto in muratura, rivestito d’intonaco e pietra. L’attuale intervento di restauro, iniziato a settembre 2011 e condotto in tre fasi consecutive, si è ultimato nell’ottobre 2014 ed è stato reso possibile anche grazie a un finanziamento regionale di circa 183.000 euro attraverso il bando “Investire in Cultura”.

“Lunetta” del pittore Justus Utens, 1600

La “pelle” dell’Appennino, che era originariamente dipinta, è composta da un insieme eterogeneo di materiali che ha reso complesso l’intervento anche per la presenza di pietre spugnose e stalattiti che costituiscono la capigliatura e i residui pietrosi della montagna, da cui l’Appennino emergeva nella redazione cinquecentesca. I problemi principali affrontati sono stati quelli relativi ai materiali e alle coloriture da adottare e alla necessità di far convivere la statua in un ambiente molto umido».

La statua, alta oltre 10 metri, potrà essere visitata nuovamente anche dall’interno?

«Un tempo aveva al suo interno grotte con decorazioni, affreschi e giochi d’acqua, di cui oggi rimane una camera ipogea, che in origine ospitava la fontana di Narciso e automi mossi da meccanismi idraulici. Molti interventi sono stati eseguiti nelle due piccole camere interne alla statua: sia la grotta ipogea, che è stata messa in sicurezza, che la cosiddetta “grotticina superiore” (già restaurata negli anni ‘80), ove è stata ricollocata una piccola statua di marmo, detta Venerina.

L’intervistato: Gennaro Giliberti, direttore del Parco mediceo di Pratolino

È stato inoltre ripulito il drago posto sul dietro del complesso opera dell’architetto Foggini ed è stato ripristinato il flusso di acqua che sgorga dalla bocca del serpente sotto la mano sinistra del Colosso. Confidiamo, per l’apertura del Parco prevista ad aprile, di consentire nuovamente la visita all’interno, con guide specializzate e formate».

Pratolino era al tempo dei Medici “il parco delle meraviglie”. Perché?

«Basterebbe dare un’occhiata alla celebre “lunetta” del pittore Justus Utens del 1600 - tutt’ora visibile - per avere un’idea della meraviglia che doveva avvolgere il visitatore dell’epoca, o rifarsi al famoso Journal de voyage en Italie di de Montaigne: un’impressionante carosello di sculture di personaggi, animali, dèi, ed eroi epici; grotte, fontane giochi e scherzi d’acqua; teatrini di automi semoventi azionati ad acqua, organi idraulici che riproducevano musiche soavi, macchine automatiche che riproducevano il canto degli uccelli; “ingegni magnifici”, “opere miracolose”, “stupendi artifici”, che il Buontalenti seppe creare con impareggiabile maestria. Non a caso, il parco di Pratolino è stato uno dei parchi più imitati al mondo».

Curiosità

Nuovi percorsi

C’è un ampliamento della zona visitabilecon i nuovi percorsi: l’area interessata riguarda circa 30 ettari che si sommano agli altri 30 dell’area monumentale, l’estensione delle strade aperte si arricchisce di altri 3,5 km circa, raggiungendo la parte più alta del parco e anche la più panoramica (nelle giornate terse si ammirano il profilo dei monumenti di Firenze, in particolare la cupola del Brunelleschi, con Fiesole sulla sinistra). Qui sorge il Casino di Caccia di Montili, un edificio in stile neoclassico opera dell’architetto Luigi De Cambray Digny.

Il recupero dell’area ha riguardato la messa in sicurezza di una zona abbastanza ampia; oltre al Casino di Montili si possono raggiungere e visitare la zona del laghetto superiore (detto del Mercantone), la statua di Giove e le Mete di spugna, fondamentale per comprendere il disegno di Francesco I sull’architettura del giardino e delle acque che vi scorrevano.

Villa Demidoff - Il parco di Villa Demidoff. Dal canale Nature and Events – 10.11.13 - durata 1’ 45’’