Ecco il testo terzo classificato al concorso "La ricetta raccontata"

di Paola Bardi

Il giorno moriva sulle colline scure, tra gli alberi spogli, sulle foglie morte e sulle ghiande; e tra le case che accendevano le finestre come stelle.
Non era poi tanto male la vita da professore in pensione, non come si era aspettato, un susseguirsi di giorni ottusi e inutili. Aveva la sua casa, bella, con il camino e la cucina spaziosa; c'era la biblioteca con i libri di tutta una vita e tutto King sullo scaffale più in alto. C'era Dick, che lo amava di un amore adorante e puro, un amore di cane che lo riempiva di baci sbavanti, corse giù al fiume e notti calde di pelo nel lettone. E le serate divise tra i ricordi degli anni trascorsi in Germania, ad insegnare italiano, e la compagnia dell'amico veterinario in una perfetta sintonia di pensieri e parole. Fuori e intorno a lui il Mugello, magico e aspro, disseminato di boschi, torrenti e cicatrici lasciate dall'uomo.

I biscotti del professore

Era l'ultimo giorno dell'anno: la notte di San Silvestro da trascorrere in chiacchiere più o meno importanti, bevendo vino e fumando quel tabacco dolce e profumato che portava il nome dell'estate ed evocava prati fioriti, staccionate di legno e bicchieri di limonata ghiacciata consumati in veranda.L'amico lo avrebbe raggiunto appena chiuso il piccolo ambulatorio giù in paese.

Il professore si alzò dalla poltrona stirando le lunghe gambe nei pantaloni di velluto a coste, tolse gli occhiali che ricaddero sul maglione sorretti dalla catenella e si diresse verso la dispensa per preparare gli ingredienti.
Avrebbe cucinato gli omini di pan di zenzero.

Con Dick scodinzolante tra i piedi che gli intralciava ogni passo, sistemò sul tavolo tutto quello che gli serviva e lo pesò: un chilo e mezzo di farina, un chilo di miele, cinque uova, mezzo chilo di zucchero integrale, mezzo chilo di burro, un bicchiere di latte, una bustina di lievito in polvere, un cucchiaino di zenzero e uno di cannella.
Rivide la cucina di Mùnster, tagliata da un gelido raggio di sole ma calda di moquette e arredi in abete, dove infinite volte aveva preparato quei biscotti, sorseggiando birra scura e leggendo romanzi, mentre aspettava che cuocessero. 'Germania anno zero', pensò sorridendo: quando era sceso ad una piccola stazione del Nord con pochi vestiti e molti libri dentro la valigia e buona parte della sua vita ancora da scrivere.
Unì lo zucchero e le uova al burro lasciato ammorbidire al calore della cucina economica, mescolando finché il composto non sembrò una crema.

Vi aggiunse la farina, che cadde dal setaccio in una massiccia nevicata; allungò il tutto col bicchiere di latte e sempre mescolando vi unì il lievito, lo zenzero e la cannella.
L'aroma della polvere di cannella riempì l'aria magicamente ed evocò i ricordi, anzi i fantasmi dei Natali passati. Una parte di lui fu in Germania; si ritrovò repentinamente tra quelle strade innevate, nelle strette strade della città vecchia dove i negozi, illuminati dal Natale, esponevano dolci di ogni tipo e piccoli spazzacamini portafortuna ornavano confezioni di cioccolate e marzapane. Fu di fronte alla Rathaus di Mùnster, fra i passanti colmi di strenne, tra le bancarelle del mercato dove si mescolavano i profumi di wurstel, crauti, cannella e pan di zenzero. Fu di fronte alla vetrina di un forno ad ammirare le corone di pane odoroso, con Helga stretta al braccio e i rossi capelli di lei sparsi sulla sua spalla. Si ritrovò catapultato nella vigilia di un Natale lontano a contemplare le iridi a forma di stella di quella ragazza che tanto aveva amato.

I biscotti del professore

Poi fu di nuovo a casa, ad aspettare il suo amico nell'ultima notte dell'anno. Mescolò l'impasto con le mani fino a farlo diventare elastico e morbido; lo spianò sul tavolo col matterello e poi con uno stampo, che aveva acquistato molti anni prima, ritagliò tanti omini.Quando la prima infornata fu pronta Dick ebbe il suo biscotto e se lo portò felice nella cuccia.

Alzando lo sguardo oltre il vetro della finestra di cucina, il professore vide l'amico salire la collina, un'ombra alta e sottile nella notte già fatta; in una mano la sua borsa da dottore, nell'altra, gli pareva, una bottiglia.
Andò ad accoglierlo e la sua vita era luminosa come le stelle già accese.