Storia della Vernaccia di San Gimignano

Scritto da Leonardo Romanelli |    Maggio 2000    |    Pag.

docente e pubblicista. Insegnante all'istituto alberghiero "Buontalenti di Firenze, è sommlier Ais e relatore ai corsi di degustazione di Slow Food. A partire dalla metà degli anni '90, ha iniziato un'intensa attività pubblicistica con una serie di collaborazioni con quotidiani come L'Unità, Corriere di Firenze e Tirreno, e dal '98 è direttore responsabile della rivista Gola Gioconda. Ha preso parte a numerosi programmi televisivi, oltre a condurre due programmi su Canale 10 "Vie del Gusto " e "Di vin parlando". Responsabile toscano della Guida Espresso dei ristoranti e coautore della Guida "Vini d'Italia" di Gambero Rosso e Slow Food Editore.

Il bianco più famoso
La storia della Vernaccia è antica: malgrado i documenti che testimoniano l'esistenza del vitigno nella zona da moltissimi anni, ne risulta ancora incerta l'origine. Fra le tesi più accreditate sulla sua provenienza c'è quella che fa risalire alla Liguria, nella zona delle Cinque Terre, il luogo di nascita del vitigno, che sarebbe poi stato importato in Toscana attorno al 1200. Il nome, in questo caso, deriverebbe dal paese di Vernazza. Un'ipotesi, forse più credibile, lega il nome del vino al latino "Vernaculus", un modo per indicare semplicemente il nome del vino tipico dell'area viticola posta vicino al paese. Questo spiegherebbe il motivo per il quale in Italia esistono perlomeno altri due vini chiamati allo stesso modo, la Vernaccia di Oristano e quella di Serrapretona, completamente diversi in quanto a gusto e colore.
Molti gli scrittori che hanno tessuto le lodi della Vernaccia e non mancano le citazioni in testi famosi. Nella Divina Commedia Papa Martino IV trova posto nel sesto girone del Purgatorio proprio con l'accusa di aver consumato in vita troppa Vernaccia. Anche i laici non erano da meno, se durante il regno di Lorenzo il Magnifico furono nominati ben due assaggiatori ufficiali per selezionare la migliore qualità di Vernaccia. Michelangelo Buonarroti "il giovane", nella sua favola burlesca "L'Aione" scritta nella prima metà del XVII secolo, la definiva una bevanda che "bacia, lecca, morde, picca, punge". Il successo arrise al vino per molti anni ancora ma il declino, anche se lento, fu inesorabile.
Verso il 1930 la produzione era molto diminuita e riguardava solo il consumo locale; nel secondo dopoguerra non furono pochi i viticoltori che espiantarono il vitigno, per far posto alle piante di Trebbiano e di Malvasia, molto più robuste e produttive.
I produttori più avveduti preferirono però continuare a coltivare Vernaccia, con sforzi non indifferenti, in un'epoca in cui venivano premiate altre caratteristiche delle uve, come la quantità e la vigoria rispetto alla qualità. Tali sforzi furono premiati da un risultato eclatante: la Vernaccia fu il primo vino italiano a potersi fregiare della Denominazione di origine controllata nel 1966. E anche se le campagne si spopolarono, per l'avvento di poli industriali nei comuni di Poggibonsi e Certaldo, ci pensarono appassionati agricoltori provenienti da altre regioni a rinverdire i fasti della viticoltura del passato.
Con l'approvazione della Docg, nel 1993, ci fu l'introduzione di un cambiamento nel disciplinare di produzione: la possibilità di aggiungere un 10 per cento di altri vitigni autorizzati. Una maniera, forse, per venire incontro ad un gusto internazionale più attuale, che predilige vini bianchi anche robusti ma dagli aromi fruttati e floreali in bella evidenza, caratteristiche meno tipiche della Vernaccia. Circa la metà della produzione è destinata all'estero dove, con quasi un milione di bottiglie acquistate, il cliente più affezionato risulta la Germania.
E' apprezzata soprattutto per la schiettezza e il gusto pieno e possente, e per questo motivo viene preferita, di gran lunga, la tipologia tradizionale. Anche la Vernaccia maturata in botti piccole non viene certo disdegnata: un uso sapiente del legno rende il vino più fine ed elegante, senza snaturarne la tipicità.
Per quanto concerne gli abbinamenti a tavola, la Vernaccia è stata per anni il vino toscano per eccellenza da legare al pesce, anche se la sua struttura permette abbinamenti a tutto pasto, soprattutto con le carni bianche. Non mancano le ricette locali, che vedono il vino come protagonista: agnello, coniglio, addirittura piccione, sono tra i piatti più rappresentativi. Il futuro di San Gimignano è ancora tutto da scoprire: nella zona stanno ottenendo ottimi risultati anche vini ottenuti da uve rosse, a testimonianza delle molteplici possibilità di un territorio ancora in parte da valorizzare.