Centri per aiutare gli uomini a uscire dalla spirale della violenza sulle donne

Scritto da Silvia Gigli |    Novembre 2016    |    Pag. 8, 9

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

alessandra pauncz

Alessandra Pauncz presidente del Centro di ascolto uomini maltrattanti

25 novembre

Uccisa a coltellate dal marito. Strangolata dall’ex fidanzato. Bruciata viva dal convivente. Sgozzata. Finita a colpi di ascia. Soffocata. L’elenco agghiacciante potrebbe continuare. Sono state 76 le donne vittime di femminicidio nei primi otto mesi del 2016. Giovani, anziane, persino bambine. La violenza degli uomini sulle donne è una strage indicibile che non trova argine.

E il femminicidio è la punta dell’iceberg. Secondo i dati Istat, infatti, sono 6.788.000 le donne che nel corso della loro vita hanno subito violenza fisica o sessuale. Una malattia strisciante e invasiva che avvelena la nostra società.

«È un fenomeno complesso - spiega la dottoressa Alessandra Pauncz, presidente del Centro di ascolto uomini maltrattanti -, frutto di un intreccio di fattori individuali, relazionali, familiari, sociali e culturali». Un impasto di retaggi ancestrali e pregiudizi, insomma. «I modelli patriarcali sono cambiati ma non sono scomparsi - continua la dottoressa Pauncz -. Il privilegio maschile è invisibile ma si manifesta costantemente nei rapporti fra uomo e donna. Lo vediamo nella classe dirigente di questo Paese, in quella politica, nelle aziende, prevalentemente maschili. È evidente che resista un sistema sociale che mette le donne in condizioni di inferiorità».

Un esempio pratico? «Il 60% del lavoro di cura è svolto dalle donne, in questo campo la disparità è totale ed è sotto gli occhi di tutti. È come se per una donna il privilegio di uscire dall’ambito familiare ed avere una carriera si debba scontare ogni minuto; e tutto questo è un subdolo incubatore di violenza». Prova ne è che molti fra gli uomini che si rivolgono ai Centri di ascolto uomini maltrattanti si dichiarano addirittura “femministi”.


Chi sono i maltrattanti

I centri, nati a Firenze nel 2009 e divenuti poi trenta in tutta Italia, si rivolgono agli uomini per cercare di aiutarli ad uscire dalla spirale della violenza, per focalizzarsi sulla responsabilità maschile e non lasciare tutto il peso dell’avvenuta violenza sulle donne che l’hanno subita. «Il 10% degli uomini che arrivano ai nostri centri - sottolinea Pauncz - hanno un procedimento giudiziario a loro carico, il restante 90% vi giunge su indicazione dei servizi sociali, ma più spesso attraverso i familiari o la compagna stessa. Arrivano sull’onda di una crisi familiare, non ancora consapevoli della loro condizione di maltrattanti, ma la crisi può essere per loro un’occasione di cambiamento, lavorando con i nostri operatori e poi in gruppi». Nel 2009, quando questa esperienza è iniziata, gli uomini che vi hanno preso parte erano 6, adesso sono 50 solo a Firenze e molti altri in tutta Italia.

«Anche l’età di chi partecipa si è abbassata: adesso la maggioranza è nella fascia fra i 35 e i 55 anni e negli ultimi due anni sono aumentati i ragazzi fra i 20 e i 35 anni. È un fatto importante, perché vuol dire che tra i giovani è aumentata la percezione del disvalore della violenza».

Va anche detto, però, che il lavoro di questi centri si svolge con persone con una minima consapevolezza del malessere che li domina. Purtroppo la maggior parte delle violenze sulle donne avviene ancora senza che gli autori si rendano conto delle atrocità che compiono.

«Ogni volta che si mette in discussione il privilegio maschile, ogni volta che le donne si sottraggono al loro ruolo ancestrale di cura, può scattare la violenza - avverte Pauncz -. Spesso inizia solo alzando la voce o battendo il pugno sul tavolo, con pressioni psicologiche più o meno palesi. Bisogna imparare a riconoscere i segnali, e la formazione nelle scuole è un elemento decisivo».


Progetto Michela

Formazione e informazione sono fondamentali e possono avvenire a tutti i livelli. Nella scuola, ma anche nei posti di lavoro. È da questa intuizione che è nato il “Progetto Michela”, realizzato da Toscana Aeroporti con il Centro antiviolenza Artemisia.

A far scattare la molla è stata una tragedia: il femminicidio di Michela Noli, dipendente trentunenne di Toscana Aeroporti. Michela, fiorentina, è stata uccisa con 47 coltellate dal marito dal quale stava divorziando, Mattia Di Teodoro, 33 anni, che si è tolto la vita subito dopo. Era la notte del 15 maggio scorso. Lo choc ha colpito tutta la città, ma in particolar modo i colleghi di lavoro di Michela che, in una manciata di mesi, hanno messo in piedi un progetto pilota volto a formare i dipendenti della loro società, 350 a Firenze e 550 a Pisa, sulla violenza sulle donne e sul modo per riuscire a riconoscere i segnali di chi ne è vittima per farsi sentinelle anche nei posti di lavoro.

Contemporaneamente, il “Progetto Michela” prevede interventi a sostegno dell’autonomia di donne e bambini sopravvissuti a situazioni di violenza. Dal sostegno economico per i centri di accoglienza e le consulenze psicologiche legali all’accompagnamento giudiziario necessario a chi è stato vittima di violenza, uniti alla possibilità concreta di raggiungere un’autonomia lavorativa e abitativa e al sostegno nelle attività educative. Un monito per tutti: la violenza è tra noi, non possiamo chiudere gli occhi.


