Il più celebre dei rossi toscani è prodotto solo nella zona "storica", fra Siena e Firenze. I risultati della degustazione

Scritto da Michele Franzan |    Marzo 2001    |    Pag.

Il Chianti Classico
Un territorio celebre nel mondo, un vino dalla qualità indiscussa. Chianti è un nome che ormai riecheggia nella memoria di tutti: anche i non appassionati del nettare di Bacco — italiani o stranieri poco importa — prima o poi ne hanno sentito cantare le virtù. Oggi identifica sia una splendida zona della Toscana, sia due grandi vini rossi a denominazione di origine controllata e garantita: il Chianti, appunto, e il Chianti Classico.
Se la prima Docg copre gran parte della regione con le sue numerose sottozone (fra cui spiccano Rufina, Colli Fiorentini e Colli Senesi), il territorio storico, quello occupato dal Chianti Classico, è una zona ristretta compresa fra Siena e Firenze. Si tratta di 7 mila ettari di vigneto, che ogni anno producono poco più di 250 mila ettolitri di vino, in un territorio ad altissima vocazione per questo tipo di coltura. L'altitudine delle colline, la forte escursione termica fra il giorno e la notte e i terreni galestrosi che non trattengono l'acqua sono l'habitat ideale per il sangiovese, vitigno principe di questa regione e colonna portante dei tradizionali rossi toscani.
La "ricetta" del Chianti storico era stata identificata intorno alla metà dell'Ottocento dal barone Bettino Ricasoli, ma ha subito alcune modifiche nel corso del tempo. Il disciplinare, attualmente in corso di approvazione, prevede che si possano utilizzare il sangiovese (dall'80 fino al 100 per cento), e altri vitigni complementari a bacca rossa fino al 20 per cento (fra cui il canaiolo nero e gli "internazionali" merlot e cabernet). Presto dovremo dire addio alle uve bianche, quindi, che rendono il prodotto maggiormente deperibile e inadatto ad un lungo invecchiamento.
Se nella versione base il Chianti Classico può essere immesso in commercio a partire dal 1° ottobre dell'annata successiva alla vendemmia, per la Riserva il periodo di permanenza in cantina sale a 24 mesi. Con la sosta in legno e in bottiglia acquista i caratteri tipici del grande rosso: austerità ed eleganza, morbidezza e complessità gusto-olfattiva; caratteristiche che lo rendono partner ideale di arrosti e formaggi stagionati. Il vino di annata, invece, si mostra più semplice, immediato, e si sposa bene con piatti quali la ribollita e la tradizionale bistecca alla fiorentina.

Assaggiati per voi

Dievole 1997

Punteggio 81
Prezzo di riferimento L. 20.000
E' di un bel colore rubino, impreziosito da riflessi violacei, carico e abbastanza limpido. I profumi che sprigiona al naso sono intensi e fragranti, e ricordano la prugna fresca, il ribes, la vaniglia e il caffè. In bocca conferma le aspettative: si presenta snello, con una discreta componente acida che lo rende invitante alla beva. Il finale è piuttosto lungo, con un gusto fruttato integro e molto piacevole.

Badia a Coltibuono 1997
Punteggio 71
Prezzo di riferimento L.
Nel bicchiere appare di colore rosso rubino limpido, di media concentrazione. L'insieme dei profumi è intenso, anche se piuttosto confuso: si riconoscono una ciliegia mediamente matura ed una nota di viola appassita, assieme ad una certa pungenza conferita dalla decisa componente alcolica. Al palato si mostra asciutto, semplice e di buon equilibrio.

Cecchi 1997
Punteggio 71
Prezzo di riferimento L.
Il colore è un rosso rubino di discreta concentrazione, brillante, con dei riflessi porpora. Il bouquet delle sensazioni olfattive si mostra leggermente ovattato: un sentore di tostato copre ancora il frutto e le note di viola caratteristiche del sangiovese. In bocca si rivela morbido, per niente aggressivo, con un finale armonico ed invitante.

San Felice 1997
Punteggio 72
Prezzo di riferimento L.
L'abito ha un colore rubino vivo, con delle venature che si avvicinano al porpora. Avvicinando il naso al bicchiere notiamo un insieme di discreta intensità, caratterizzato da profumi di ciliegia e prugna mature conditi da una lieve speziatura dolce. Al palato lo troviamo leggero, non molto concentrato, con un finale semplice.

