Dal 1° gennaio tante informazioni in più. Quelle più interessanti sono facoltative

Scritto da Letizia Coppetti |    Gennaio 2002    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in lingue e letterature straniere, ha lavorato per tredici anni alla redazione di Firenze dell'Agenzia Ansa, occupandosi sia di cronaca nera che di bianca. Collabora dal 1990 con l'Informatore e dal giugno 2001 a dicembre 2002 si è occupata dei contenuti del sito di Unicoop Firenze. E' stata anche direttore del periodico Celiachia Notizie, house organ dell'Associazione Italiana Celiachia. E' stata coordinatore redazionale dell'Informatore fino al giugno 2006, la rivista dedicata ai soci.

Un lenzuolo di etichetta, con su scritto, fitto-fitto, una specie di diario di bordo del pezzo di carne che si sta per acquistare: dov'è nato, dov'è stato ingrassato per più di 30 giorni, dov'è stato
I viaggi della mucca
macellato e poi sezionato. Tutte informazioni che, forse, dicono poco al consumatore ma, in fondo, sono una specie di resoconto del distributore su come ci si approvvigiona.
«Alle nuove etichette si è arrivati anche sulla scia dell'allarme suscitato dal problema "mucca pazza" - spiega il dottor Luca Cianti, veterinario della Asl 10 di Firenze - ma soprattutto per migliorare la gestione degli aiuti comunitari nel settore agricolo: in pratica serviva poter rintracciare gli animali che finiscono al macello per evitare che questi contributi svanissero nel nulla». La legge a cui fare riferimento per la "tracciabilità" è il regolamento CE 1760/2000, applicato in Italia dal Ministero delle politiche agricole e forestali con il decreto del 30 ottobre 2000.
Per capire meglio le novità, leggiamo insieme un'etichetta. Le prime informazioni riguardano il paese dove l'animale è nato (ad esempio Francia) e quello (o quelli) dove è stato allevato (ad esempio Francia e Italia, tenendo conto che non deve essere riportata la nazione in cui l'animale vive meno di 30 giorni). Troviamo poi il logo dell'operatore autorizzato ad etichettare le carni bovine, il paese e il numero che identifica l'impianto di macellazione, il paese e il numero del laboratorio di sezionamento. Infine, il numero che identifica il singolo animale, riportato dopo una scritta che può essere sia "codice di riferimento animale/lotto", sia "n° tracciabilità", sia "lotto auricolare" o altro.
Le informazioni più interessanti per il consumatore sono quelle che le norme prevedono come facoltative: razza e tipo genetico, il tipo di macellazione (ad esempio se viene eseguita seguendo il rito islamico o kasher), i metodi di allevamento (biologico o meno), di ingrasso e di alimentazione (ad esempio priva di organismi geneticamente modificati). «Per poter apporre anche queste informazioni - continua Cianti - è necessario che l'operatore sottoscriva un disciplinare approvato dal Ministero delle politiche agricole».
In pratica, sulle etichette delle confezioni in vendita dal primo gennaio, è possibile sapere la precisa provenienza del singolo pezzo di carne, dalla nascita alla vendita. Quella che viene chiamata, con termine tecnico, "tracciabilità".
I controlli per la corretta applicazione della legge sono affidati ad organismi indipendenti, che garantiscono l'affidabilità di quello che i rivenditori dichiarano in etichetta. Questi organismi sono designati dal ministero ma scelti e pagati dalle stesse organizzazioni su cui vigilano.

La razza in etichetta
Unicoop Firenze aveva già iniziato da tempo in due super (Carlo del Prete e Coverciano) e tre iper (Lastra a Signa, Montevarchi e Arezzo) la sperimentazione delle nuove etichette. Oltre alle informazioni obbligatorie, nelle etichette di carne bovina in vendita alla Coop si trova l'età precisa dell'animale (ad esempio, meno di 18 mesi), la razza o il tipo genetico (ad esempio, chianina), il nome dell'allevatore, la data del confezionamento.
Il disciplinare interno proposto dalla Coop è stato approvato dal Ministero delle politiche agricole e forestali lo scorso maggio. «Per quanto riguarda i controlli — afferma Ivano Filippi, responsabile del settore carni di Unicoop Firenze — l'organismo designato da Coop Italia, il CSQA, ha già provveduto ad effettuarne diversi nei super e negli iper dove era partita la sperimentazione. Altri controlli vengono svolti sia dai Nas che dalle Asl, mentre Coop effettua ispezioni sia interne che sui fornitori e sui mangimifici, come prevedono i capitolati che vengono sottoscritti per garantire il prodotto Coop». E' infine prevista in futuro la tracciabilità degli altri tipi di carne, da quella suina al pollame.