Praticamente nuova la sezione di Mineralogia e litologia del Museo di storia naturale di Firenze. Illuminazione, pannelli, un percorso didattico tutto da scoprire

Scritto da Alma Valente |    Settembre 2010    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Arrivando nel Museo di storia naturale dell'Università di Firenze, sezione di Mineralogia e litologia (via La Pira 4) ci si sente come Pictor nella stupenda Favola d'Amore di Hermann Hesse. Nella storia il protagonista, arrivando in paradiso, incontrava personaggi strani: un albero, che era sia sole che luna, con fiori che lo accoglievano cantandogli una ninna nanna, come fossero sua madre.

C'era anche chi, con un profumo quasi sensuale, lo riportava col pensiero a un bacio di donna. Incontrando un volatile dal becco dorato, Pictor gli chiese: dove è la felicità? E lui rispose (cito a memoria, ndr) "la felicità, amico mio, puoi trovarla dovunque, sui monti, nelle valli e persino nei cristalli". E proprio in questo Museo di pietre e gemme, possiamo perderci in un immaginario incantevole che fa ritrovare direttamente, per chi ancora sa sognare, in paradiso! Ma adesso seguiamo questo percorso suggestivo.

 

Fra storia e multimedialità

«L'allestimento della sezione di Mineralogia e litologia è stato completamente rinnovato - spiega il professor Giovanni Pratesi, presidente del Museo di storia naturale - per creare percorsi precisi e ben individuati e per facilitare la fruizione da parte dei visitatori. Accanto ai pannelli illustrativi, in italiano e inglese in tutte le vetrine, sono stati realizzati punti multimediali che permettono a grandi e piccini di approfondire singoli argomenti e togliersi molte curiosità».

«È bene ricordare - sottolinea la dottoressa Luisa Poggi, conservatore del museo e nostra guida in questo viaggio - che la sezione di Mineralogia e litologia è una delle più importanti in Italia e nel mondo, non solo per la vastità delle collezioni ma, soprattutto, per l'importanza storico-scientifica delle sue raccolte».

Infatti, se Firenze già dal Rinascimento è stata centro di riferimento mondiale delle arti e della letteratura, non di meno lo è stata nelle scienze. «Le collezioni iniziate in epoca medicea - continua la dottoressa - subirono nei secoli un notevole incremento, fino all'arrivo degli Asburgo Lorena, e con Pietro Leopoldo ebbero il privilegio di un museo a sé stante: nel 1775 fu istituito il Museo di fisica e storia naturale, comprendente raccolte naturalistiche fino allora conservate nella Galleria degli Uffizi. Ma la novità assoluta, per l'epoca, fu che il museo fosse aperto al pubblico, per volontà del granduca, dopo pochi anni dall'analoga apertura voluta per gli Uffizi». E proprio negli anni in cui fu istituito il museo, era cominciata la separazione fra arte e scienza, portando ad una divisione ferma fra due aspetti che dovrebbero convivere, anzi completarsi.

«Solo negli ultimi tempi, - puntualizza Poggi - ci siamo resi conto della necessità di tornare a una visione totale e non settoriale. Si pensi a quanto sia necessaria la scienza per i restauri e la manutenzione dei beni culturali».

In sintesi, questa sezione del museo è stata rinnovata anche nei minimi particolari, per togliere quel senso di vecchio e polveroso che poteva avere prima, aiutati dalle tecnologie più recenti per valorizzare un patrimonio antico. Un particolare rende l'idea: l'illuminazione delle vetrine è realizzata con lampade led, quelle dei telefonini per intenderci, ecologiche e a basso consumo.

La collezione elbana

E veniamo alla raccolta più caratteristica e più "toscana" del museo, la collezione Elbana, battezzata così da Federico Millosevich, direttore del Gabinetto di mineralogia, che nel 1914 pubblicò un catalogo ragionato dei minerali raccolti nell'isola d'Elba, dal titolo I 5000 elbani del Museo di Firenze.

«Nell'introduzione, - puntualizza la dottoressa Poggi - Millosevich precisa che la collezione risulta dall'accorpamento di tre diverse raccolte: quella del materiale del Settecento e del primo Ottocento, la raccolta Foresi e quella Roster, acquistate rispettivamente nel 1877 e nel 1888. La collezione Foresi è presente con circa 2500 esemplari, la Roster con 1500; i restanti risalgono a quelle preesistenti che si trovano nei depositi del museo. Purtroppo solo della collezione Roster esistono dettagliatissimi cataloghi originali, mentre per la Foresi solo elenchi sommari».

Dell'isola d'Elba le zone più rappresentate nella collezione sono quella di San Piero e Sant'Ilario, e quella delle miniere di Rio. Nelle vetrine, infatti, sono esposti alcuni esemplari di particolare interesse e bellezza, come quelli provenienti dal monte Capanne, le pegmatiti di San Piero e Sant'Ilario in Campo, le miniere di Rio e infine quelle di Punta Calamita.

 

Orari: lunedì, martedì, giovedì, venerdì, domenica dalle 9 alle 13; sabato dalle 9 alle 17. Chiusura: mercoledì

Info: www.msn.unifi.it


Fotografie: Gentile Concessione Museo di Storia Naturale Università di Firenze


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