Clown, giocolieri, prestigiatori: per i compleanni animati la scelta è sempre più vasta, tra divertimento e psicologia

Scritto da Rosa Rita D'Acquarica |    Aprile 2006    |    Pag.

Scrittrice e traduttrice Nata a Galatina (Lecce) nel 1966, sposata, due figli, laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne all'Università di Roma La Sapienza nel 1991, con tesi in letteratura anglo-americana. Ha lavorato come segretaria di redazione della Rivista dei Libri, traduce narrativa dall'inglese e dallo spagnolo per Giunti, collabora con Giunti per letture e editing, ha tradotto anche per Passigli. Abilitata all'insegnamento, è supplente di inglese (lingua, letteratura e civiltà) Interessi: poesia, cucina, storia delle religioni. Scrive poesie e racconti. Vive a Firenze.

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A casa, nel salotto sgomberato,
col rinfresco preparato dalla mamma e giochi improvvisati, non si usa più. Per motivi di spazi domestici ristretti, o per voler invitare proprio tutti, le feste di compleanno dei bambini sono sempre più evento, spettacolo, business. I luoghi sono pubblici: giardini e parchi nella buona stagione, circoli, ludoteche e oratori d'inverno. Le modalità: catering per torta e merenda, e intrattenimento delegato agli animatori.
Questi ultimi, figure ormai divenute familiari, sono giovani che improvvisano o hanno appreso tecniche d'intrattenimento in appositi corsi. I più professionali sono anche artisti di strada, giocolieri, prestigiatori e trampolieri.

Luca Scarpellini, in arte Lucas, lavora in tutta Italia come giocoliere, acrobata, equilibrista. La sua lunga esperienza professionale parte dall'animazione dei compleanni.
«I compleanni sono la gavetta dell'artista di strada, l'occasione per affrontare il primo pubblico. Non credo nei corsi, che possono dare forse le basi, ma il mestiere è tutto nella pratica del rapporto con la gente», dice. In undici anni ha visto cambiare i bambini: da entusiasti con poco e appassionati di tutto si sono fatti sempre più indifferenti, meno disposti a farsi sorprendere.
«Hanno visto troppo. Tra televisione, circhi, luna park, hanno assistito ad esibizioni d'alto livello e non si stupiscono più, si annoiano». Lucas propone una festa-tipo: sculture di palloni e piccoli trucchi di magia nella prima parte, poi spettacolo da giocoliere/equilibrista che coinvolge bambini e adulti, infine giochi di gruppo con musica e ballo.
Perché è necessaria la presenza di un animatore professionista? «Un genitore - dice -, o un adulto di casa, può animare una festa se è capace di attrarre e disciplinare l'attenzione dei bambini, ma è figura troppo quotidiana, un po' logora, poco credibile per il gioco e la festa. Un adulto estraneo, nel costume di scena, si distingue come "autorità ludica", stabilisce dei confini per creare una suggestione e per il tempo e lo spazio della festa guida i bambini nella sorpresa e nella scoperta».

La risposta del pubblico varia con le aree geografiche: quello più disposto a mettersi in gioco, secondo Lucas, è in Toscana, Emilia e Veneto. I bambini toscani sono vivaci ma una volta instaurato il feeling sono i più attenti e collaborativi. I giochi preferiti sono quelli di gruppo con la musica (limbo, gioco delle sedie, hoola-hop), dove tutti sono coinvolti, e nessuno è più protagonista di altri.
Di questo lavoro, dice Luca, si può vivere, associati in agenzie con altri artisti. I costi per l'intervento vanno da un minimo di 80 euro fino a 200, 250. Il mezzo di pubblicità è il passaparola, o il sito web. I volantini e gli avvisi in bacheca, dice, sono il mezzo di animatori improvvisati.

