La presentazione delle nuove annate di Brunello, Chianti e Nobile

Scritto da Carlo Macchi |    Aprile 2005    |    Pag.

Esperto di enogastronomia Uno dei pochi italiani in corsa per il prestigioso titolo di Master of Wine, rilasciato a Londra dall'omonima associazione. Scrive per alcune riviste italiane ed estere specializzate nel vino e nell'enogastronomia (Terre del Vino, Enotime, Merum). Ha condotto una trasmissione su Telemontecarlo sul cibo e sul vino, chiamata "Gnam". Curatore di Vini Buoni d'Italia, la prima guida italiana ai vini da vitigni autoctoni, alla seconda edizione.

I rossi dell'anno
Un vecchio detto toscano
recita: «Nel troppo ci si rientra sempre». Ho pensato spesso a questo proverbio nella settimana di degustazioni che ha presentato alla stampa nazionale ed internazionale le nuove annate dei tre vini Docg toscani più famosi e blasonati nel mondo: Chianti Classico, Vino Nobile di Montepulciano e Brunello di Montalcino.
Il troppo era rappresentato dai circa 800 vini che il malcapitato (o ben capitato a seconda dei punti di vista) assaggiatore poteva testare nell'arco di queste giornate, che si sono aperte a Firenze con il Chianti Classico.
Si presentava l'annata 2003 che, come molti di voi ricorderanno, ha avuto un'estate assolutamente torrida ed un periodo di siccità che è partito a maggio e si è protratto fino a settembre. In queste condizioni l'uva funziona un po' come i cristiani. Chiude bottega e cerca di partire per le ferie. Che vada in ferie è una battuta ma che "chiuda bottega" è vero, in quanto sopra a certe temperature la vite non lavora e le uve maturano male.
Il Chianti Classico 2003 è figlio di questa annata ed i vini assaggiati mostrano un grado alcolico elevato, profumi che ricordano la frutta matura ed una buona morbidezza e rotondità al palato. Vini di buon livello ma non certamente da grande invecchiamento. Se dovessi dargli un voto non potrei spingermi, come media, oltre il 7-, con punte intorno a 8-8 ½.

Dal Sahara alla stagione delle piogge: questa è la differenza che passa tra l'annata 2003 e quella del 2002, caratterizzata da un'estate fredda e piovosa come non si vedeva da decine di anni. Anche in queste condizioni la vite lavora malissimo e soprattutto le uve sono soggette a problemi di muffe e compagnia cantante.
Il Nobile di Montepulciano 2002 è figlio quindi di un'annata molto difficile ma riesce a mascherarlo bene. I vini sono anche troppo giovani e pimpanti e, se supportati da prezzi adeguati al difficile momento economico (quindi più bassi che negli anni scorsi), potrebbero essere una buona indicazione per chi ama bere vini toscani di buon corpo.
Il mio voto comunque non si discosta molto da quello del Chianti Classico, che però, per un'annata come il 2002, assume anche maggior valore. Il valore è un concetto che a Montalcino hanno ben presente e che spero venga rivisto verso il basso (insomma, dovrebbero abbassare i prezzi!) per il Brunello 2000.
Quest'annata non ha avuto un'estate calda come il 2003 ma ci è mancato poco. Quindi le uve non hanno avuto maturazioni adeguate, specie per vini che dovrebbero andare molto avanti nel tempo.

Il Brunello di Montalcino 2000 è un vino importante già pronto da bere. Non avrà la complessità e la longevità di altre annate ma sarà più godibile e rotondo sin da subito.
Visto che oramai mi sono sbilanciato devo partorire anche un voto per il Brunello: credo però sia giusto vederlo sotto due aspetti, per quello della longevità (fondamentale per un vino del genere) darei 6½, mentre per quanto riguarda la piacevolezza e bevibilità arriverò sino a 7½.
La media poi fa sempre intorno a 7 ma non scordatevi che per me i voti (al contrario di come mi succedeva quando ero studente...) vanno sino a 10.


VERNACCIA
Vecchia ma pimpante

Scagli la prima pietra chi crede che la Vernaccia di San Gimignano sia un vino da invecchiamento.
Anch'io facevo parte di questa folta schiera ma la degustazione di vecchie annate, organizzata per San Valentino dal Consorzio della Vernaccia, mi ha fatto in buona parte ricredere.
Vini che andavano dal 2000 sino al 1974, ancora pimpanti e assolutamente godibili, mi sono stati serviti nella meravigliosa cornice della Sala Dante nel Municipio cittadino.

Sarà stata la sala, saranno stati i vini, ma è stata una bella lezione per chi pensava che la Vernaccia fosse solo un vino "semplice, fresco, piacevole".
Non crediate però che ora siano tutte rose e fiori: la stragrande maggioranza di questi bianchi sono figli della suddetta triade.
Sta adesso solo ai produttori creare e proporre vernacce (magari inserendo nel disciplinare la dizione "Superiore" per facilitare le cose al consumatore) che possano dare il meglio di sé dopo alcuni anni di invecchiamento.