La storia di un alimento ricco di proprietà benefiche

Scritto da Alma Valente |    Marzo 2016    |    Pag. 44

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Disegno di Lido Contemori

Cacao

Bianco, fondente, al latte: tutti tipi di cioccolato, il dolce forse più desiderato al mondo. Ma qual è l’origine del suo consumo? «Il cioccolato raggiunge l’Europa sulle caravelle di Colombo, che testimoniò come, nelle Americhe, fosse usato sia come bevanda nutriente, sia come medicina e, essendo molto prezioso, anche come moneta».

Così esordisce la professoressa Donatella Lippi, associato di Storia della medicina dell’Università di Firenze, che continua: «In Europa venne considerata una sostanza trasgressiva, finché il cardinale Brancaccio sentenziò che, se assunta in forma liquida, non avrebbe rotto il digiuno. Nonostante l’apertura, fu necessario invocare l’autorità dei medici cui si chiese di sostenere che la cioccolata aveva effetti benefici sull’organismo. Così, il suo consumo poté diffondersi in un’Europa sospettosa verso questa bevanda. Nel Settecento perse il valore terapeutico primario perché, addizionato di zucchero e latte, fu accusato di provocare carie dentaria, obesità, problemi alla pelle e altro. In tempi molto recenti, il cioccolato amaro è stato, invece, giustamente riabilitato».

Per quali effetti benefici sulla salute è stato consumato il cioccolato?

«Nell’America precolombiana, era usato come sostanza energizzante, come afrodisiaco e per favorire la diuresi. In Europa, venne usato per gli stessi scopi, ma se ne individuarono effetti positivi anche nel caso di disturbi dell’umore, stanchezza, malattie cardiovascolari, affezioni dell’apparato respiratorio. Il “butirro di cacao” era usato per le screpolature delle labbra o per trattare ragadi ed emorroidi».

Il cioccolato è comunque, anche oggi, fonte di discussione: è giusto pensare che faccia ingrassare o faccia venire il diabete?

«In realtà non esistono alimenti che di per sé facciano ingrassare - risponde il professor Carlo Maria Rotella, direttore della Scuola di specializzazione in Endocrinologia e malattie del metabolismo dell’Università di Firenze -. Quello che merita attenzione è la dose assunta. Il cioccolato è molto calorico, oscillando fra 539 e 584 kcal per 100 grammi di prodotto. La maggior parte di queste vengono dai grassi, che sono fra 31 a 46 gr per 100 gr di alimento, di cui più della metà saturi, cioè i più pericolosi. Di zuccheri (sia complessi che semplici) ve ne sono meno, da 19 a 57 gr per 100 gr di prodotto. Il primato degli zuccheri è detenuto dal cioccolato al latte. In conclusione, le persone con obesità e diabete non ne possono assumere più della dose giornaliera per loro raccomandata, che è di 10 gr. I diabetici devono evitare il cioccolato al latte e prediligere quello fondente».

Alla luce delle più recenti conoscenze, quali sono gli effetti benefici del cioccolato sull’organismo?

«Risultati ottenuti dall’Istituto nazionale ricerca per gli alimenti - prosegue Rotella - hanno rilevato che quello fondente fa bene al cuore, aumentando del 20% le concentrazioni di antiossidanti nel sangue. Anche uno studio statunitense dimostra un effetto benefico nel controllo della pressione arteriosa. Inoltre ricercatori dell’Università di Zurigo hanno dimostrato che l’assunzione può ridurre il grado di rigidità vascolare nei fumatori, limitando il rischio di malattie cardiache gravi. Infine, alcune sostanze in esso contenute hanno effetto a livello cerebrale con azioni stimolanti e antidepressive».

Ma il cioccolato è una forma di gratificazione, e fa bene pensare che possiamo assumerlo in dosi contenute. Vi sono, poi, alcune festività come la Pasqua, durante le quali piccoli e grandi mangiano maggiormente questo alimento. Ma quale sarà il segreto del fascino dell’uovo pasquale? Il contenitore o magari la sorpresa? Scopritelo da soli e torniamo tutti un po’ bambini!

Gli intervistati:

professoressa Donatella Lippi, associato di Storia della medicina dell’Università di Firenze

professor Carlo Maria Rotella, direttore della Scuola di specializzazione in Endocrinologia e malattie del metabolismo dell’Università di Firenze

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