Scritto da Umberto Mannucci |    Febbraio 2000    |    Pag.

I bricioli
Per i pratesi di tasca poco fornita c'erano i briciol che da Mattonella si compravano a buon prezzo. Si trattava della sbriciolatura dei famosi biscotti che venivano tagliati a piccole losanghe dopo la cottura. Di questa dolce e fragrante miscela di biscotto e di pezzetti di mandorla i ragazzi erano i più entusiasti consumatori e Mattonella non ne disponeva mai a sufficienza per soddisfare la continua richiesta; perciò si stava attenti a quando in certe ore del giorno dedicate alla tagliatura e in certi giorni vicini alle grandi feste se ne poteva avere più facilmente un involtino.
Mangiandoli a casa a fine di qualche desinare festivo era un allegro beccuzzare delle dita nel monticino dei bricioli raccolto sulla tovaglia al posto del piatto. Chi trovava un pezzetto più consistente o una vistosa tagliatura di mandorla se ne faceva vanto mostrandolo agli altri prima di accompagnarlo delicatamente alla bocca.
I discorsi dei grandi - che facevano da contrappunto a questo andare e venire della mano come un solfeggiare dalla tavola alla bocca e dalla bocca alla tavola - erano dedicati alla particolare gustosità di quella infornata di biscotti della quale i bricioli rappresentavano il più veritiero saggio. La più rispettata e ascoltata persona della tavolata familiare ripeteva convincente che i bricioli erano la parte migliore quella cotta alla perfezione del biscotto.
E mentre il mucchietto di questi decantati bricioli andava velocemente scemando cresceva il gusto e il piacere dei palati. Infine sulla tovaglia rimaneva un lieve strato di bruscoli che raccolti con la lama del coltello del pane e versati nel cavo della mano venivano portati alle labbra e aspirati per non perdere proprio nulla del prelibato dolce che lasciava la bocca bona e il giovane cuore contento.