Musei, parchi, luoghi per non dimenticare la lotta per la liberazione

Scritto da Pippo Russo |    Aprile 2014    |    Pag. 8

Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Settanta e cominciare a sentirli. La storia della Resistenza vede cumulare i decenni, e giunta al settantesimo anniversario, deve fare i conti con le inevitabili sfide del mutamento storico-sociale. Sfide difficili che richiedono risposte adeguate.

I tempi cambiano e soprattutto passano, la propensione a tramandare il messaggio si indebolisce, e purtroppo la progressiva scomparsa dei testimoni diretti degli eventi rende ancor più complicato il compito di perpetuare quella che è una delle principali eredità storiche dell’Italia unita.

Sicché per preservare un patrimonio fondamentale per l’identità italiana, bisogna sperimentare modalità nuove. E in ciò la Toscana si propone come una terra all’avanguardia nell’esercizio del dovere della memoria.

Non è un caso che proprio in questa terra esistano alcune delle strutture più significative in materia di tutela e conservazione della memoria sul periodo della Resistenza. La Toscana è stata una delle regioni in cui la lotta partigiana contro il nazifascismo ha avuto il maggiore radicamento, avviata prima che altrove, mentre tutt’intorno il paese in rotta si spaccava su un conflitto mondiale dal quale aveva già disertato prima della sua conclusione.

E purtroppo è stato proprio in questa terra che si sono consumati alcuni fra gli episodi più atroci del periodo che precedette la conclusione guerra. Perdere la capacità di ricordarli e di narrarli significherebbe smarrire un pezzo cruciale di identità toscana, per come è stata costruita nel corso del Novecento.

L’esigenza di memoria è avvertita fortemente in Toscana, come testimonia la legge regionale 38 del 2002 pensata per sostenere i luoghi e i musei dedicati all’Antifascismo e alla Resistenza. Una legge ispirata al concetto di un collegamento di tutti i siti in questione, allo scopo di formare una rete della memoria indispensabile per continuare a far circolare il patrimonio storico e identitario di quegli anni.

Fra le strutture che rientrano in questa rete della memoria, rientrano il Museo della deportazione di Prato, il Museo e il Parco di Sant’Anna di Stazzema, il Museo audiovisivo della Resistenza di Fosdinovo e le Stanze della memoria di Siena. Strutture di diversa concezione, e per lungo tempo percepite come se avessero la funzione di raccontare innanzitutto una tragica storia locale.

La loro messa in connessione, a costituire i distinti capitoli di un unico racconto della Resistenza in Toscana, è la proposta che qui si vuol fare per offrire ai soci della Coop un itinerario possibile. Per onorare nel modo più adeguato il settantesimo anniversario delle lotte contro l’oppressione nazifascista.

Del Museo della deportazione di Prato, sito in zona Figline, ci siamo già occupati in un numero precedente dell’“Informatore”. Quanto alle Stanze della memoria di Siena, è un sito dedicato alla storia del Novecento in cui ampia parte è dedicata all’esperienza della Resistenza. Soprattutto, a destare particolare interesse è in questo caso la riconversione di un luogo d’oppressione fascista in un luogo di memoria antifascista.

Si tratta della Casermetta di via Malavolti, famigerato posto di torture perpetrate dai repubblichini, e adesso trasformato in una tappa della narrazione complessiva del riscatto di un paese. Riscatto che si compie anche strappando alcuni siti all’orrore, e restituendoli a un’idea di pacificazione che non dimentichi mai la differenza fra chi stava dalla parte degli oppressori e chi lottò per restituire la libertà a un popolo.

Il Museo audiovisivo della Resistenza a Fosdinovo, in provincia di Massa e Carrara, presenta un suggestivo percorso multimediale che racconta a 360 gradi la storia delle oppressioni nazifasciste e delle lotte partigiane in quel segmento di territorio al confine fra la Toscana e la Liguria. La visita del sito web comunica già una straordinaria suggestione, e apre una finestra sul minuzioso lavoro di ricostruzione storico-sociale effettuato per mettere in piedi un’opera così imponente.

E poi ci sono le strutture di Sant’Anna di Stazzema, il luogo in cui il 12 agosto del 1944 fu compiuta una delle stragi più efferate nella storia dell’umanità: 560 persone trucidate in poche ore, senza un motivo diverso dall’esigenza di saziare un istinto di ferocia. Lì è sorto nel 1982 il Museo storico della Resistenza, inaugurato dal presidente della Repubblica, Sandro Pertini, e ammodernato nel 1991.

E dal 2000 esiste anche il Parco nazionale della Pace, a testimoniare una volontà della comunità locale di mantenere viva la memoria senza che ciò significhi alimentare l’odio. Una sfida di civiltà che ogni toscano dovrebbe raccogliere, e che nel mese in cui viene celebrato l’anniversario della Liberazione invita a mantenere vivo il filo della memoria.

Contatti

I Musei della resistenza

Nella foto in alto, 3 luglio 1944, Siena. Foto di G. C. Stanze della Memoria di Siena


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