La calvizie nella storia. Come si effettua il trapianto

Scritto da Alma Valente |    Luglio 2005    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

I bulbi trapiantati 3
La leggenda vuole che la forza di Sansone
risiedesse nella sua folta chioma ma, dopo che gli fu tagliata a tradimento nel sonno, il poveretto divenne vulnerabile al pari dei comuni mortali. Forse il mito di Sansone non è il solo responsabile dei sentimenti negativi che provoca la calvizie, certo è che, storicamente, la calvizie si associa a volte a condizioni di profondo disagio.
Per comprenderne meglio le basi storiche abbiamo intervistato la professoressa Donatella Lippi, associato di Storia della medicina all'Università di Firenze.

«Capelli che segnano la storia - esordisce la professoressa Lippi -, dalle chiome spettinate, che danno nome al movimento letterario ottocentesco della Scapigliatura, ai "capelloni" degli anni Settanta, che rappresentavano la contestazione e il rifiuto della vecchia morale vigente».
I bulbi trapiantati 2
Trasportatori di messaggi sociali, nei capelli sono stati riposti significati simbolici sempre più complessi, tanto che la loro scomparsa può essere vissuta come perdita di forza e invecchiamento. Ma non è tutto.
«Lo scalpo è stato a lungo l'espressione del valore del guerriero - prosegue la professoressa Lippi -, la prova del coraggio in battaglia, il segno tangibile di una vendetta ottenuta: quindi un ambito trofeo nella tradizione bellica, in particolare presso i pellerossa americani, che pensavano che Manitù, per portare in cielo i guerrieri uccisi in battaglia, li afferrasse per i capelli. Con l'avvento della religione cristiana, invece, la tonsura divenne pratica abituale per i monaci, convinti di rendersi sessualmente non attraenti ed esprimere umiltà, obbedienza e distacco dai beni del mondo. Imporre invece la rasatura dei capelli è sempre stato segno di disprezzo: le adultere nel mondo romano, le streghe durante il Medioevo, le donne accusate di facili costumi o di collaborazionismo con il nemico, in tempi molto recenti».
E la medicina di tutti i tempi si è confrontata col problema della calvizie. «I medici egiziani - conclude la professoressa Lippi - erano particolarmente attenti a questo problema e il Papiro Ebers (II millennio a.C.) raccoglie una serie di ricette molto dettagliate: gli Egiziani usavano grasso che, colando sui capelli, avrebbe fatto le veci del gel. Ippocrate aveva osservato come gli eunuchi non diventassero calvi. I Romani si spalmavano sul cranio pomate colorate o utilizzavano una parrucca: Svetonio (I-II secolo d.C.) racconta, ad esempio, che Giulio Cesare si pettinava portando avanti i radi capelli, oppure indossava la corona di alloro per nascondere la calvizie. La vanità del passato portò a realizzare parrucche sempre più elaborate, usate sia per mascherare incipienti calvizie, come nel caso di Luigi XIV, sia per evitare un faticoso lavaggio dei capelli, in quei secoli che conobbero uno scarso uso dell'acqua. E se non si riesce a debellare la perdita dei capelli, ci si può sempre consolare con letture intelligenti: Sinesio di Cirene (città della Libia al confine con l'Egitto, ndr),che visse tra la fine del IV e gli inizi del V secolo d.C., scrisse un'opera, dal titolo Elogio della calvizie, in cui invitava i suoi contemporanei a sottrarsi ai dogmi che impongono rigidi criteri di bellezza».

I bulbi trapiantati 1
Ma torniamo al presente.
Qual è la causa della calvizie? Abbiamo girato la domanda al dottor Vincenzo Gambino, specialista in chirurgia della calvizie presso l'Eliott True Medical Group di New York e membro del Comitato direttivo europeo della Academy of Cosmetic Dermatology.
«Sebbene diverse siano le cause della caduta dei capelli, la calvizie androgenetica rappresenta la forma più frequente. Con questa definizione si indica una condizione ereditaria, che viene cioè trasmessa dai genitori, in cui la trasformazione del testosterone, l'ormone maschile, nella sua forma attiva risulta dannosa per i follicoli piliferi (la radice dei capelli) che diventano sempre più piccoli e superficiali: i capelli cioè crescono sempre più sottili e fragili fino a scomparire del tutto. Fortunatamente "l'ormone cattivo" non ha nessun effetto sui capelli della zona posteriore e laterali della testa, in quanto i bulbi di queste aree sono geneticamente diversi dagli altri e insensibili alla sua azione negativa».

