Sandro Mazzinghi, campione di pugilato negli anni ’60: in arrivo un libro di memorie

Scritto da Andrea Marchetti |    Gennaio 2017    |    Pag. 12

Dopo gli studi giuridici, si è occupato di ambiente ed energie rinnovabili: scrive per www.greenme.it, www.greenews.info e per alcune riviste del Gruppo Tecniche Nuove S.p.A. Collabora, inoltre, con la redazione di Pontedera (Pisa) de La Nazione e, dal 2010, con l'Informatore. Ha frequentato il Master in "Scrittura e Storytelling" della Scuola Holden di Alessandro Baricco e oltre a scrivere per i giornali si cimenta come sceneggiatore per cinema e fumetti.      

sandro mazzinghi

Sandro Mazzinghi

Il Personaggio

Era il 7 settembre del 1963 e gli organizzatori convinsero Ralph Dupas, campione del mondo dei superwelter, a venire in Italia per affrontare un promettente pugile di 25 anni: Alessandro Mazzinghi, detto Sandro, ma presto soprannominato il “Ciclone di Pontedera” per la sua potenza e lo stile da combattente puro.

Mazzinghi, reduce da 29 match con una sola sconfitta, attaccava senza calcoli il suo avversario, sottoponendolo fin dall’inizio a una gragnuola di colpi di eccezionale potenza. Per farsi conoscere, aveva accettato e vinto due sfide ritenute impossibili, battendo gli idoli dei francesi Charles Attali e Hippolite Annex.

Quella sera a Milano le aspettative erano molte e Sandro, aiutato all’angolo dal fratello Guido, ex pugile campione d’Italia, non le deluse: sconfisse alla nona ripresa Dupas, che cadde scosso dai suoi potenti colpi. Sandro Mazzinghi da Pontedera (Pisa) era il nuovo campione del mondo dei superwelter.

Titolo che mantenne fino al 1965 per poi riconquistarlo il 26 maggio 1968 (dopo un “intermezzo” da campione europeo) nel memorabile match contro il fortissimo coreano Ki Soo Kim. A quell’incontro epico, ancora una volta a Milano allo stadio San Siro, assistettero circa 60.000 spettatori, una folla oggi impensabile per il pugilato. Mazzinghi vinse ai punti, dopo un match estenuante, concluso solo alla quindicesima e ultima ripresa.

Oggi, Sandro Mazzinghi - “il guerriero”, come si definisce lui stesso - conduce una vita tranquilla coltivando la terra e producendo vino nella sua dimora a pochi chilometri da Pontedera, dove è nato il 3 ottobre del 1938. Proprio pochi giorni prima del suo settantottesimo compleanno è entrato ufficialmente fra gli immortali dello sport italiano: la mattonella con il suo nome è stata posta nella Walk of Fame di Roma, la via delle celebrità dello sport.

Mazzinghi ci racconta i suoi esordi e guarda al passato senza rimpianti: «ci crede se le dico che non ne ho nessuno? Rifarei tutto nel solito modo, anche gli errori mi hanno aiutato a crescere. Ricordo benissimo la prima volta che sono salito sul ring, per un piatto di pasta, una bistecca e un bicchiere di vino. Era il 1955/56 e non avevo mai fatto boxe. Misi ko il mio avversario in 4 riprese. Dopo mangiai così tanto da scoppiare. Una sensazione unica che ricordo ancora: in casa mia mancava di tutto… Agli inizi ero affascinato da mio fratello Guido, che era un grande campione. Lo emulavo, volevo diventare come lui. E poi c’erano le condizioni economiche della mia famiglia: eravamo molto poveri, e con il pugilato all’epoca si mangiava. Se poi riuscivi a diventare un campione, la vita la vedevi più rosa».

«Per me - continua Sandro - la boxe è stata tutto. Ha rappresentato un sogno che si è avverato e, grazie a lei, ho avuto il mio riscatto. Ho provato sensazioni e vissuto esperienze entusiasmanti. Sono diventato benestante e ho imparato il rispetto, il sacrificio e la forza di volontà. Il pugilato mi ha dato tutto e io gli ho dato tutto me stesso. A chi vi si avvicina, direi che è fondamentale avere cuore e coraggio. E bisogna imparare ad avere sempre rispetto per l’avversario, anche quando ci sono situazioni difficili, perché è lì che si vede il vero uomo e il vero campione. Non mi piace quando vedo giovani che vogliono subito emergere: non si arriva ai risultati senza il sacrificio, è tutto lì il segreto di un campione: insistere, insistere, sempre e comunque».

Parole di un guerriero del ring ma, prima di tutto, di una persona semplice che, proprio per questo, ha molto da dire, anche attraverso la scrittura: «ho sentito l’esigenza di insegnare qualcosa ai giovani attraverso la mia carriera e la mia onestà, per me alla base di tutto. Avevo ancora tante cose da dire al mio pubblico, che non mi ha mai tradito. Anzi, sono stato amato, ho avuto milioni di fans che mi hanno incoraggiato anche nelle scelte più difficili della carriera. Purtroppo ero meno amato dalle istituzioni del tempo, proprio perché sono sempre stato un uomo puro e onesto. Per questo la mia biografia, Pugni Amari, ebbe un notevole successo».

Mazzinghi non ha ancora smesso di scrivere libri autobiografici «ma - conclude - sono convinto che prima o poi gireranno un bel film sulla mia vita: la storia di un bambino che dal nulla è arrivato sul tetto del mondo». 

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