Scritto da Giulia Caruso |    Luglio 2005    |    Pag.

Giornalista Si è formata professionalmente come collaboratrice stabile della cronaca toscana de l'Unità, redazione cultura e spettacoli, dal '90 al '97, per la quale si è occupata di musica - in prevalenza rock - moda, costume e cinema. Attualmente collabora con il Corriere di Firenze per il quale è corrispondente per la cronaca locale da Empoli, e per il mensile Rockstar. Esperta di linguaggi e culture giovanili, di viaggi e turismo, è inoltre appassionata di enogastronomia.

Canto di donna libera
Con quel suo modo di vivere e cantare
da donna assolutamente libera dalle maglie del mercato discografico, si è sempre tenuta alla larga dai riflettori di una facile notorietà, forte della sua unica, pura, sensibilità di musicista. «Mi guardo intorno e metto in musica le mie impressioni - dice -. Le parole prendono forma per dare un senso alle cose della vita e del mondo».
Chiara Riondino, come tutti quelli della sua generazione, è cresciuta alla scuola della canzone popolare e di impegno civile, fin dai tempi del collettivo Victor Jara, insieme a suo fratello David, nella Firenze degli anni Settanta. Chiara è una a cui è sempre piaciuto suonare dal vivo, faccia a faccia con la gente. «La musica è qualcosa che si condivide sempre con gli altri - afferma -. Io, poi, a cantare e suonare da sola mi annoio».

Il suo percorso artistico si snoda tra Case del popolo, teatri e Feste dell'Unità, sempre armata solo di chitarra e voce, capace come pochi di raccontare e cantare con forza e chiarezza, per amore, per gioco e per protesta. Come nel marzo del 2003, quando a conclusione di una manifestazione in piazza Santa Croce salì sul palco incitando un gruppo di bambini a gridare «Letizia Moratti / a casa, a fare i piatti», prima di attaccare con passione e veemenza "La guerra di Piero" di Fabrizio de Andrè, uno degli autori che l'hanno ispirata da sempre.
Un nome con cui continua a misurarsi dal 2001, da quando - insieme a suo fratello David - porta in giro nei teatri di mezza Italia la "Buona Novella". Lo spettacolo trae ispirazione da una delle più significative opere del maestro genovese, ispirata ai Vangeli apocrifi. La versione proposta dai due fratelli Riondino è riarrangiata per due voci, coro e banda. Per ogni tappa è previsto l'inserimento delle corali e dei complessi bandistici locali. «Un'esperienza entusiasmante - afferma - che mi ha permesso ogni volta di entrare in relazione con nuovi musicisti».

La scorsa primavera, invece, ha scritto musiche e testi per l'"Armadio di Famiglia" di Nicola Zavagli, con Beatrice Visibelli, rappresentato anche al Teatro Puccini di Firenze. Chiara, seduta a sinistra del palco, scandiva con voce triste e solenne la vicenda di Clara, coraggiosa levatrice nella Firenze del 1944, stretta dalla morsa nazista. Ancora teatro nel futuro della cantautrice fiorentina, con uno spettacolo concepito a quattro mani insieme alla poetessa Rosaria Lorusso, che le due autrici porteranno in scena il prossimo autunno con la produzione del Teatro delle Donne.