Lamole di Lamole 1997
Punteggio 70
Prezzo di riferimento L.
Nel bicchiere si mostra di colore rosso rubino, con dei riflessi che iniziano a virare verso il granata. I profumi che sprigiona sono semplici, ricordano la ciliegia ed il tipico sentore di sottobosco. In bocca si mantiene snello, beverino, con un'acidità decisa ma non disturbante.

Agricoltori del Chianti Geografico - Contessa di Radda 1997
Punteggio 80
Prezzo di riferimento L.
Appena versato nel bicchiere notiamo il suo colore rubino carico, pieno, caratterizzato dalla presenza di decise venature violacee. I profumi che sprigiona sono concentrati e decisi: ricordano l'amarena ed il ribes, ingentiliti da note di spezie dolci. Il complesso gustativo si rivela di buona consistenza, con un discreto calore conferito dall'alcol, mentre i tannini fanno bene il loro lavoro asciugando quanto basta il palato.

Fattoria dell'Aiola 1997
Punteggio 69
Prezzo di riferimento L.
Di colore rosso rubino, con venature tendenti al granata. Accostandolo al naso notiamo un profumo di ciliegia sotto spirito, affiancato da note minerali e floreali. In bocca, oltre ad una leggera presenza di anidride carbonica, mostra un tannino deciso, che conferisce una certa secchezza all'insieme.

Marchesi Antinori - Peppoli 1996
Punteggio 71
Prezzo di riferimento L.
Si presenta di colore rosso rubino, di ottima limpidezza. Il naso appare maturo, con dei sentori di prugna e ciliegia che si confondono con il legno ed il sottobosco. L'ingresso in bocca è morbido, mostra una buona consistenza di fondo ed una decisa componente alcolica. Chiude con un finale asciutto e lievemente amarognolo.

Castelgreve 1997
Punteggio 70
Prezzo di riferimento L.
Il colore è un rosso rubino di media intensità, limpido. I sentori che si avvertono al naso ricordano la ciliegia giustamente matura e la viola. Appaiono ben distinti, sebbene non molto intensi. Infine la bocca: i tannini marcati creano una certa secchezza di fondo, ma nel complesso il vino si rivela franco e di buona beva.

Le Chiantigiane 1997
Punteggio 71
Prezzo di riferimento L. 9.000
L'abito è di un bel rosso rubino vivo, abbastanza concentrato, con riflessi nerastri. Al naso mostra delle fragranze calde e dolci, che ricordano la macedonia di frutta, mentre in bocca si esprime con semplicità e bella pulizia. Il finale è gradevole e asciutto.

Dal punto di vista nutrizionale il Chianti è un vino ricco di alcol etilico, con una gradazione alcolica pari al 12 per cento (12 ml di alcol per 100 ml di vino). Oltre all'alcol però contiene molte altre sostanze fra cui vari tipi di polifenoli, che conferiscono un colore e un aroma particolare. I polifenoli sono presenti già nella buccia e nei raspi dell'uva e sono quindi tipici di tutti quei vini che fermentano con le vinacce. Fra i polifenoli più importanti ricordiamo gli antociani, ai quali si deve la colorazione rosso violacea dei vini giovani e la capacità di proteggere i vini rossi dalle ossidazioni, rendendone possibile l'invecchiamento. E ancora i leucoantociani, che risultano incolori, e le catechine, che insieme costituiscono i tannini e che determinano il gusto astringente del vino.
Sebbene gli effetti negativi dell'alcol a carico dell'apparato digerente, dell'apparato cardio-circolatorio e del sistema nervoso, siano da tempo ben noti, è stato evidenziato anche un ruolo di "pulizia" che l'alcol contenuto nel vino esercita sui vasi sanguigni. Inoltre sono molto importanti i componenti minori del vino, che mitigano gli effetti dannosi dell'alcol. Di recente è stato osservato che i tannini ed altri polifenoli svolgono un'azione protettiva nei confronti dell'infarto del miocardio ed è stata evidenziata anche una loro azione disintossicante contro piombo e mercurio, tanto che oggi il vino è considerato un alimento che in dosi limitate può essere introdotto nella dieta di donne e uomini adulti. Bisogna ricordare però che mentre l'alcol etilico è il prodotto della fermentazione dello zucchero contenuto nell'uva, molti componenti minori - fra cui i polifenoli - sono già presenti nel chicco. Coloro che volessero sfruttare queste proprietà benefiche non sono perciò obbligati a consumare il vino. Ciò significa che bere il vino, e soprattutto un bicchiere di Chianti ben invecchiato, è un atto che si compie per soddisfare il palato e migliorare l'umore (e questo sicuramente non è poco), non certo per ragioni di salute.
(Monica Galli)