Dottor Gambino, un accenno alla prevalenza della calvizie...
«Il 95% degli uomini presenta una predisposizione ereditaria ma solo il 60% ne manifesta i sintomi entro i 50 anni. La caduta dei capelli può manifestarsi tra i 18-20 anni, in questo caso evolve abbastanza rapidamente, oppure tra i 30-40, in genere sotto forma di una stempiatura e chierica nella parte alta del capo, evolvendo più lentamente. Il 50% delle donne presenta un diradamento dopo la menopausa, una percentuale molto inferiore prima di questo evento naturale».

E adesso veniamo ai rimedi. Di soluzioni più o meno "magiche" se ne leggono tante. Ma onestamente, alla luce dei progressi della scienza attuale, esiste un rimedio soddisfacente?
«I bulbi piliferi della zona della nuca, prelevati dalle loro sedi e trapiantati dove i capelli sono caduti, continuano ad essere inattaccabili dal testosterone attivo, per cui cresceranno capelli che, pur seguendo i cicli fisiologici, non cadranno mai più. L'autotrapianto è così l'unica soluzione definitiva e naturale al problema della calvizie o diradamento dei capelli».

Adesso qualche informazione sull'intervento...
«Tecnicamente il medico preleva della striscioline di pelle, suturando i due margini della ferita l'uno con l'altro. In questo modo, già dopo una dozzina di giorni, le cicatrici saranno perfettamente guarite, e di esse non rimarrà altro che una sottile linea visibile solo a testa rasata. Una volta prelevate le striscioline vengono immerse in una soluzione fisiologica, e quindi sezionate al microscopio in modo da ottenere "mattoncini" di uno, due, al massimo tre bulbi. Grazie a speciali aghi, le tessere così ottenute vengono impiantate nelle zone calve, seguendo un preciso criterio che rispetta la normale distribuzione dei capelli naturali. In genere il trapianto viene effettuato in una sola seduta. Terminato l'intervento il paziente può tornare a casa e alle sue abitudini di vita professionale e sociale, avendo come unica prescrizione l'assunzione di un antinfiammatorio. Non ha invece bisogno di alcun antidolorifico.
Già il giorno seguente il paziente può fare uno shampoo. Le crosticine a punta di spillo formatesi attorno ai nuovi bulbi cadranno in un periodo variabile tra i quattro e i dieci giorni. E sempre dopo dieci giorni vengono tolti i punti dall'incisione praticata sulla nuca, dove è stato fatto il "prelievo". I bulbi trapiantati, adattandosi progressivamente alla cute, inizieranno a generare i nuovi capelli, che entro sei mesi saranno lunghi tre-quattro centimetri. Da allora in poi essi cresceranno al ritmo di un centimetro al mese, secondo il normale ritmo di crescita».



DALL'EGITTO ALLA CALABRIA
I supplizi dei nonni A quanto pare il problema della calvizie può essere risolto...

Papiro Ebers: grasso di leone 1 dose, grasso di ippopotamo 1 dose, grasso di coccodrillo 1 dose, grasso di gatto 1 dose, grasso di serpente 1 dose, grasso di stambecco 1 dose. Fare un'unica cosa, ungerne la testa di un calvo.

Ippocrate: barbabietola, oppio, piccione ed equiseto.

Plinio il Vecchio: strofinare con della soda la parte dei capelli dove sono caduti, quindi applicare un infuso di vino, zafferano, pepe, aceto, laserpizio e sterco di topo.

Monaci medievali: mandragola e feci di gatto, laudano e mirra.

Pietro Donavita (XVIII sec.): strofinare la pelata con grasso d'orso mescolato a cenere di ghiande. Oppure: piglia tre rane vive, e falle abbrustiare in una pignatta; mescola la cenere con miele, e con questo ungi il luogo ove tu vuoi che nascano i capelli, et in breve abbondantemente nasceranno.

Vecchia lozione calabrese: far macerare al buio per otto giorni 3 peperoncini in un litro di alcool. Filtrarla e frizionare due volte al giorno.

Gli intervistati:
Prof. Donatella Lippi, docente di Storia della Medicina, Università di Firenze
Dr. Vincenzo Gambino, specialista in chirurgia della calvizie