Un museo a Empoli per conoscere un’attività simbolo del territorio

Scritto da Pippo Russo |    Aprile 2018    |    Pag. 41

Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Toscana da scoprire

Soffiare l'anima dentro il vetro. Dare alla materia una forma e una dimensione, farla diventare un oggetto. Gesti e processi di cui non siamo consapevoli, tutte le volte che maneggiamo manufatti appartenenti alla nostra quotidianità. Come quelli in vetro, che ci vengono consegnati nelle loro geometrie perfette. Guardandoli, e maneggiandoli, siamo portati a credere che quelle forme siano naturali. E invece scaturiscono da una sapiente capacità di manipolazione. Che nel corso del tempo si è industrializzata e standardizzata, ma trova origine in un lavoro manuale che poco a poco si è fatto arte. Se ne può avere una vaga idea guardando gli oggetti. E quell'idea trova conferme e contenuti se ci s'inoltra lungo il percorso del Museo del vetro di Empoli. Un percorso grazie al quale si scopre non soltanto l'esistenza di un'arte, ma anche un lungo e importante segmento di storia sociale ed economica della Toscana. 

Dal sale al vetro

In questo senso, il supporto dei pannelli testuali e dei materiali multimediali è fondamentale per dare un senso a tutti i manufatti dislocati per il museo, a partire dalla struttura che lo ospita. Viene raccontata una storia che inizia da una risorsa ormai banalizzata, ma che per intere epoche è stata preziosa al punto da richiedere la strutturazione di specifici canali commerciali e distributivi: il sale. Proprio a Empoli venne allocato il Magazzino del sale, che rese alla città il ruolo d'importante polo logistico. In parallelo si era già sviluppata una fiorente arte del vetro, che già nell'Undicesimo secolo si basava su una tecnologia parecchio avanzata in relazione all'epoca. Le prime fornaci, dotate di forma circolare e copertura con tetto spiovente, producono il materiale ancora informe al quale i maestri del vetro danno linee e dimensioni. Svolgono questo compito grazie all'uso di una canna, e all'altra estremità di essa il vetro ancora soffice prende a gonfiarsi come fosse una bolla di sapone.

Un mestiere difficile

Quel virtuosismo viene mostrato nei filmati che scorrono su una parete del museo e mostrano quali fossero le condizioni di lavoro in vetreria. E attraverso le immagini si coglie quanto dure fossero. Nulla che possa essere apparentato alle bolle di sapone e ai divertimenti da bambini. Perché soffiare l'anima dentro il vetro è operazione complicata e molto faticosa. Richiede una prestazione fisica impegnativa, calata in condizioni di lavoro di grande pressione. Il lavoro in vetreria è un'arte, fuor di dubbio. Ma è anche un'arte esigente, spesso ingrata. E se si guarda la meraviglia degli oggetti esposti nelle teche, con la varietà dei colori e la loro lucentezza, non si crederebbe che essi costino una fatica che presto si approssima all'usura fisica.

Verde come il vetro

Quelli che vengono filmati mentre lavorano in bottega sono al tempo stesso artisti e operai. Ma come sempre succede in casi del genere, soltanto molto tardi la loro arte verrà riconosciuta come tale. Dal loro soffio e dalle loro mani nasceva il vetro verde, una specificità empolese che non era frutto di una scelta cromatica effettuata in corso di produzione, ma l'effetto dell'ossido di ferro presente nella sabbia che veniva utilizzata per la miscela vitrea. Così riferisce uno dei pannelli didattici, dal quale si viene informati che il vetro di quella tonalità cromatica prese a essere in commercio a partire dagli anni Venti del Novecento. E da allora è un oggetto entrato nella quotidianità di intere generazioni, senza che ci si chieda perché sia così e da dove nasca. Una visita al Museo del vetro di Empoli serve anche per scoprire l'interrogativo che non ci poniamo.

Museo del Vetro, Via Cosimo Ridolfi, 70/74 – Empoli. Orari: da martedì a domenica, 10-19. Chiuso il lunedì e il 1° gennaio, 1° maggio e 25 dicembre. Il 24 e il 31 dicembre chiusura anticipata alle 13. Ingresso: intero 3,10 euro; ridotti da 1,60 a 1,10 euro. http://www.museodelvetrodiempoli.it/


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