I cambiamenti climatici in Toscana

Scritto da Fabio Gori |    Maggio 1999    |    Pag.

Toscana, anno 2064:
I tropici prossimi venturi
il girasole non colora più le nostre campagne ed ovunque ondeggiano al vento messi di grano duro; in Maremma troviamo alcuni agrumeti piantati da poco, mentre le viti e gli olivi offrono prodotti un po' diversi da quelli di una volta. Saranno queste le conseguenze del cambiamento climatico che sta interessando tutto il pianeta. Altri effetti li vedremo nella desertificazione, nella diffusione delle malattie, nella migrazione dei popoli.
A metterci in guardia è il secondo rapporto della Commissione internazionale sui cambiamenti climatici (Ipcc), un organismo delle Nazioni Unite al quale partecipano enti di ricerca di numerosi Paesi, tra cui l'Italia con l'Università di Firenze. In questo studio si è cercato di prevedere cosa accadrà tra 65 anni: e i risultati non sono incoraggianti. Ci sarà un aumento dell'anidride carbonica atmosferica (quasi un raddoppio, dallo 0,035 allo 0,062) ed un aumento della temperatura massima dei mesi estivi (in Italia tra 2,5 e 5° C). La prima è un sottoprodotto della combustione di carbone, metano e derivati del petrolio, la seconda è dovuta all'aumento in atmosfera dell'anidride carbonica e di altri gas provenienti dalle attività umane, che impediscono al calore solare di tornare nello spazio: in due parole, l'effetto serra. Cambieranno anche le piogge: sono previste in lieve aumento nel nord Europa e in notevole diminuzione nel centro-sud dell'Europa: dal -10 al -30% nel nord Italia, dal -30 al -50% nel sud Italia.
Purtroppo è previsto anche un aumento degli eventi climatici estremi, come temperature molto elevate o molto basse, prolungate siccità o piogge di notevole intensità, soprattutto nell'area mediterranea.
Tutti questi cambiamenti determineranno uno spostamento verso nord delle aree di coltivazione delle piante: così in Finlandia l'orzo si potrà coltivare ben 400 chilometri più a nord, mentre nell'area mediterranea alcune colture dovranno essere abbandonate e sostituite con cotone e frutti tropicali.
Il paesaggio cambierà: anche in Toscana si prevede una generale diminuzione del girasole, del mais e di altre colture estive che soffrono la siccità, sostituite da colture invernali come il grano.
Una nota positiva riguarda invece il centro-nord Europa, compreso il nord Italia, dove è previsto un incremento delle produzioni agricole del 30-50%; questo si spiega con l'incremento dell'anidride carbonica atmosferica, una materia prima che le piante trasformano in amido e zuccheri attraverso la fotosintesi.
Nell'area mediterranea invece le colture tradizionali non potranno approfittare di questa opportunità, perché soffriranno per l'aumento della temperatura e la diminuzione delle precipitazioni, con conseguente calo delle produzioni. Anche la qualità dei prodotti sarà influenzata dai cambiamenti climatici: viti coltivate in un ambiente con elevate concentrazioni di anidride carbonica atmosferica producono più zuccheri nelle foglie e meno nell'uva, rendendola più adatta alla produzione di vini leggeri e frizzanti: per lo meno così risulta da una ricerca compiuta in provincia di Siena.
L'olio d'oliva potrà invece subire una variazione nella composizione degli acidi grassi, in quanto un'elevata temperatura ambientale favorisce l'acido linoleico; questo non è di per sé un male, perché l'acido linoleico è una sostanza essenziale che l'uomo deve ingerire con il cibo; ma ha come conseguenza un aumento del rapporto tra acido linoleico e acido oleico, determinando un lieve peggioramento nutrizionale; in altre parole l'olio toscano si avvicinerà alla composizione degli attuali oli prodotti nell'Italia meridionale e questi a quelli del nord Africa. Per fortuna sono anche altri i fattori che rendono l'olio toscano diverso da tutti gli altri.