Come prevenire e riconoscere il disagio scolastico

Scritto da Bruno Santini |    Settembre 2005    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

Smesso che fu di nevicare, Pinocchio, col suo bravo Abbecedario nuovo sotto il braccio, prese la strada che menava alla scuola: e strada facendo fantasticava nel suo cervellino mille ragionamenti e mille castelli in aria, uno più bello dell'altro.

Sappiamo tutti come andò a finire la storia scritta da Collodi... per fortuna la realtà è ben diversa dalle fiabe e non sarà certo una musica di pifferi e di colpi di grancassa del Gran Teatro dei Burattini a depistare i nostri figli e nipoti.
Si torna a scuola; un nuovo anno sui banchi tra zainetti sempre più ingombranti e quaderni con in copertina i nuovi idoli dei giovanissimi.

Il banco di prova
Ma come viene vissuto questo momento dal bambino o dal ragazzo?

Il ritorno a scuola - ci spiega Elisabetta Papucci, insegnante, psicopedagogista e cultore di psicologia dello sviluppo all'Università di Firenze - è sempre un momento importante; non tanto perché si cambia ordine di scuola ma perché si inizia un momento di vita nuovo. Non si può parlare né di shock né di trauma ma di un passaggio, e come tutti i passaggi evolutivi deve essere accompagnato. Essenziale in questo caso il ruolo del genitore, che deve sostenere il figlio. I momenti di transizione sono tutti molto importanti: sia quello dal nido alla scuola dell'infanzia; sia quello dalla scuola dell'infanzia alla scuola primaria (elementare) e sia, soprattutto, quello dalla scuola primaria alla scuola superiore di primo grado (media), che forse è uno dei passaggi più difficili, in quanto le prestazioni richieste sono più complesse in un momento dello sviluppo particolare che è quello della pre-adolescenza, dove tutta una serie di caratteristiche dell'individuo cominciano a modificarsi.

Che fare allora per rendere ai nostri figli più dolci questi passaggi?
Sicuramente non spaventarli in termini di prestazioni, non farglieli apparire come qualcosa di più gravoso. Il bambino non deve pensare che il passaggio ad una classe (o scuola) superiore sia giocoforza una rinuncia ad un passato in cui s'impegnava meno, deve bensì interpretarlo come un passo verso un'autonomia sempre più ricca e consapevole. In funzione di ciò il genitore deve far sentire il proprio sostegno tenendo conto delle emozioni, dell'incertezza e delle paure che il figlio può avere.

A volte però il bambino non dimostra grandi stimoli scolastici...
In psicologia dello sviluppo ci si occupa del piacere di andare a scuola. Molte ricerche ci dicono che quando questo "piacere" esiste, il bambino apprende meglio; quindi c'è una correlazione. Il successo dell'adattamento scolastico dipende soprattutto dall'esperienza che il bambino fa a scuola, oltre che alle sue caratteristiche personali. Quello che di solito si richiede alla scuola è di costruire un clima psicologico nel quale il bambino sia considerato un bene prezioso. È importante che a scuola i bambini si trovino bene, ma a scuola si devono pure trovare bene gli insegnanti perché poi questi diventano modello di comportamento... Il bambino (o ragazzo) può incontrare difficoltà nell'apprendimento o anche difficoltà a tenere conto delle prestazioni che la scuola richiede, però la famiglia e la scuola devono dare gli strumenti per aiutarlo ad affrontarle. L'errore o la frustrazione che il ragazzo può incontrare durante gli anni scolastici devono essere sostenuti come momento per andare avanti nel suo processo.

Dal piacere al disagio: due estremi di una stessa situazione.
C'è un disagio di tipo emotivo/relazionale, e per questo si ritiene importante soprattutto per i bambini più piccoli la qualità delle relazioni con i compagni. Una difficoltà nell'apprendimento scolastico porta ad un disagio di tipo emozionale, ma talvolta è l'inverso: un disagio di tipo emotivo/relazionale porta alle difficoltà di apprendimento. Siccome nella crescita di un bambino l'apprendimento scolastico rappresenta un momento sicuramente importante e diventa il contesto privilegiato del suo sviluppo, se l'apprendimento non è ben calibrato, sia dal punto di vista degli strumenti che delle procedure, può dare disagio al bambino.

