Cosa fare quando appare un nodulo. Non tutti sono tumori

Scritto da Alma Valente |    Ottobre 2004    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Proprio nel mezzo del collo, a proteggere la gola, si trova la ghiandola tiroide, delicata e complessa nella sua funzione, che può dare non poche preoccupazioni se ci accorgiamo della comparsa di un nodulo.
Per fugare ogni paura inutile cercheremo di trovare delle risposte alle domande che molti pazienti si pongono, con l'aiuto del prof. Mario Serio, ordinario di endocrinologia e responsabile della U.O. di endocrinologia dell'Azienda ospedaliera-universitaria di Careggi, e del prof. Massimo Mannelli, docente di endocrinologia, che lavora nella stessa struttura.

La parola nodulo fa venire in mente, in maniera quasi automatica, l'idea del tumore, creando così non pochi affanni.
«Per fortuna non è sempre così. La stragrande maggioranza dei noduli tiroidei sono di natura benigna, anche se, ovviamente, l'ipotesi che si tratti di un tumore va scartata attraverso una serie di accertamenti - ci tranquillizza il prof. Serio -. Ma i noduli che hanno maggiore probabilità di essere tumori sono quelli singoli, solidi, di consistenza dura ed a rapida crescita».
Dunque, anche se è prematuro allarmarsi, resta sempre importante occuparci in maniera tempestiva ed adeguata del problema, appena ci si accorge di un ingrossamento della tiroide.
«Per prima cosa occorre una valutazione clinica accurata da parte di uno specialista in endocrinologia - prosegue il prof. Serio -. Poi occorre fare una misurazione dei livelli ormonali e degli autoanticorpi contro la tiroide per escludere le alterazioni della funzione e le malattie autoimmunitarie. Il primo esame strumentale da fare è l'ecografia tiroidea, esame relativamente semplice e non invasivo, che ci potrà dare notizie sul tipo di nodulo, se è singolo o multiplo, se è solido o cistico. In un secondo momento potrebbe essere necessario eseguire la scintigrafia tiroidea che, nel caso di noduli solidi, ci potrà dire se sono funzionanti (nodulo "caldo") o non funzionanti (nodulo "freddo"). Dato che i tumori tiroidei si sviluppano nei noduli "freddi", in questa evenienza sarà utile far eseguire una biopsia ad ago sottile del nodulo per avere una diagnosi citologica».
E' importante sottolineare che tutti questi accertamenti sono di facile e rapida esecuzione, minimamente invasivi e, soprattutto, non dolorosi; anche la biopsia ad ago sottile, che consiste nel pungere il nodulo con un ago identico a quello che si usa per fare le iniezioni intramuscolari.

A questo punto la domanda è: esiste una cura medica per i noduli tiroidei o se, al contrario, vadano comunque asportati chirurgicamente.
«Una vera cura medica specifica per i noduli tiroidei non esiste - ci dice il prof. Mannelli -. Solo nei pazienti che oltre ai noduli presentano anche una ridotta funzione tiroidea, documentata dall'aumento del TSH (l'ormone ipofisario che stimola la funzione e la crescita della tiroide), la terapia sostitutiva con Tiroxina (il principale ormone prodotto dalla tiroide) può risultare efficace nell'arrestare o far regredire la crescita del nodulo, abbassando i livelli di TSH ed eliminando perciò lo stimolo alla crescita. Nella maggior parte dei casi, comunque, ci si limita a fare una sorveglianza clinica e strumentale dell'evoluzione della crescita del nodulo. L'asportazione chirurgica si riserva a quei casi in cui si sospetta fortemente la presenza di un tumore, oppure il nodulo è particolarmente grosso e comprime gli altri organi che si trovano nel collo, come la trachea e l'esofago».
La chirurgia della tiroide ha fatto grandi progressi negli ultimi anni: gli interventi sono di breve durata e con minimi rischi di complicanze. Per le signore una buona notizia: la cicatrice è in genere molto piccola, alla base del collo, e dopo pochi mesi non si nota quasi più.

Per finire, sarebbe interessante sapere quali sono le ultime novità della ricerca scientifica in questo settore.
«Due sono le scoperte più importanti di questi ultimi anni, frutto degli studi di biologia molecolare - spiega il prof. Serio -. La prima ci ha permesso di comprendere in dettaglio come lo iodio (elemento fondamentale per la funzione della tiroide) venga letteralmente "pompato" dentro la ghiandola per poter formare gli ormoni tiroidei. Mentre la seconda riguarda la scoperta di alcune alterazioni nella struttura del recettore per il TSH, che comportano una sua attivazione permanente e possono spiegare la causa di alcune forme di aumentata produzione ormonale da parte dei noduli a funzionalità autonoma ("caldi"). Queste scoperte non hanno ancora una pratica applicazione clinica, ma aprono la strada ad ulteriori studi che potranno un domani avere delle applicazioni nella terapia farmacologica».