Piazza del Campo, simbolo di tutta la città. La sua forma la rende unica

Scritto da Pier Francesco Listri |    Luglio 2003    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

Il Campo a conchiglia
A suo modo, questa piazza sublime
, rompe tutte le regole che presiedono alla piazza italiana, la cui storia è millenaria.
Sorge la piazza italiana come triplice sede: del potere (il Palazzo pubblico), della fede (la chiesa Cattedrale) e del popolo (raduno, mercati, feste). Nel Medioevo la piazza è soprattutto del popolo, dei suoi predicatori e dei suoi condottieri; col Rinascimento e dopo diviene la scena del Principe e della sua scenografica parata; solo nell'Ottocento borghese essa riacquisterà il senso di spazio collettivo: concerti, giuochi di bimbi, ancora mercati. Saltimbanchi, patiboli, rivoluzioni, alberi della libertà, fanfare e organetti, passeggi e giardini danno vita alla piazza che conosciamo (almeno fino a quando traffico e parcheggi non la sfigurano).

Il Campo a conchiglia 3
Piazza del Campo a Siena
è un unicum irripetibile. Non possiede un filo di verde, non propone un varco di spazio o di paesaggio ai suoi lati, ha la forma di una perfetta conchiglia, ma anche di una cavea. Qui il Medioevo europeo celebra la sua esaltante perfezione teologica e quotidiana. Una corona di nobili palazzi - Sansedoni, Piccolomini, Saracini - circonda e si rivolge verso il Palazzo Pubblico su cui alta e leggera sta la Torre del Mangia, mentre in basso la piccola Cappella votiva, eretta dopo la peste trecentesca, ricorda la Vergine Maria.
Chi guarda s'imbeve di pietra e di rosseggianti mattoni, posati sullo splendido pavimento ritmato dove sta la trecentesca Fonte Gaia di Iacopo della Quercia (ora in piazza, solo una copia). Sorprende l'armoniosa coerenza dell'inavvertito accorgimento per cui, per legge, tutte le finestre dei palazzi in piazza dovettero esser costruite simili a quelle del Palazzo Pubblico.

Il Campo a conchiglia 2
Per tutto l'anno
, giorni feriali e di festa, la conchiglia è un caldo e operoso raccogliersi di senesi, di turisti, di negozi, di gesti, misurati e liberi insieme, quali il luogo impone. Solo in due, tre pomeriggi, a luglio e ad agosto, la cavea si gremisce a dismisura ed esplode di giubilo o di delusione attorno alla brevissima, secolare, ineguagliabile corsa che ha nome Palio. Allora piazza del Campo dimentica i suoi notturni silenzi, le sue albe spopolate e dai colori sublimi e torna ad incarnare la pienezza, fiabesca e terribile, dei tempi maggiori, del Medioevo e del Rinascimento.
Non a caso questa piazza è nel cuore di Siena, città dove le cose che contano hanno almeno o più di mezzo millennio: Santa Caterina, l'Università, il Palio, il Monte dei Paschi, i capolavori di Duccio e, appunto, gli edifici di questa piazza. Città dove il passato si sublima, ai vertici come nelle più domestiche abitudini: puoi ammirare il Buon Governo, dipinto dal Lorenzetti nel Palazzo Pubblico; puoi bagnare un fazzoletto nelle acque antiche di Fontebranda, sbocconcellare un ricciarello o un panforte, dolci senesi di ricetta millenaria.

E' dalla fine del Duecento che la piazza, con la costruzione del Palazzo Pubblico, prende forma sui suggerimenti del grande Giovanni Pisano che, in questi anni, sta lavorando alla fabbrica del Duomo.
L'impronta è inconfondibilmente gotica, grazie al grande scultore e architetto il quale lavora mentre, nella vicina-lontana Firenze, un altro grandissimo architetto sta, a sua volta, dando forma urbanistica a quella città. Il Palazzo Pubblico senese è concluso verso il 1310: il profilo è ascensionale, perché solo due secoli dopo la costruzione delle ali laterali marcheranno l'orizzontalità più massiccia della costruzione. Nel 1325 si dà inizio alla costruzione della Torre, detta del Mangia, snella e goticamente aerea, che acquista questo nome dal campanaro Giovanni di Duccio detto il 'mangiaguadagni', nome passato poi ai vari automi, di legno, di ottone e di pietra che sostituiranno il campanaro.
Intanto la piazza si arricchisce lungo i suoi bordi di una serie di palazzi signorili, quelli delle famiglie maggiorenti come i Piccolomini, i Saracini, i Sansedoni. Sul colore gotico generale s'innesta una curiosa nota di stile fiorentino quando, a seguito della peste del 1348, si costruisce, ai piedi del Palazzo, la Cappella della Vergine, voto dei senesi, realizzata per mano di Domenico di Agostino e di Giovanni di Cecco, arieggiante, appunto, il tabernacolo di Orsanmichele fiorentino dell'Orcagna.

La bella Fonte che oggi ammiriamo in Piazza del Campo non è quella originaria, che risaliva al Trecento ed era adornata da una statua di Venere Anadiomene, che per scaramanzia i senesi distrussero credendola rea delle loro sconfitte militari e, pare, seppellirono in terra fiorentina. La Fonte odierna deriva da quella commissionata a Jacopo della Quercia ad inizi del Quattrocento, che restò in Piazza per quattro secoli, ma a sua volta nell'Ottocento fu sostituita - ed è in corso il suo restauro - dalla copia che oggi vediamo, opera del Sarocchi, con statue minori e diverse da quelle di Jacopo che inneggiavano alla Vergine e al Buon Governo.

Così fu, e così è rimasta questa magica Piazza. Il suo intatto permanere nel tempo forse fu dovuto all'appartarsi di Siena dalla vivacità dei commerci e anche delle contese politiche per lo scadente sistema viario che la rese quasi isolata nel Granducato.
Anche il progetto, un tempo vagheggiato, di arricchirla d'intorno con una teoria di portici andò disdetto e di certo Siena se ne giovò.