La famiglia che ruolo può avere in questo disagio?
Può essere fattore di rischio o di protezione, così come del resto lo è la scuola. Dipende dalla qualità della relazione e dallo stile educativo della famiglia. È importante stare in ascolto, sostenere il bambino e non abbatterlo davanti agli insuccessi. A volte è difficile mettersi in gioco ma anche il genitore ha responsabilità rispetto al successo scolastico.

Quando la famiglia riesce a capire che c'è un disagio?
Più spesso non lo capisce. La famiglia intuisce più facilmente quando un figlio non ha un buon rendimento scolastico, quando non ha buoni voti nelle materie. In questo caso però si parla di disagio dell'apprendimento. L'altro disagio, quello emotivo/relazionale, spesso non è compreso subito. Vanno comunque affrontati entrambi e mai ricondotti alle caratteristiche individuali del bambino ma sempre visti in un'ottica multidimensionale: i fattori che possono determinare il disagio a scuola infatti non hanno mai una sola origine.

Combattere il disagio vuol dire anche mettere in pratica un collegamento scuola/famiglia?
Sicuramente è importante. La scuola da una parte con competenza specifica sull'istruzione e la famiglia per quanto riguarda l'educazione. Il bambino è unico ed è importante che la scuola e la famiglia camminino insieme e non "tirino" uno da una parte ed uno dall'altra... Soprattutto che non si accusino del disagio del bambino ma che entrambe collaborino passandosi le informazioni necessarie.

Un disagio non controllato in cosa può sfociare?
Gli studi sull'adattamento scolastico ci dicono che spesso questo sfocia in un abbandono scolastico nella fascia d'età più alta, ed in seguito può portare anche ad un isolamento sociale. Il disagio a scuola è un fenomeno da prevenire. Oggi il disagio emerge di più perché in questi ultimi anni c'è una maggiore attenzione ad osservarlo e studiarlo. Una precoce rilevazione del disagio scolastico, di un cattivo adattamento al contesto scuola permette di attivare strategie d'intervento in modo da modificare questo andamento. La formazione che noi facciamo a scuola con gli insegnanti è indirizzata proprio a questo.

In questo contesto l'integrazione extracomunitaria, che è sempre più massiccia, come si può collocare?
Sicuramente l'inserimento dei bambini extracomunitari è un arricchimento alla realtà scolastica e al processo di sviluppo dei bambini locali. Sarebbe rischioso però non riconoscere le diversità di provenienza, di cultura, di razza, e cercare di omologare questo in senso generale non cogliendone le diversità. Cogliere le diversità significa valorizzare le loro tradizioni, mantenendole al fianco delle nostre. Certo, non si può negare una maggiore complessità nella gestione del gruppo classe a qualsiasi livello scolastico ma ritengo che questa complessità, se ben gestita, sia sicuramente ricchezza per lo sviluppo sociale e l'integrazione. Per facilitare tutto questo all'interno della scuola di solito c'è il mediatore culturale.

SCUOLA PRIMARIA
In 8.000 per i libri

Contro l'esclusione della letteratura per l'infanzia dalle Indicazioni Nazionali per i Piani di studio personalizzati nella scuola primaria, in oltre 8.000 hanno accolto e sottoscritto il manifesto promosso da Emy Beseghi dell'Università di Bologna.

L'appello con l'elenco completo dei firmatari - consultabile insieme al testo del manifesto nel sito LiBeRWEB (www.liberweb.it/grandeesclusa/mani.htm) - sarà ora portato all'attenzione del Ministro all'Istruzione con la richiesta di una revisione del testo delle Indicazioni e di un'adeguata riconsiderazione di un'area culturale, quella della letteratura per l'infanzia, di grande rilievo nell'ambito della comunicazione, dell'editoria e dell'immaginario giovanile.

Gli incontri tra consulente pedagogico e genitori possono essere richiesti rivolgendosi al dirigente scolastico.

Nell'anno scolastico 2003-04 in Toscana gli alunni della scuola primaria erano oltre 125 mila, di questi il 7,4% stranieri, il 2% portatori di handicap

L'intervistata: Elisabetta Papucci, insegnante e pedagogista