L’intervistata

Alessandra Pauncz, presidente del Centro di ascolto uomini maltrattanti



Prato e Pistoia

Donne in primo piano

Due iniziative per la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”

La tratta delle donne africane, deportate in Europa e rese schiave tra abusi e sfruttamento sessuale, e il modo, ancora sessista e discriminatorio, in cui i mezzi di comunicazione, in Italia, descrivono le donne. In occasione della “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”, le sezioni soci Coop di Prato e Pistoia hanno organizzato due incontri su temi apparentemente lontani ma che molto dicono sulla condizione della donna nel nord e nel sud del mondo.

Rita Cascella


Prato

Nel pomeriggio del 24 novembre, nella sala soci del Parco*Prato (ore 16), si parlerà delle donne vittime della tratta insieme a Jacqueline Monica Magi, giudice presso il tribunale di Pistoia e autrice del saggio Le donne dell’articolo 18; qui si ricostruisce la vita di alcune donne dell’Est inserite nei programmi di protezione sociale in applicazione appunto dell’articolo 18 del decreto legislativo n. 286/98.

Insieme a lei ci sarà la dottoressa Rosanna Paradiso, esperta nel settore del traffico di esseri umani nel gruppo Criminalità organizzata e sicurezza urbana della Procura della Repubblica di Torino, Rita Cascella, primo dirigente della polizia di Stato, e il vicesindaco di Prato Simone Faggi.

Sarà il giornalista Umberto Maiorca a moderare un incontro nel corso del quale si spiegherà, fra le altre cose, come nell’ultimo decennio la tratta delle donne a scopo di sfruttamento sessuale abbia assunto in Europa sempre più rilevanza.

Secondo un rapporto dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), nel 2014 più di 1200 nigeriane sono arrivate in Italia via mare e, stando a un’indagine della testata “Al Jazeera”, l’80% di loro è stato destinato alla tratta. Trafficanti locali avvicinano le loro famiglie promettendo opportunità di lavoro e studio in Europa. Il costo di questi viaggi è altissimo, le famiglie si indebitano e quando le ragazze scoprono di essere destinate alla prostituzione, sono ormai diventate vere e proprie schiave.


Pistoia

L’atteggiamento discriminatorio dei mezzi di informazione nei confronti delle donne, un uso più consapevole della lingua e il modo con il quale i giornali rappresentano le donne nella vita politica sono invece al centro del dibattito, organizzato dalla sezione soci Coop di Pistoia, che si tiene, sempre il 24 novembre, alle 17, nella saletta dell’assessorato alla cultura del Comune di Pistoia.

All’incontro, che ruoterà intorno alla tesi di laurea della dottoressa Dania Meoni su Differenze di genere nel mondo dell’informazione e rappresentazione delle donne nella vita politica , prenderà parte anche Daniela Belliti, vicesindaco del Comune di Pistoia e assessore alle pari opportunità.

A coordinare, la giornalista Michela Pereira. Con una ricerca realizzata nel mese di ottobre dello scorso anno su tre quotidiani a tiratura nazionale (“la Repubblica”, “La Stampa” e “Corriere della Sera”), Meoni ha messo in evidenza come spesso i giornali, anche i più sensibili, scivolino in atteggiamenti discriminatori nei confronti delle donne, usando stereotipi e semplificazioni. Il che non contribuisce certo a dare slancio alla presenza femminile nei luoghi dove si decide, tanto che, evidenzia Meoni, “l’Italia è il terzultimo Stato per numero di professioniste impiegate ai vertici degli ambienti che contano”.

E il linguaggio e il modo, più o meno sessista, con il quale, in particolar modo le politiche, vengono rappresentate sui mezzi di informazione, contribuisce a rafforzare stereotipi che impediscono alle donne di infrangere il soffocante soffitto di cristallo che limita la loro partecipazione alla vita del Paese.

Daniela Belliti



Firenze

Violenza sulle donne

Incontri, riflessioni, proposte

Al Convitto della Calza, in piazza della Calza (Porta Romana), il 18 e 19 novembre, avrà luogo un convegno sulla violenza contro le donne. Il tema non deve essere solo per donne, o meglio per “alcune donne”, ma deve essere visto per quello che è, un problema irrisolto, spinoso, diffuso, in una società che sta affrontando un passaggio epocale: da società patriarcale ad una che presenti uguali opportunità per entrambi i sessi.

Si ascolteranno professioniste/i ed esperte/i raramente interpellati sul tema e che invece possono offrire punti di vista nuovi e illuminanti.

Dopo i saluti iniziali affidati a Daniela Mori, presidente del Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, e a Dario Nardella, sindaco di Firenze, sono previsti numerosi interventi, fra cui quelli della scrittrice Lorella Zanardo, della psichiatra Gemma Brandi, del questore di Firenze Alberto Intini, della presidente del Centro Artemisia Teresa Bruno, dello psicoterapeuta Renato Palma, del vicepresidente della Regione Toscana Stefania Saccardi, del presidente del Centro di ascolto uomini maltrattanti Alessandra Pauncz e del ministro delle Pari opportunità Maria Elena Boschi.

Info: 055222287, calza@calza.it


Il programma del convegno


Il manifesto del convegno "Parla con lei"


Video



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