Devozione estrema nei riti tradizionali di Calabria, Puglia e Sicilia

Scritto da Giulia Caruso |    Aprile 2007    |    Pag.

Giornalista Si è formata professionalmente come collaboratrice stabile della cronaca toscana de l'Unità, redazione cultura e spettacoli, dal '90 al '97, per la quale si è occupata di musica - in prevalenza rock - moda, costume e cinema. Attualmente collabora con il Corriere di Firenze per il quale è corrispondente per la cronaca locale da Empoli, e per il mensile Rockstar. Esperta di linguaggi e culture giovanili, di viaggi e turismo, è inoltre appassionata di enogastronomia.

foto: Foto di Salvatore Vaccaro / I riti del sud 1
Calabria.
Sangue e devozione, in un rito ad alta tensione emotiva. Il sangue è quello dei "Vattienti", i penitenti coronati di spine che percorrono le vie dell'antico borgo di Nocera Terinese, in provincia di Catanzaro. Uomini di ogni età si percuotono le gambe con il "cardo", un disco di sughero sul quale con della cera vergine d'api vengono fissati dei pezzi di vetro il cui numero ricorda Cristo e i suoi apostoli, dallo strato di cera emergono solo delle piccole punte. Le ferite che il cardo procura sono solo delle punture che, anche grazie alla "medicazione" fatta con l'infuso di rosmarino bollito, rimarginano subito, per cui il "Vattiente" subito dopo il rito ritorna tra la gente a partecipare al resto della processione.
Il rito affonda le sue radici nelle cerimonie di purificazione e di umiliazione della carne di chiara origine medievale. La manifestazione di Nocera Terinese (info: www.noceraterinese.it) non è altro che una delle espressioni estreme della devozione popolare che in Calabria, come nel resto del Meridione, trova il suo apice nei riti della Settimana Santa, momento unico in cui convergono elementi di spiritualità cristiana misti a tracce di paganesimo, forti ancora nell'inconscio collettivo della gente del Sud.
La Vergine Addolorata è la principale protagonista della devozione popolare calabrese nel rito dell'Affruntata, ovvero colei che va ad "affruntare", cioè ad incontrare, il figlio morto, portato a spalla per le vie del paese, momento di altissima commozione che costituisce il clou delle processioni del venerdì santo in molti paesi e città calabresi. Come per esempio la processione della Naka (dal greco, culla), che si svolge a Catanzaro, in cui compare la Vergine che reca tra le braccia Gesù morto. La Naka è portata a braccia per le vie del centro storico ed è seguita da un figurante a piedi nudi, in tonaca rossa, il capo cinto di spine, che reca a spalla una pesantissima croce, accompagnato dalle note dello "Stabat Mater", eseguito dalla banda cittadina.

foto: Foto di Salvatore Vaccaro / I riti del sud 2
Albanesi e greci.
La passione di Gesù e la sua resurrezione sono particolarmente sentite anche nelle comunità arbëreshë, cioè di origine albanese, numerose soprattutto in provincia di Cosenza, dove i riti sono celebrati con la liturgia greco ortodossa di derivazione bizantina. A Lungro (CS), sede dell'Eparchia (in greco diocesi), si celebra il rito dell'akoluthia davanti all'icona rappresentante il Cristo morto, mentre i fedeli intonano la kalimera (dal greco buongiorno) che in questo caso assume il significato di "buona novella". Le kalimere, che fanno parte ormai dal 1600 della tradizione orale delle genti arbëreshë, da Lungro ad Acquaformosa, da Firmo a San Demetrio Corone a Spezzano Albanese, sono cantate a bassa voce e in tono lamentoso non solo durante la cerimonia del giovedì e del venerdì santo in chiesa, ma anche durante la processione della via crucis durante il giro delle gjitonj, cioè dei rioni del paese. Al recupero delle kalimere - la maggior parte delle quali è attribuita ad un sacerdote di rito greco, Giulio Varibboba di San Giorgio Albanese (CS) vissuto nel 1700 - contribuisce l'associazione culturale Rilindja, che dagli anni '90 si è occupata di far rivivere la tradizione. La processione dei fedeli, con fiaccole e candele, si snoda per le vie del paese illuminate da decine di lucerne ai davazali delle finestre.
Elementi tipici della tragedia greca rivivono nella "Giudaica" di Laino Borgo (CS), una rappresentazione teatrale della Passione a cui prendono parte ben 150 attori, scelti tra la gente del paese. Commercianti, operai, artigiani studenti e professionisti prendono parte alla rappresentazione che dura ben sei ore e si svolge all'aperto, in un suggestivo palcoscenico naturale.

foto: Foto di Beppino Tartaro / I riti del sud 3
Basilicata e Puglia.
Elementi di grande teatralità caratterizzano anche le processioni che si svolgono in Basilicata, che non a caso fu scelta da Mel Gibson quale scenario naturale per "The Passion", ambientata tra i Sassi di Matera. Una delle processioni più suggestive è senz'altro quella di Barile (Potenza). Il corteo è aperto da tre centurioni a cavallo seguiti da tre ragazzine in abito bianco che rappresentano le tre Marie, ovvero la Madonna, la Maddalena e Maria di Betania, e da 33 giovani fedeli in nero che simboleggiano gli anni di Cristo, il cui ruolo è sempre affidato ad un artigiano del paese.
La spina della corona che cingeva il capo di Gesù è oggetto di solenni processioni in Puglia. Ad Andria (Bari) si venera la Spina Santa, la reliquia custodita nella cattedrale. Narra la leggenda che la spina, appartenente alla corona di Gesù, fu donata alla città da Beatrice d'Angiò nel 1308. La spina su cui compaiono alcune macchie di sangue è oggetto di un fenomeno che ricorda quello del sangue di San Gennaro. Dal 1633 le macchie di colore incerto per ben 13 volte sono diventate di un bel rosso vivo, l'ultima volta è accaduto nel 1932.

Sicilia. Decine di processioni e celebrazioni anche inSicilia. A Trapani c'è la colossale processione dei Misteri (info: www.processionemisteritp.it), di chiara origine spagnola, risalente al 1600, un rito lunghissimo che inizia alle 14 del venerdì santo e si protrae fino alla stessa ora del giorno successivo. Le "vare" - cioè gruppi statuari in legno di una tonnellata ciascuno, realizzati da artigiani trapanesi nel XVII e XVIII secolo e raffiguranti episodi e personaggi della passione di Gesù - vengono portati a braccia dai "massari", che assumono un'andatura caratteristica, l'"annacata", ritmata sulla musica funebre che accompagna il corteo che si snoda per le vie della città in un crescendo di canti, luci e di toccante e accorata partecipazione per tutta la notte, fin quando alle 14 la processione ritorna nel tempio che custodisce i Misteri, cioè la bella chiesa barocca delle Anime Sante del Purgatorio.



Si ringraziano Salvatore Vaccaro e Beppino Tartaro per la gentile concessione delle foto dedicate rispettivamente al rito dei Vattienti e ai Misteri di Trapani