I grassi nel sangue, valori e rischio

Scritto da Alma Valente |    Maggio 2013    |    Pag. 44

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Se si guarda la pubblicità di alcuni prodotti alimentari, vediamo il colesterolo raffigurato come “omini”che indossano una tuta gialla e che, strisciando lungo i muri, insidiano furtivamente la salute di poveri malcapitati che hanno il torto di trangugiare alimenti potenzialmente dannosi.

L’ipercolesterolemia è effettivamente una malattia insidiosa che, se non viene ricercata, prevenuta e curata, può dare segno di sé quando è ormai  troppo tardi. Confonde un po’ il messaggio che la causa di questa patologia sia da imputarsi solamente alla cattiva alimentazione.

Ma cos’è realmente il colesterolo e a cosa serve? Ce lo spiega il dottor Stefano Giannini, endocrinologo dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi ed esperto del settore. «L’ampio risalto che in tutti questi anni ha avuto questa sostanza come fattore determinante per la malattia aterosclerotica ha fatto sì che ormai molti sappiano cosa sia, anche se alcuni concetti sbagliati sono ancora presenti tra la gente comune.

Il colesterolo, infatti, appartiene alla famiglia dei grassi ed è un elemento fondamentale delle cellule che compongono tutto il nostro organismo; da esso sono costruiti numerosi ormoni indispensabili per il controllo delle nostre funzioni vitali». Quali sono le fonti del colesterolo circolante? «Esistono - specifica Giannini - due vie di approvvigionamento.

La prima, legata al cibo, e una seconda, interna al nostro organismo, dovuta invece alla sintesi di colesterolo e di grassi in generale, che esercita il fegato, in maniera autonoma ed indipendente dalla alimentazione». Quali sono i vari tipi di colesterolo?

«Come tutti i grassi - prosegue Giannini -, non può viaggiare nel sangue in forma libera, perché non è solubile in acqua; pertanto, per poterlo utilizzare, occorre che si muova legato a particolari strutture chiamate lipoproteine, che possono essere immaginate come delle macchine che hanno il compito di trasportare questa preziosa sostanza nelle diverse zone del nostro organismo.

Esistono tre tipi di queste macchine: le Hdl che portano il “colesterolo buono” cioè quello che è raccolto dalla periferia del nostro organismo (per esempio dalle arterie) ed indirizzato verso il fegato per la sua trasformazione; le Ldl che portano quello “cattivo” verso la periferia e quindi, se in eccesso, può creare problemi di ingorgo, proprio come sulle strade quando il traffico è bloccato».

Dunque si assiste ad accumulo nelle varie cellule del corpo, comprese quelle che formano le arterie, dando inizio alla formazione della placca aterosclerotica.

«Infine le Vldl, che sono proteine dove il contenuto di colesterolo è molto basso, ma può diventare particolarmente pericoloso in alcune malattie del metabolismo, come nel diabete mellito». Quali sono i valori massimi di colesterolo accettabili?

«Contrariamente a una opinione diffusa - conclude Giannini -, mi piace più parlare dei valori di colesterolo Ldl e non dei valori del colesterolo totale, in quanto tutti i nostri sforzi terapeutici, sia comportamentali che farmacologici devono avere come bersaglio il “colesterolo cattivo”, posto da tutte le Linee guida internazionali come primo parametro terapeutico.

Valori di Ldl sotto a 160 mg/dl sono adeguati in una popolazione a basso rischio cardiovascolare, mentre devono scendere sotto i 100 mg/dl in una ad alto rischio. Ovviamente sarà compito del medico valutare questo grado di rischio per ogni singolo paziente». Per aiutare gli amici che ci leggono, possiamo dire che valori di colesterolo totale fra i 200 e 220 mg/dl dovrebbero essere quelli auspicabili nella popolazione generale.

Alimentazione

Tutti i grassi di origine animale sono ricchi di colesterolo, ma burro, panna, yogurt interi, lardo e formaggi stagionati ne hanno una quantità maggiore rispetto a carne rossa, latte, formaggi magri. Fra gli affettati, da evitare salame, mortadella, pancetta e coppa mentre nel pescato sono da sconsigliare i molluschi ed i crostacei. I tipi di cottura sono anche importanti: occorre prediligere i cibi lessi o alla griglia rispetto ai fritti, sughi e arrosti, cotti con eccesso di grassi.

Terapia farmacologica

In ogni caso è bene adottare uno stile di vita salutare, associato a una dieta bilanciata. Quando tutto questo non è sufficiente, oggi abbiamo a disposizione un’arma farmacologica efficacissima e sicura, legata all’impiego di una classe di sostanze chiamate statine, capaci di abbassare i livelli del “colesterolo cattivo” mediamente di circa il 40%.

A queste si può associare un’altra sostanza (ezetimibe) che agisce sulla riduzione della quota assorbita a livello intestinale e potenzia l’effetto delle statine. Vi sono troppe “leggende metropolitane” sulla potenziale pericolosità delle statine; in realtà la letteratura internazionale ci dice che sono farmaci efficaci e sicuri, anche per terapie continuative.

Carotidi

L’aterosclerosi è una malattia infiammatoria della parte più interna della parete delle arterie. La professoressa Maria Boddi, responsabile del Laboratorio di ecografia vascolare dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi, puntualizza che questa infiammazione può svilupparsi in un piccolo tratto di parete arteriosa e determinare il progressivo sollevarsi della parete verso l’interno del vaso, la cosiddetta placca, con riduzione del lume disponibile al passaggio di sangue.

Le carotidi sono il miglior indice per valutare la formazione della placca. L’avvento dell’ecografia consente di ricostruire su schermo un’immagine in bianco e nero della struttura delle carotidi.

Nei punti in cui il lume del vaso è ridotto, i globuli rossi fanno a pugni per passare e il movimento diventa tumultuoso in maniera proporzionale alla gravità della placca. Possiamo così vedere dall’esterno le carotidi (situate nelle regioni laterali del collo), controllando se all’interno vi sono delle placche e come scorre il sangue (se calmo o arruffato per la presenza di restringimenti).

A partire dai 50 anni, dovremmo fare un esame ecografico delle carotidi con studio del flusso, soprattutto se la nostra pressione è troppo alta, il colesterolo è in eccesso, siamo diabetici, siamo sovrappeso e fumiamo. Una storia familiare con episodi di infarto cardiaco o di ictus cerebrale è un motivo in più per  controllare le carotidi stesse.

Molte volte si descrive solo la presenza di ispessimenti della parete, che lasciano passare tranquillamente il sangue. In presenza di placche, sarà necessario eseguire una terapia più intensiva dei fattori descritti in precedenza che provocano l’aterosclerosi.

Se le placche sono più spesse e i globuli rossi “fanno a botte” per passare nel restringimento, le cose diventano più serie, e sarà il medico a indicarci quando fare i controlli successivi e quali terapie si rendono necessarie, che nei casi più gravi possono anche essere chirurgiche.

L’intervistato: dottor Stefano Giannini, endocrinologo dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi

Il disegno in alto è di L. Cortemori


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