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Giocare non è competere

Esiste un'altra animazione che, all'offerta d'intrattenimento, unisce un intento educativo, sostenuto da una filosofia.
L'associazione Arciragazzi esiste dal 1981. Con 150 sedi in tutte le regioni italiane collabora con enti e istituzioni per promuovere un'azione ludico-educativa ispirata ai principi della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia.
Tra le sue proposte c'è un servizio per i compleanni, dove l'animazione è occasione di trasmettere, nel gioco, valori quali la partecipazione democratica, il rispetto delle differenze, le dinamiche di una sana convivenza sociale.
«L'associazione - spiega Linda Domizi, vicepresidente e responsabile del settore animazione a Firenze - forma gli animatori tramite corsi interni che prevedono, ad un primo livello, giochi e tecniche ludiche rivolti alla partecipazione attiva e, a livello più avanzato, gli aspetti educativi del gioco. Gli animatori lavorano insieme, in uno spirito associativo. Si riuniscono una volta la settimana per confrontarsi. Sono generalmente studenti o neolaureati in scienze dell'educazione, e operano in vari settori: animazione in strada per feste pubbliche, gestione di ludoteche di quartiere, soggiorni estivi per bambini e ragazzi. Per i compleanni - continua Linda - l'offerta va dai giochi musicali alle sculture di palloni, dai trucchi atossici ai burattini, ed è la stessa di agenzie e privati».

La differenza è nell'approccio...
«Giocare è un atto libero, una scelta. Non insistiamo mai per trascinare tutti. Cerchiamo un coinvolgimento indiretto: non è tanto un "far giocare" i bambini ma un "giocare con" loro, incoraggiando tutti, anche gli adulti, a partecipare, inventare. Chiediamo ai bambini cosa vogliono fare, e sono loro a proporre la scaletta della festa. I bambini devono percepirsi come persone libere, soggetti, non oggetti, dell'intrattenimento».

È luogo comune che i bambini di oggi sono molto indisciplinati. Sanno gestire questa libertà?
«I bambini - risponde Linda - sono stressati da una vita programmata, tempi stretti, scarsi spazi per iniziativa e fantasia, e così i compleanni diventano l'occasione per sfogarsi. Ma l'animatore non deve essere visto come uno dei tanti "maestri", allenatori, istruttori, altrimenti la festa diventa un altro dei loro impegni. L'animatore deve essere una figura informale, un amico o un fratello maggiore. Per questo lavoriamo anche senza travestimento. Non occorre distinguersi o rivestire un ruolo. Basta proporsi ai bambini come persone, quello che sono anche loro. La differenza tra noi è solo l'età e l'esperienza».

E funziona?
«Sì, perché il bambino ha voglia di giocare. Se si sente rispettato nella sua libertà di esprimersi non gli serve altro. Dopo ogni festa telefoniamo alla famiglia per sapere com'è andata e compilare una scheda. Abbiamo successo e molte richieste».

I bambini giocano imparando. E gli adulti?
«Gli adulti - confida Linda - sono spesso il vero problema. Per alcuni di loro l'animatore è un domatore che deve tenere i bambini calmi e tranquilli, mentre i grandi conversano. A volte ci fanno trovare la sala ingombra di giocattoli, e così è difficile che i bambini non si distraggano. Altre volte interrompono, per far passare vassoi, dare regali: non rispettano i tempi ludici, o fanno proposte che non sono consone al nostro spirito. Per esempio, alcuni vogliono dare dei premi al primo, secondo e terzo classificato nel gioco. Noi non lo facciamo. Il regalino finale per tutti va bene, ma un premio rende il gioco competitivo. Il fine del gioco è divertirsi insieme, non la conquista di un oggetto. Alle nostre obiezioni è stato risposto che la vita è competitiva, è bene che lo imparino presto, già a tre anni. Tuttavia, parlandone, anche questi genitori finiscono per concordare con noi».

Arciragazzi ha prezzi contenuti, perché l'associazione è finanziata dall'Unione Europea e da varie istituzioni con le quali concorda progetti e interventi.



Arciragazzi Firenze, via Gran Bretagna 48, Firenze, www.arciragazzifi.it

Lucas, www.scarpaweb.it