In quattro anni 120 aree per il gioco grazie all'entusiasmo di migliaia di scolari

I parchi dei bambini

di Patrizia Romagnoli

Meglio di così proprio non poteva andare: quando anche l'ultima altalena, l'ultima casetta nel bosco e l'ultima pianta verranno collocate, saranno circa centoventi i parchi costruiti dai bambini, molti più dei cento previsti dal concorso "Da bambino farò un parco", lanciato da Coop quattro anni fa.

E' del '96, infatti, la scelta di Coop di investire, a livello nazionale, tre miliardi di lire su questo progetto, complesso e soprattutto innovativo. Fino ad allora nessuno in Italia aveva mai pensato di dare ai bambini l'opportunità, concreta, di realizzare il parco dei sogni, e di contribuire, con fondi e con lavoro, alla traduzione pratica delle loro idee.
Le cooperative coinvolte - dieci a livello nazionale - stanno preparandosi ormai alle ultime inaugurazioni e quasi tutte hanno superato l'obiettivo iniziale, sia perché i progetti selezionati erano validi, sia perché i bambini sono stati talmente alle costole dei loro amministratori pubblici da ottenere di essere esauditi.

Mica facile, comunque, mettere in fila tutto il lavoro, tra soggetti diversi e soprattutto con esigenze, obiettivi e competenze diverse. È qui forse che emerge bene il valore del progetto, così come pensato da Coop: si è dimostrato nei fatti che grazie alla partecipazione (ossia uno dei valori che stanno alla base della cooperazione stessa) si superano gli ostacoli e si realizzano interventi importanti. Prima di tutto c'era da mettere d'accordo i bambini. Sembra facile: ma quando si dà via libera all'immaginazione esce di tutto, dalla grotta sotterranea in cui nascondersi alla casina sull'albero, dall'astronave al tunnel pieno d'acqua...

"Il metodo scelto, quello della condivisione dei progetti, ha fatto sì che si riuscisse a mediare tra le ipotesi più azzardate e la realtà dell'area individuata - spiega Antonella Rissotto, dell'Istituto di psicologia del Cnr che è stato partner di Coop nell'iniziativa -. I progetti sono stati valutati e selezionati in base a dei criteri che tenessero conto sia dell'idea progettuale che dell'effettiva situazione dell'area, che a sua volta doveva essere realmente disponibile a trasformarsi in parco. In secondo luogo doveva emergere il punto di vista infantile, non condizionato dagli adulti. Poi si doveva tenere conto della gestione successiva, ossia della manutenzione, affidata ai "grandi", ovvero genitori, organizzazioni che operano nel sociale, volontari. Il tutto nel rispetto ambientale dell'area stessa, cercando cioè di migliorarne le condizioni ma senza grossi stravolgimenti".

Il lavoro è stato capillare: dopo il lancio del concorso, e l'arrivo dei progetti, è cominciata l'operazione più delicata, ossia collegare i piccoli progettisti e i loro insegnanti con i tecnici degli enti pubblici che dovevano pensare alla realizzazione. Qui Coop ha dato veramente una mano, non solo economica (erano stati stanziati fino a un massimo di trenta milioni per ogni parco) ma anche di competenza e di sostegno operativo. E non è finita: un parco è un po' un oggetto vivente, ha bisogno di essere non solo vissuto ma anche conservato e coccolato. E i bambini che avevano dieci anni nel '96 oggi sono degli adolescenti e tra non molto penseranno alla "morosa" e non più al parco giochi... Qui entrano in campo le scuole e soprattutto l'associazionismo Coop. Un po' con le sezioni soci, un po' con l'aiuto dell'Auser e delle famiglie coinvolte (per regolamento i parchi devono essere fisicamente vicini alle scuole), ogni anno si celebrano le consegne alla generazione successiva, in modo da tenere desto l'interesse e garantire le giuste cure al parco.