Agli albori della fotografia. I maggiori fotografi labronici

Scritto da Silvia Silvestri |    Aprile 2004    |    Pag.

Pittrice Ha da sempre associato la sua professione alla ricerca della storia toscana. Attenta ricercatrice della tradizione, a cui si ispira principalmente nelle sue opere pittoriche, essa scrive diffusamente di quegli elementi di curiosità storica di cui è ricchissimo quello che è definito "il giardino d'Italia", la Toscana.

I ritratti dei benestanti
La vivace Livorno Ottocentesca
fu da subito partecipe della scoperta di Daguerre, avendone notizia - ancor prima che da fonti ufficiali - dai numerosi viaggiatori che dai porti dell'alto Tirreno riportavano ciò che accadeva a Parigi.
E' proprio qui che viene documentata la più precoce attività di un dagherrotipista, attraverso l'opera di Giuseppe Marzocchini.
Egli stesso dichiara l'inizio della sua attività nel 1843. Nel 1839-40 si era tenuta una dimostrazione pubblica dell'esperimento dagherrotipico alla seduta dei Dotti di Pisa, con la partecipazione dell'Accademia Labronica, seguita poi da una relazione letta a Livorno. Ma l'incontro di Marzocchini con questa tecnica avviene, come si legge nell'Annuario "Meozzi" del 1913, per mezzo di "... un francese certo Bargignac, che conosceva il processo ed avendo fatto amicizia con i Marzocchini li persuase ad acquistarlo. Detto fatto: in breve i primi dagherrotipi di persone conosciute a Livorno furono esposte in via del Giardino, e la gente si affollava meravigliata e ammirava attonita quei quadretti che costituivano una novità veramente strepitosa...".
Il dagherrotipo, che si ottiene tramite una placca di rame argentata resa sensibile alla luce grazie all'azione di vapori di iodio, ha la caratteristica di mostrarsi, a seconda dell'angolo di visuale, positiva e negativa, ed è un oggetto unico non duplicabile.
La sua storia finirà negli anni '60, quando gli fu preferito il negativo su vetro al collodio capace di maggiore nitidezza e versatilità.

I ritratti dei benestanti 2
Marzocchini non faceva parte
di quella schiera di fotografi itineranti che con le loro apparecchiature ingombranti si spostavano di città in città alla ricerca di clienti, ma aprì il proprio studio nella nativa Livorno, adatta per esercitare questa nuova attività: la città era allora una delle mete preferite per la villeggiatura sulla costa tirrenica.
I suoi bagni ed il lungomare erano ricercati dalle famiglie benestanti di tutta la Toscana. Anche il porto, con la sua frenetica attività, contribuiva a rendere Livorno una città cosmopolita.
L'attività fotografica a Livorno predilige, rispecchiando la società locale ottocentesca, soggetti e costumi rappresentanti la nuova classe emergente della facoltosa borghesia labronica. Per trovare invece immagini di architetture e paesaggi locali dobbiamo guardare alla raccolta di Oreste Minutelli, che dovette farle realizzare appositamente proprio perché non editate, come invece succedeva in altre città dove, in seguito alle numerose richieste, i fotografi presentavano in catalogo una vasta scelta di vedute e riproduzioni d'arte.
Giuseppe Marzocchini si avvalse già dal 1861 della collaborazione del figlio Riccardo, che poi subentrò alla morte del padre nel 1865 nella gestione dello studio. A lui si devono i ritratti di Mascagni e dei suoi familiari ed amici, conservati nel fondo Mascagni.

Altre presenze di rilievo nella Livorno dell'epoca sono Carlo Neopolo Bettini, con studio al quarto piano di Piazza d'Arme 21, aperto nel 1859 col nome "Studio Felsineo"; suoi sono i ritratti di Garibaldi conservati al Museo del Risorgimento a Bologna.
Affiancato dal figlio Ugo apre un'altra sede in via Magenta 23 nel 1866, lasciando poco dopo l'intera attività al figlio, che diventerà molto conosciuto nella comunità dei fotografi nazionali grazie al successo dei suoi trattati tecnici. Alphonse Bernoud, tra i più importanti fotografi attivi in Italia, aveva iniziato come operatore itinerante negli anni '40, in Liguria, come dagherrotipista.
In seguito ai successi ottenuti apre, oltre a quello di Napoli, gli studi di Firenze e Livorno ed otterrà il suo primo riconoscimento internazionale nel 1855 nella prestigiosa Esposizione Universale di Parigi.
Cronista degli avvenimenti salienti dell'epoca, sue sono le immagini del terremoto in Basilicata del 1857. L'attività livornese di Bernoud sarà rilevata nel 1872 dai Fratelli Bartolena.

Nelle foto:
• Faro - Livorno - Fratelli Bartolena 30x40cm, stampa all'albumina
• Mascagni - Riccardo Marzocchini 25x35cm.

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