L’attenzione al bilancio familiare, una “fatica” di pochi minuti al giorno

Scritto da Francesco Giannoni |    Gennaio 2014    |    Pag. 4

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Riscoprire l’acqua calda. Secondo Stefano Ciappelli, “bancario pentito”, membro di Microcredito, è la ricetta perché una famiglia possa organizzare il proprio bilancio senza annegare in questi tempi, bui e tempestosi.

Non è necessario diventare esperti di finanza, basta seguire un principio semplice come l’“acqua calda”: «prendere coscienza dei soldi che entrano e di quelli che escono, prestare attenzione al bilancio familiare, per capire quali spese possiamo limitare».

In soldoni, visto che di questo si tratta, dovremmo conservare gli scontrini, i tagliandi del bancomat, quelli della carta di credito, sommare le spese quotidiane, per essere consapevoli dell’addebito di danaro che arriverà sul conto corrente a una certa data del mese. È un lavoro per cui bastano pochi minuti al giorno.

Poveri virtuali

Una volta erano le nonne a gestire il bilancio familiare: in una scatola di latta mettevano i soldi degli stipendi, facendone mucchietti secondo le spese che sicuramente attendevano le famiglie.

Ora i nonni sono messi in conto per affrontare certi pagamenti e rafforzare il bilancio familiare: “le rate del mutuo le paghiamo con la pensione del nonno”. Chi ragiona così, rischia di entrare in una nuova categoria sociale: quella dei “poveri virtuali”, cosiddetti perché i nonni prima o poi mancheranno e verranno meno i loro aiuti, con le conseguenze immaginabili.

Il meritorio comportamento da formichina delle nonne non c’è più: lo stipendio è accreditato sul conto corrente, la banconota è quasi scomparsa, sostituita da bancomat e carte di credito di vario tipo.

Sta sparendo l’abitudine di regalare a figli e nipoti il salvadanaio, di concedere la paghetta settimanale, che abituava a organizzare la spesa; al suo posto, la carta di credito per giovani.

E a queste “monete di plastica”, con cui spendere è così agevole e divertente, bisogna prestare attenzione, perché «alla fine la facilità si paga. Venuto meno il rapporto fisico con i soldi, si è persa la consapevolezza delle spese».

Occhio agli indebitamenti

Attenzione anche ai messaggi della spesa facile: “puoi pagare con un semplice finanziamento, anche fra sei mesi, addirittura fra un anno”. Così si perdono di vista gli impegni presi, si arriva a non farcela più.

Il finanziamento va preso per le spese davvero necessarie: per esempio, l’acquisto dell’automobile per il lavoro o della casa d’abitazione, per non pagare l’affitto e lasciarla ai figli in futuro. Questi sono gli indebitamenti “buoni”.

Quelli “cattivi” finanziano i propri consumi, per attenersi a un certo stile di vita secondo cui è indispensabile il cellulare di ultima generazione (obsoleto in pochi mesi), la televisione ultrapiatta, il capo d’abbigliamento firmato.

La motivazione che ci viene data, o che ci diamo, “tanto si paga a rate”, rischia di indebitarci fino al collo. Ci sono famiglie con 3-4 finanziamenti, con le “carte revolving”, «veri e propri revolver alla tempia», che poi devono confrontarsi con la spregiudicatezza di «società e agenzie finanziarie che, sorridenti e benevole al momento di concedere il finanziamento, quando vogliono recuperare un credito arrivano all’intimidazione e oltre».

Così le persone vanno in ansia, in depressione, e per risolvere il problema che fanno? Prendono un altro finanziamento per estinguere i precedenti, ficcandosi in un giro senza fine.

Eppure basterebbe mettere da parte un po’ di soldi ogni mese, e il cellulare e la Tv (se proprio indispensabili) li compreremmo pagando tutto e subito, potendo anche essere orgogliosi di averlo fatto.

Come le formiche

Storicamente l’Italia e il Giappone sono state le formiche del mondo. L’Italia si è salvata dalle precedenti crisi proprio perché il debito pubblico era in mano ai risparmiatori che investivano nei Bot. Anche se risparmiare ora è più difficile, i dati indicano che gli italiani stanno tornando a farlo, dopo anni di messaggi scriteriati che invitavano a spendere per far aumentare il Pil.

Mettere da parte non va considerato “fuori moda”: quello che si risparmia serve per le emergenze (che prima o poi arrivano), per l’università dei figli e magari per una pensione integrativa, sempre più indispensabile, perché fra 20 anni le pensioni saranno inferiori alle attuali.

In conclusione, per evitare il quadro a tinte fosche finora descritto, basta non fare le cicale, basta andare due giorni in meno in vacanza, una volta in meno al mese in pizzeria o al cinema, e viviamo più tranquilli.

Risparmiare soldi 3Il microcredito

Caratteristiche e obiettivi

Inventato da Muhammad Yunus, Nobel per la pace nel 2006, è lo strumento che in paesi come Bangladesh, Indonesia, India, Bolivia e Perù ha permesso a 150 milioni di persone, soprattutto donne, di uscire dall’esclusione finanziaria e dalla marginalità, avviando attività imprenditoriali.

Anche in Italia può svolgere una funzione di sviluppo e di inclusione sociale. È però più difficile calare quest’esperienza in una economia evoluta, in cui il grado di sviluppo delle imprese richiede investimenti elevati, ed esiste un’ampia schiera di finanziarie che erogano importi anche piccoli e medi, con un marketing a volte aggressivo.

Secondo alcuni punti di vista, il microcredito è il primo passo verso l’accesso ai servizi finanziari da parte di soggetti esclusi fino a quel momento, i cosiddetti non bancabili.

È soprattutto in tale contesto che si inserisce l’attività della Caritas di Firenze che da più di 40 anni opera per le persone in difficoltà. Dall’inizio della crisi ha gli strumenti per venire incontro a chi entra nella povertà, mantenerlo nella fascia dell’inclusione sociale, per non farlo cadere in quella dell’indigenza. Da cui è molto difficile uscire.

L’intervistato: Stefano Ciappelli, membro di Microcredito

http://www.microcredito.eu/

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 Foto di F. Giannoni


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